Criptovalute: sono una scelta ecologica oppure no?

Sono sempre più numerose le persone che vogliono poter investire in criptovalute. Molte di queste persone però prestano una grande attenzione ai problemi ambientali, persone che vorrebbero poter vivere in modo sostenibile, che vorrebbero che ogni loro azione potesse essere considerata green. È normale quindi che sempre più persone si chiedano oggi se le criptovalute siano o meno una scelta ecologica. Cerchiamo di fare insieme un po’ di chiarezza sulla questione, per quanto possibile. 

Criptovalute: consumano effettivamente grandi quantità  di energia 

Per generare ed estrarre le criptovalute, è necessario utilizzare dei computer davvero molto potenti, tra i più potenti al mondo. Computer così potenti, consumano ovviamente una quantità  di energia davvero esagerata. Se l’energia utilizzata è così elevata, è ovvio che vi siano una produzione di anidride carbonica intensa, quella stessa produzione che è la diretta responsabile dell’effetto serra che sta comportano non pochi problemi di salute al nostro pianeta e agli habitat naturali. 

Si tratta, stando alle stime, di circa 36 milioni di tonnellate di anidride carbonica generate ogni anno dai bitcoin, una quantità  davvero elevatissima. Secondo Atken, una transazione in Ethereum comporta 27,7 kg di anidride carbonica, pari all’energia elettrica di cui una casa ha bisogno per ben due giorni. Per la convalida di un NFT – Non Fungible Token la produzione di anidride carbonica è ancora più importante, ben infatti 211 kg di Co2, come un volo aereo di 2 ore insomma. 

Oltre al problema delle emissioni di anidride carbonica, esiste anche il problema dei rifiuti elettronici. La potenza di cui abbiamo bisogno per queste operazioni è sempre più elevata, cosa questa che ci costringe a sostituire i vecchi computer con computer sempre più all’avanguardia e a creare rifiuti poi difficili da smaltire. Secondo le stime, si tratterebbe di circa 11mila tonnellate di rifiuti ogni anno. 

Criptovalute: sempre più attenti in realtà  alla sostenibilità  ambientale 

Tutto quello che abbiamo poco fa affermato è vero. È vero però anche sono oggi numerosi i miner di criptovalute che hanno scelto di spostarsi in luoghi dove la produzione di energia è pulita. Tra questi luoghi, l’Islanda e la Norvegia, paesi dove molti miner oggi hanno sede, paesi dove vengono sfruttate molte energie rinnovabili come l’energia idroelettrica e l’energia geotermica. Non solo, questi sono paesi dove vigono in ogni periodo dell’anno temperature piuttosto basse, che favoriscono un più semplice raffreddamento dei server. 

Sembra che la decisione di spostarsi verso paesi con queste caratteristiche abbia portato, almeno stando ai dati del Global Cryptoasset Benchmarking Study dell’Università  di Cambridge, il 76% dei miner ad utilizzare elettricità  derivante da fonti rinnovabili. Si tratta di una percentuale piuttosto alta, che ci fa ben sperare per il futuro. Se le criptovalute un tempo non erano affatto green, lo stanno sicuramente diventando, sono sulla strada giusta. 

Contributo di CriptovaluteMagazine.it