Crisi del trecento

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dinamiche demografiche e sociali

Il 1300 fu caratterizzato da una profonda crisi sociale, economica e demografica che colpì tutta l’Europa. Prima della crisi l’agricoltura era la base dell’economia, ma si arrivò al punto che la ter-ra non produceva più per l’assenza di nuove tecnologie, terreni e anche perché la proprietà ter-riera rimanendo in mano ad una classe (latifondisti) poco produttiva non investì nulla. Iniziò così questa crisi che ebbe inizio non solo per questi motivi ma anche a causa del mutamento climatico avvenuto in Europa: l’aumento delle piogge e l’abbassamento della temperatura portarono ad una serie di crisi alimentari.
La popolazione, infatti, avendo già una dieta scadente, ne risentì e le conseguenze furono gravi, l’organismo subì un indebolimento e questo facilitò la diffusione d’epidemie che accompagnavano le carestie; la più grave di queste fu l’epidemia di peste del 1347.
La peste (batterio che si trasmette attraverso la pelliccia dei topi, che viaggiavano con le navi), era già presente in Europa dal 1300, ma attraverso le conquiste e gli scambi commerciali, il con-tagio si estese rapidamente in tutto il territorio europeo, causando un numero elevatissimo di de-cessi e portando alla morte circa 1/3 della popolazione globale. La medicina dell’epoca la ritene-va una malattia dell’aria dovuta alle influenze astrali. La prevenzione della peste consisteva quin-di in una purificazione del corpo (tramite salassi, purghe, diete) e dell’aria circostante. Gli uomi-ni, sentendosi incapaci contro questa malattia che non conoscevano, fecero ricorso ad amuleti e sortilegi. Altri ritenevano gli ebrei colpevoli del contagio, in quanto ‘diversi’ per eccellenza: col-pevoli di aver crocefisso Gesù, di praticare culti simili all’eresia, di esercitare il prestito a interes-se e di affamare il popolo.
Questa crisi, portò anche alla scomparsa dei villaggi, perché i contadini avendo una richiesta mi-nore di cereali, per la diminuzione della popolazione, non avevano più lavoro. Nelle città medie-vali c’erano sempre più poveri a causa delle trasformazioni economiche nelle città e nelle campa-gne.
Ci fu quindi una diminuzione della crescita demografica. Tutto questo era dovuto, non solo per il cambiamento climatico, ma anche perché le tecniche agricole non erano migliorate e le carestie erano assai frequenti e anche le pessime condizioni igieniche non avevano aiutato sicuramente la situazione già critica. Le città erano malsane e umide, le case prive di servizi igienici, portando così a numerose epidemie non solo dovute all’alimentazione; oltre alla peste ci furono anche il ti-fo, colera, vaiolo, lebbra, scrofolosi, malaria. Le cause del crollo demografico furono la riduzione di manodopera, il costo del lavoro che aumentò e infine la riduzione della produzione e dei con-sumi.
La popolazione povera costituiva una minaccia per l’ordine pubblico, poiché i suoi comportamenti finivano spesso in rivolte. Nonostante tutte le pretese dei tributi non diminuirono e per questo motivo alla fine del 1300 si verificarono delle rivolte contadine che vennero duramente represse dai Signori. La maggior parte erano spesso represse nel sangue.
In Francia nel 1358 i contadini francesi si ribellarono alle devastazioni provocate dalla guerra dei 100 anni. Il capo dei rivoltosi era Guillaume Charles, chiamato Jacques Bonhomme, da cui il nome di Jacquerie dato alla rivolta. I contadini ebbero l’appoggio della lega dei mercanti di Parigi, E-tienne Marcel. La rivolta fu furiosa ma breve e fu repressa da Carlo II di Navarra detto il Malvagio. A Firenze, invece, i lavoratori nelle botteghe erano retribuiti miseramente e le leggi vietavano lo-ro di associarsi. I conflitti e le tensioni erano frequenti e la situazione peggiorò nel 1378, con la guerra degli 8 santi: i mercenari papali di Gregorio 11° avevano invaso il territorio di Firenze, e la città aveva risposto organizzando una lega di città toscane e invitando le città dello Stato Pontifi-cio a ribellarsi. Il papa pose perciò il blocco economico a Firenze, la quale accettò perciò un trat-tato di pace (Pace di Tivoli), che prevedeva il pagamento di un indennizzo di 350.000 fiorini, che si tradussero in nuove imposte fiscali. In Inghilterra infine nel 1381 vi fu una rivolta nel Kent e nell’Essex, dovuta all’approvazione della poll-tax, un’imposizione personale sugli abitanti d’età superiore a 15 anni, per far fronte alle spese per la guerra dei 100 anni. In questa rivolta presero parte i contadini poveri, che richiedevano la confisca e la ridistribuzione delle terre della Chiesa e l’abolizione delle recinzioni e i contadini agiati, che chiedevano l’alleggerimento delle corvées e la diminuzione dei censi. Fu invasa la città di Canterbury e fu saccheggiato il palazzo arcivescovi-le. Molti nobili furono obbligati a rilasciare carte con cui i contadini erano liberati dai loro obbli-ghi.
Nel 1381 fu occupata Londra, e il re Riccardo II accolse le richieste dei rivoltosi: ma appena la tensione si alleggerì, le truppe del re e dei nobili fecero strage dei rivoltosi più radicali.

di Elena

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