Dal decisionismo dei presidi


al nondecisionismo dei dirigenti scolastici

Sembra paradossale!

Siamo stati sempre abituati ad un dirigente scolastico capace di prendere decisioni al momento, che sa sempre il fatto suo, che impone il suo volere.

La stessa parola “preside” richiama immagini di ascendenza militare (i presìdi), come si trattasse di un capo assoluto, di un comandante che sa sempre prendere le decisioni giuste in un attimo.

E invece no!

La pratica scolastica sta lì a dimostrare che al preside (meglio sarebbe chiamarlo “dirigente scolastico” dopo la legge n. 59/1997 e il Decreto 275/1999), conviene aspettare, prima di prendere decisioni importanti, decisioni che potrebbero esporlo a critiche anche severe.

Caro preside: ti viene chiesto di prendere una decisione? Prendi tempo! Consulta il tuo vicepreside, consulta i tuoi collaboratori, oserei dire, consulta i tuoi amici più fidàti, ameno che non si tratti di una emergenza.

Rimane infatti assodato che, di fronte ad una emergenza, il dirigente deve fare affidamento sulla sua solida e aggiornata esperienza e conoscenza delle leggi.

Ma se ti parlano male di una persona, chiama e dialoga con la persona interessata, prima di emettere una sentenza.

Vedrai che la tua decisione sarà più ponderata.

Lascia da parte la tentazione di fare tutto, e decidere tutto, da solo.

Il tuo ruolo di dirigente ne risulterà rafforzato, invece che diminuito.

In altri termini, per il dirigente vale lo stesso discorso che si può fare per l’insegnante.

Tutti sono d’accordo nell’affermare che concepire l’insegnamento come una rivalsa per tutti i torti subiti dagli insegnanti quando si era studenti è assurdo.

Ebbene, anche concepire il mestiere di dirigente scolastico, per realizzare il proprio ideale di scuola, dopo anni di sottomissione a dirigenti scolastici incompetenti (mentre noi sì che sappiamo come si fa) è altrettanto assurdo.

Luigi Gaudio (webmaster di atuttascuola)