Ddl scuola: audizioni fuori bersaglio – di Enrico Maranzana

Le
commissioni parlamentari cultura stanno inventariando proposte e critiche di
soggetti interessati alla riforma.
Razionalità 
vorrebbe che l’origine dello stallo dell’istituzione fosse identificata e posta
a fondamento degli interventi.
Razionalità 
vorrebbe che il modello di scuola sotteso al DDL governativo fosse esplicitato.

Se
queste fossero state le sollecitudini, sarebbe apparsa come incipit de “la
buona scuola” la relazione di presentazione della proposta di legge Aprea del
12 maggio 2008: “
La
riforma degli organi collegiali della scuola degli anni settanta ha cercato di
superare il centralismo dello Stato, ma ha mostrato, quasi subito, tutti i suoi
limiti. I poteri riconosciuti agli organi collegiali sono stati di fatto
esautorati dall’eccessivo formalismo centralistico e dalla limitatezza delle
risorse, e ciò ha determinato una continua deresponsabilizzazione della
componente dei genitori e l’affievolirsi della loro partecipazione
 .
Nulla di più falso: se fossero stati letti gli ordini del giorno
che i dirigenti scolastici hanno stilato per convocare gli organismi collegiali,
il quadro di riferimento sarebbe inequivocabile.
I
presidi, per scoraggiare la partecipazione che, ai loro occhi, sminuiva il loro
prestigio, hanno sistematicamente omesso di porre in discussione questioni
legate al mandato conferito agli organi di governo, sterilizzandone l’attività .
Questione
passata sotto silenzio: un’evidente volontà  di ritornare al passato come
dimostra la riduzione del “Sistema educativo di istruzione e formazione” a
“Sistema nazionale di istruzione e formazione”
·       
L’educazione
pone al centro dell’attività  scolastica le qualità  dei giovani, da cui
l’unitarietà  degli insegnamenti, la loro convergenza verso traguardi comuni, la
loro strumentalità  [art. 2 legge 53/2003];
·       
L’educazione
implica una prospettiva di lungo periodo: com’è possibile prefigurare lo
scenario cui si affaccerà  uno studente che accede alla scuola secondaria?
·       
L’aver
cestinato l’aspetto educativo sminuisce l’attività  scolastica: i docenti,
isolatamente, qualificano la loro professione con l’adesione ai libri di testo.
La progettualità  educativa, la
progettualità  formativa e la progettazione dell’istruzione, fondamento
dell’autonomia scolastica
“, diventano arabe fenici;
·       
L’aver
cestinato l’aspetto educativo colloca la vita scolastica nel breve periodo. La
stella polare è il mondo del lavoro del momento.

Razionalità  vorrebbe che a
fondamento dell’analisi su “La buona scuola” fossero collocati i traguardi cui l’istituzione
mira.