De principe e De sermone di Giovanni Pontano – di Carlo Zacco

Citiamo un
altro autore importante, un umanista che scrive solo in latino; di ambito
aragonese, della Napoli aragonese, poi esiliato: il Pontano. Uno dei maggiori
autori di trattati del 400, del secondo 400, e scrive molti trattati relativi ad
ambito morale. Scrive molti dialoghi molto vivaci e mossi e sono soprattutto di
imitazione dello scrittore greco Luciano (uno degli autori importante di
riferimento per leopardi nelle operette  morali). La ironia corrosiva di
Luciano viene adottata come modulo brillante soprattutto nei
dialoghi, anche se non in forme strettamente trattatistiche.

Dialoghi in forma  monologica.
I trattati invece sono in forma
monologica
. Tra questi due ne dobbiamo citare:
a)
De sermone
. Datato al 1498. tratta della civile
conversazione. Di quello che significa in termini di perfetta convivenza la
conversazione. Uno degli degli aspetti più importanti di questo è l’urbanitas,
l’affabilità urbana che si contrappone alla rozzezza di chi urbano
non è. Di chi è rustico, agreste
. E l’urbanitas ha come perno la
facetudo
: l’essere arguti e faceti. Opera ben presente al Castiglione
nel secondo libro del Cortegiano, per l’ampia digressione sulle facezie.
b)
De Principe
. Fine anni 60 inizio anni 70.
In
forma di
epistola
. Rivolto non casualmente al duca di calabria, e si
collega strettamente ad un discorso che dovrebbe a vere una pertinenza politica:
però il trattato del Pontano politico non è.
Il Pontano
scrisse molti trattati; due di questi trattati, il De Fortuna e il
De Prudentia, erano presenti al Machiavelli perché pubblicati nel
1512 (Pontano muore nel 1503).
Il De
Principe
Quello che
ci interessa dire è quello che concerne il De Principe. Teniamo presente che una
competenza per quello che riguarda gli affari di stato il Pontano doveva averla
poiché in anni successivi divenne segretario di stato, con
capacità anche notevoli, dal 1486 al 1495. Per quello che riguarda il De
Principe, che è un’epistola, nella parte finale, rivolgendosi ad Alfonso duca di
Calabria, gli dice che questo l’ha scritto in breve, ma che se vorrà potrà
chiamarlo «libro»:
epistola dunque dalla dimensione
trattatistica, come è ben presente nella coscienza dello scrittore.
Il
particolare aspetto politico.
Nel saggio della  Sapegno, questa epistola è
definita un discorso disorganico, da cui la politica è completamente assente. E’
un giudizio condivisibile se si considera che la disorganicità è quasi
programmatica in questo tipo di scritto del Pontano e se si considera che la
politica è assente se noi la consideriamo in relazione alla trattazione dello
stato ed a ciò che riguarda l’organizzazione e il governo dello stato e i
rapporti di forza: aspetti di questo genere sono certo assenti. C’è però una
dimensione politica per quello che riguarda la formazione  morale del
Principe. Sotto questo profilo alcuni studiosi in anni successivi a quelli in
cui scriveva la Sapegno, hanno dato giudizi meno drastici.
La
tradizione dello speculum principis.
E’ un  tipo di scrittura che  rientra
nell’ambito dei cosiddetti specula principum, un modo di scrittura
nell’ambito della trattatistica politica non certo nuova, anzi di solida
tradizione medievale: una scrittura che mette in evidenza un catalogo delle
virtù morali nel quale il principe dovrebbe specchiarsi per
adeguarvisi
; una dimensione di carattere ideale in larga misura fondata, in
ambito medievale, sotto il profilo etico-religioso, in ambito umanistico e
rinascimentale rimane una dimensione di carattere etico-religiosa
in prospettive diverse come diversa è la posizione umanistica, poniamo, rispetto
alla scolastica, ma nell’ambito umanistico rinascimentale sono evidenziati altri
tratti propri della figura anche esteriore del principe, di quello
che è anche il ruolo del principe, e di come viene guardata
la sua figura da parte dei sudditi, con dei tratti che puntano per esempio su
aspetti che non potevano avere lo stesso peso e significato, oltre che in un
altro contesto culturale, anche in un ambito politico diverso.
Il
contesto politico aragonese.
Teniamo presente che cosa significa anche
l’evoluzione storico politica nel contesto di cui stiamo parlando in particolar
modo del contesto delle corti signorili del quattrocento. In
questo caso si tratta di un regno, quello di Napoli, che era diverso per esempio
da quello degli Este a Ferrara, ma nel contesto anche del regno  di Napoli c’era
stata una gara di successione piuttosto rilevante ed alcune delle
prospettive che si riflettono entro questo trattato hanno anche un una relazione
con aspetti propri di una legittimazione della figura del re e del modo in cui
la sua figura poteva imporsi verso i sudditi anche in relazione ai contrasti
interni dello stato, contrasti di carattere baronale.
La
maestà del principe.
Per una buona metà questo trattato del Pontano è
dedicato alla maiestas: al modo in cui possa acquisire la figura
del principe quelle connotazioni che fanno si che egli sia di esempio e
modello
, ma anche al tempo stesso assuma agli occhi dei sudditi la
figura di massima autorevolezza e peso: la maestà del principe.
La
«fama».
Ecco, che cosa c’è che può interessare una dimensione più politica?
Il fatto che, laddove si tratta delle canoniche virtù del principe, il Pontano
sottolinea fortemente quello che deve risultare dall’opinione che
i sudditi hanno del principe, non soltanto delle virtù che il principe deve
avere, ma di come il principe deve essere giudicato
. C’è il discorso
relativo a quello che potremmo definire la «fama», che non è di secondaria
importanza, come vedremo che emerge nel capitolo XV del Principe.
Per altro ci sono aspetti interessanti a livello di confronto per noi proprio
per quello che sono le prime virtù che vengono indicate nel trattato: non
casualmente parla del fatto che quelli che vogliono comandare devono
innanzitutto proporsi due scopi: la liberalità e la clemenza.
La
parola data.
Se poi aggiungiamo che si afferma e sottolinea come motivo
massimo di vergogna sia il non serbare le parola data, la fede,
noi possiamo vedere come siano i temi dei capitoli XVI, XVII
e XVIII del Principe. Il paragone è interessante perché se c’è un
discorso sulle virtù morali, c’è anche un discorso fondato su come il Principe
deve essere visto dai sudditi, in relazione al tema della maestà. Il tema della
maestà in questa forma e con questo peso nel Principe non c’è tuttavia, emerge,
ma non in modo centrale.
Il
Principe e le Humanae Litterae.
Altri aspetti specificamente relativi al
Pontano ed interessanti dal punto di vista umanistico sono relativi
all’importanza delle lettere e alla conoscenza dello studio e della sapienza nel
rapporto per cui si vorrebbe un principe allo stesso tempo letterato: un
rapporto principe-lettere che si prolunga anche nel 500 ed entra nel Castiglione.
I
consiglieri del Principe.
E poi l’altro: il peso dato a coloro che in quanto
intellettuali possono alla corte del principe esercitare positivamente il ruolo
di consiglieri del principe, anche quei c’è un doppio discorso: contro gli
adulatori
, e a favore degli intellettuali, dei letterati,
dei cortigiani che hanno virtù e qualità adeguate. Altro tempo che troveremo nel
Castiglione.
Il
precedente petrarchesco.
Altro aspetto interessante è la tradizione in cui
si inserisce l’epistola del Pontano: è stato notato che nello scrivere questo
suo trattatello in questa forma, il Pontano ha in mente il Petrarca:
perché anche Petrarca nelle sue lettere, in particolare in una rivolta al
signore di Carrara, aveva delineato la figura del buon principe, ed allo stesso
tempo aveva messo in guardia contro i mali del comportamento tirannico proprio
in un epistola, che era di fatto un’epistola-trattato: il Pontano
la riprende in questa forma, dimostrando anche una consapevolezza della
tradizione.
Il Pontano
scrive soltanto in latino, dunque si pone come uno degli autori che scrivono
trattati, ed è significativo soprattutto per la varietà dei temi di diversi
registri. Scrive anche dialoghi alcuni dei quali molto brillanti.

Il De
sermone
, in sei libri, è sulla conversazione, ed ha  un legame per certi
aspetti per alcuni tratti ripresi da Castiglione nella sua opera. Diverso è il
tipo di conversazione.  Non una conversazione di corte quella del de sermone.
Una differenza di situazioni.