Decameron di Giovanni Boccaccio – di Carlo Zacco

Decameron
Elementi
caratteristici
. Cento novelle, narrate nell’arco di dieci giorni, da dieci
novellatori: ognuno racconta una novella al giorno, per dieci giorni. I
caratteri
principali rispetto alle altre opere:
1)     
assenza di elementi autobiografici ed eruditi;
2)     
la tendenza allo sperimentalismo delle opere precedenti
rientra pienamente nel Decameron: l’opera è un grande affresco della
società  nel Trecento;
– vi vengono rappresentate tutte le classi sociali, e tutte le possibili
situazioni;
 – in particolare, un motivo fondante dell’opera è l’incontro-scontro tra due
tipi di valori
: la cortesia, tipica della nobiltà  feudale, e
l’ingegno
(la furbizia), tipica della nuova borghesia mercantile;
3)     
la molteplicità  di stili e di linguaggi;
4)     
mancanza di un intento morale di tipo tradizionale: vi è il
solo piacere della narrazione;
– il solo fine è quello di intrattenere con delle belle storie, ben
raccontate;
5)     
Non c’è quindi un principio morale unificante, ma
la morale è relativa
, e va trovata di volta in volta nelle motivazioni dei
singoli personaggi.
– se c’è una morale, è quella di suggerire, tramite la storia, il
comportamento più giusto
per cavarsela in una determinata situazione;
 – la soluzione delle varie difficoltà , il più delle volte, è affidata alla
parola
, al motto ben assestato;
Composizione.
Scritto all’indomani della peste, tra il ’49 e il ’51. È possibile che l’opera
sia stata fatta circolare in due momenti: le prime tre giornate all’inizio; e
poi le successive giornate (intro 4° giornata);
Titolo.
Grecizzante: deka (dieci), emeròn (genitivo plurale di emèra,
giornata): «di dieci giorni», sottinteso: racconto.   L’allusione è all’Hexà meron
di S. Ambrogio.
Sottotitolo
Dopo il titolo c’è una scritta:   «Comincia il libro chiamato Decameron,
e cognominato Principe Galeotto , nel quale si contengono cento novelle
in diece d’, dette da sette donne e da tre giovani uomini»;
 – c’è un
riferimento, quinti, al V dell’inferno: il che fa pensare che la tematica
dell’amore e della donna sia centrale nelle novelle;
L’autografo.
Come per il Canzoniere di Petrarca, di quest’opera possediamo l’autografo
dell’autore (cosa non usuale per un testo medievale), un bellissimo manoscritto,
compilato per mano dell’autore stesso, conservato attualmente alla
Staatsbibl’iotak di Berlino.
Struttura
Proemio.
L’opera è preceduta da un proemio, in cui c’è la dedica dell’opera, e le
motivazioni che hanno portato l’autore a scriverla;
 – quindi le
dieci giornate: all’inizio di ogni giornata c’è una rubrica (scritta in rosso
nel manoscritto), in cui l’autore indica l’argomento della giornata, e il nome
del Re o della Reina;
 – poi segue un
introduzione alla giornata stessa: nell’introduzione alla prima giornata viene
esposta la «cornice», cioè il racconto da cui scaturisce l’occasione per
raccontare le altre novelle;
 – la cornice
ricompare poi nell’introduzione ad ogni giornata, e alla conclusione della
giornata stessa;
 – ogni novella
a sua volta è introdotta da una rubrica che ne sintetizza il contenuto.
 – alla fine
delle dieci giornate c’è una conclusione dell’autore.
  
Le voci
narranti
. Nell’opera ci sono quindi quattro livelli di narrazione:
1)     
L’autore. È esterno alla narrazione (narratore
extradiegetico
): è da distinguere con la persona biografica di Giovanni
Boccaccio, ma rappresenta l’immagine che l’autore ha lasciato di sé nell’opera;
– è la voce che sentiamo: 
a)     
nel Proemio;
b)     
nelle rubriche;
c)      
nell’introduzione alla Quarta giornata;
d)     
nella conclusione dell’opera;
2)     
La cornice. È la voce narrante che racconta la cornice, e dà  voce
ai dieci novellatori, (narratore intradiegetico); la sentiamo:
a)     
Nelle introduzioni e nelle conclusioni alle singole giornate (compresa la
prima giornata, che è introduttiva a tutta l’opera, e contiene la cornice);
b)     
all’inizio di ogni novella, dove ognuno dei dieci novellatori commenta
brevemente la novella che lo ha preceduto, e sintetizza brevemente il contenuto
della novella che sta per raccontare;
3)     
Le novelle. Dopo l’enunciazione primaria (l’autore), e la
secondaria (i novellatori), si passa all’enunciato vero e proprio: le novelle
(si tratta della diegesi vera e propria). Questa è la voce delle
singole cento novelle.
4)     
I personaggi. Questo quarto livello compare talvolta, all’interno
di alcune novelle, quando un personaggio racconta a propria volta una storia: è
il racconto nel racconto, la mise en abime, ad esempio la novella dei tre
anelli, dove Melchisedech, per rispondere ad una domanda a trabocchetto del
Saladino, gli racconta appunto la favola dei tre anelli (racconto nel racconto);
Il proemio
La dedica.
Nel proemio l’autore dedica l’opera alle donne, e spiega anche il motivo di
questo gesto:
 – vuole donare
loro questa raccolta di novelle, per consolare le loro afflizioni d’amore:
 – infatti,
come, in giovinezza, le donne hanno consolato l’autore quando era lui afflitto,
cos’ ora vuole sdebitarsi, donando loro questo libro.
 – questo anche
perché, mentre gli uomini afflitti per amore hanno molti modi per distrarsi (gli
affari, la politica, i vari divertimenti), le donne sono invece costrette a
stare in casa, e non hanno modo di distrarsi;
 –
contemporaneamente, tramite le cento novelle, l’autore vuole dare alle proprie
lettrici anche qualche consiglio su come evitare di essere ingannate, o su come
risolvere certi problemi: quali esempi si debbano «fuggire» e quali invece si
debbano «seguire».
La cornice.
Origine.
Serve a tenere insieme le cento novelle. L’origine di questo espediente
narrativo è orientale, e fa parte della cultura araba (mille e una notte);
 – in Italia è
penetrato dalla Spagna (dove c’erano gli arabi), grazie alla traduzione di una
raccolta di novelle intitolata Il libro dei Sette Savi.
Libro dei
Sette Savi
. L’opera è stata scritta originariamente in Arabo, in Spagna; 
poi dall’Arabo è stata tradotta in francese, dal francese in Latino, e infine
dal latino in Toscano, e in questa versione la conosceva Boccaccio.
 – La cornice.
Un giovane principe viene allevato da Sette Savi, lontano dalla corte;   giunto
all’età  adulta, rientra a corte, ma i sette maestri gli ordinano di non parlare
mai;
 – infatti, una
volta a corte, viene accusato (falsamente) da una delle mogli del padre di
averla violentata; in realtà  non l’ha violentata, ma ha rifiutato le profferte
amorose di lei;
 – la donna
accusa il figliastro davanti a Re raccontandogli sette storie, in cui i figli
tradiscono il padre;
 – i sette savi,
invece, rispondono con altrettante storie sulla falsità  e infedeltà  delle donne;
 – dopo i 14
racconti, il figlio parla e racconta della propria innocenza.
La cornice
del Decameron
L’orrido
cominciamento
. Il racconto, nell’introduzione alla Prima Giornata, inizia
con un «orrido cominciamento, per il quale l’autore fornisce come prima cosa un’excusatio.
 –
L’orrido cominciamento è il racconto dettagliato della peste a Firenze, racconto
necessario, perché è proprio questo il fatto che genera l’occasione delle cento
novelle.
 – il racconto
della peste è strutturato secondo il modello di Tucidide, ripreso da Lucrezio:
a)     
origini geografiche del morbo;
b)     
arrivo in città ;
c)      
sintomi della malattia;
d)     
reazione della popolazione:
 – dapprima ricerca delle cause, errate;
 – tentativi fallimentari di porvi rimedio (che aggravano ulteriormente il
male);
 – reazioni di diverso tipo: chi si dà  alla penitenza in vista della morte;
 – chi invece si dà  ai vizi e ai piaceri più sfrenati;
 – totale anarchia e degrado morale.
 – Dopo il
racconto della peste, vengono introdotte le figure dei protagonisti:
 – innanzitutto
le sette donne, che una mattina, all’apice della pestilenza, si incontrano nella
Chiesa di Santa Maria Novella, a Firenze, e decidono di trovare una soluzione
sia per sfuggire al contagio, sia per evadere dal degrado morale e civile che
aveva devastato la città ;
–  una delle
sette donne , variamente imparentate tra loro, propone un’idea: quella di
trasferirsi in una villa in campagna, e di rimanervi finché non sarà  passata
l’epidemia;
 – l’idea viene
accettata da tutte le altre; e un’altra donna (Elissa), suggerisce che sarebbe
opportuna la presenza di alcuni uomini anche;
 – in quel
momento sopraggiungono tre ragazzi: Panfilo, Filostrato, e Dioneo, i quali
accettano di aggiungersi alla brigata.
 – una delle
donne (Neifile), trova che sia poco conveniente che delle donne, da sole, si
appartino con uomini, e che questo potrebbe portare a maldicenze su di loro;
 – un’altra
(filomena), risponde che «questo non monta niente [importa]; là  dove io
onestamente viva né mi rimorda l’alcuna cosa la coscienza; parli chi vuole in
contrario: Idio e la verità  l’arme per me porteranno».
  – non importa
la pubblica maldicenza, quindi: ciò che importa è la ragione e la
coscienza individuale
.
– i dieci
novellatori sono quindi portatori di valori di misura e ragionevolezza,
decoro e onestà  come razione all’irrazionalità  e alla follia portate dalla
peste;
 – inoltre sono
portatori anche di valori estetici:
 – L’indomani,
infatti, i dieci giovani si mettono in viaggio, in compagnia di alcuni
servitori;
 – si recano in
un locus amoenus, una bella villa in campagna fuori da Firenze;
 – una volta
giunti là , nominano un re per quella giornata, che dia ordini sul da farsi;
viene nominata una reina, Pampinea, la quale ordina ai servi di non portare
notizie che non siano buone, e di provvedere all’approvvigionamento del cibo, e
al rassetto delle stanze;
 – quindi
Pampinea propone un’attività  con la quale intrattenersi in quesi giorni di
voluto isolamento, per evitare la noia, e cioè quella di trascorrere il
pomeriggio raccontando storie:
 – siccome siamo
in estate, fare altro sarebbe troppo stancante per via del caldo pomeridiano:
l’unica attività  possibile è quella di raccontare novelle.
Le regole.
Vengono stabilite anche alcune regole, e le relative eccezioni:
 – i giovani
decidono di nominare ogni giorno un re o una reina, che possa stabilire di volta
in volta le regole della giornata;
 – si stabilisce
che ogni giorno ciascuno racconti una novella, e che il re o la reina della
giornata stabilisca quale sia l’argomento intorno al quale debbano vertere i
dieci racconti;
 – alla fine di
ogni giornata, uno dei novellatori canterà  una canzone.
Eccezioni.
A queste regole vengono aggiunte delle eccezioni:
 – la prima
giornata, essendo quella iniziale, non ha un argomento preciso, e la reina
proclama argomento libero (in realtà  il tema c’è eccome);
 – anche al nona
giornata avrà  tema libero (e questo consente a Boccaccio una maggiore libertà , e
minori costrizioni);
 – un
novellatore è dispensato dal seguire l’argomento stabilito dal Re (Dioneo), e
racconterà  sempre per ultimo: le novelle di Dioneo sono caratterizzate da
materia «piccante», oscena, che farà  arrossire spesso le donne;
Quattordici
giorni
. La narrazione si svolge dalla domenica al Giovedì: il Venerd’
(giorno della passione) e il Sabato (giorno dedicato al riposo e all’igiene) non
si narrano novelle.
 – la permanenza
dei giovani è quindi di quattordici giorni, e la narrazione si svolge per dieci.
Gli argomenti
delle giornate
. Ogni giornata, tranne la prima e la nona, è basata su un
tema scelto dal re o dalla reina di turno:
 – per
razionalizzare meglio questo schema, i temi si possono raggruppare nel seguente
modo (Picone):
Primo Gruppo:
lotta dell’uomo contro le forze della natura (forze esterne)
Parola (I)
Risponde alla sfida posta da una istituzione esterna: Chiesa,
Stato, Potere
Fortuna
Riuscita senza l’intervento umano (caso)
Riuscita grazie alle proprie abilità  (ingegno)
Amore
Sconfitta di fronte alla pulsione naturale
Riuscita in Amore
Secondo gruppo:
lotta dell’uomo per l’autoaffermazione (forze interne)
Parola (II)
Risponde a una sfida posta da una persona (motto)
Frode: dà  prova di
«astuzia
volpina»
Beffe ai danni del coniuge
Beffe in generale
Magnanimità : dà  prova di
«grandezza
leonina»
Tema libero
Gesti esemplari
10°