Giovanni Boccaccio, introduzione e biografia – di Carlo Zacco

Vita. Anche la vita di Giovanni Boccaccio è segnata da una frattura
profonda
, che determina un cambiamento negli interessi e nella scrittura.
Questa frattura si colloca intorno al 1848, anni della peste a Firenze,
che uccide molti suoi parenti e amici.
 –
la vita artistica di Boccaccio può quindi essere divisa in due periodi:
fino a più o meno il 1350, e dopo questa data;
 –
la prima fase più sperimentale, e legata al volgare;
 –
la seconda fase più tradizionalista, e legata al latino e
all’amicizia con Petrarca.

Prima fase
. Nella prima fase le esperienze più importanti sono legate a due
città: Napoli e Firenze (quindi si parla di fase
napoletana e fase fiorentina).

Infanzia a Firenze (1313-1327)

Infanzia
. Boccaccio nasce a Firenze, nel 1313. Il padre (Boccaccino
di Chelino) è un ricco commerciante fiorentino;
 –
Giovanni in realtà è un figlio illegittimo, nato al di fuori del
matrimonio, ma il padre si occupa comunque di lui, e procura che il figlio abbia
una prima istruzione a Firenze:
 –
dapprima  in casa, poi presso un maestro privato (Domenico da
Strada) che gli infonde  l’amore per Dante e la Commedia.

 

Periodo Napoletano (1327-1340)

A Napoli
. All’età di 11 anni si trasferisce a Napoli. Il padre
infatti era diventato socio in affari con i Bardi;
 –
i Bardi erano banchieri fiorentini, ed avevano una sede a Napoli,
poiché erano anche i principali finanziatori degli angioini;
1)     
L’apprendistato. In un primo momento Giovanni inizia un periodo di
apprendistato presso i Bardi, stando al banco, ma non dimostra
alcuna inclinazione
per il lavoro di bancario; era più portato per gli
studi;
2)     
Università. Il padre allora lo iscrive alla facoltà di diritto
canonico
, che frequenta per due anni (1330-31);
3)     
La vita di corte. Durante gli studi viene attratto anche dalla
elegante e raffinata vita di corte
: partecipa alla «dolce vita»
delle brigate giovanili, tra conversazioni mondane, amori frivoli;
– nel frattempo entra anche in contatto con la letteratura che girava in
quell’ambiente: la letteratura cortese e i romanzi francesi, che
l’ erano molto diffusi;
 – frequenta assiduamente anche la biblioteca di corte, e si appassiona
anche di letteratura latina: studia da autodidatta;
4)     
La scrittura. Inizia anche a scrivere, in volgare:
inventa anche un mito letterario sulla propria persona, nel quale
si dichiarava nato a Parigi, e innamorato (infelicemente) di una certa
Fiammetta
, dietro la quale i biografi hanno voluto vedere una
figlia illegittima del Re Roberto d’Angiò
.

Opere del periodo Napoletano

Il pubblico cortese.
Le opere del periodo napoletano sono legate,
naturalmente, alla vita di corte, e al pubblico dei cortigiani che
ne facevano parte, in particolare le donne.
 –
la scrittura di queste opere nasce sempre da un elemento biografico dell’autore,
cioè da un amore privato, che viene trasfigurato e proiettato in un
universo letterario.

Le opere
. Per le opere di questo periodo gli studiosi parlano di «sperimentalismo»,
cioè della tendenza a sperimentare generi letterari diversi, mescolandoli
anche tra loro:
 –
i critici parlano anche di stile mescidato, cioè
«mescolato», indicando con questo termine la tendenza a mescolare tra loro
generi e motivi letterari diversi
; di stile mescidato si parla anche in
riferimento al Decameron.

Il Filocolo

 

Scrittura.
L’opera più significativa di questo periodo è il Filocolo:
romanzo in prosa in cinque libri, scritto forse nel 1337.

Occasione
. Il racconto parte da un dato biografico: la richiesta da
parte di Maria (la figlia di Roberto d’Angiò che verrà chiamata Fiammetta nelle
poesie d’amore) di raccontare la storia di Floro e Biancifiore.

 

La storia
. Floro e Biancifiore sono due ragazzini che crescono insieme alla
corte di un re saraceno, Felice.
 –
Florio è il figlio del Re;
 –
Biancifiore invece è orfana: il padre era stato ucciso dai
soldati del Re stesso;    la madre era stata per questo accolta alla corte del
Re, ma era morte poco dopo.
 –
Floro e Biancifiore a un certo punto (leggendo l’Ars Amandi di Ovidio), si
innamorano
, ma il re si oppone al loro amore, e fa vendere Biancifiore come
schiava ad un ammiraglio di Alessandria, e là viene condotta;
 –
A questo punto Floro inizia la sua fatica d’amore, la cosiddetta
quete, l’inchiesta amorosa, ovvero la ricerca della donna
amata: si cambia il nome in Filocolo (appunto: fatica d’amore), e parte;
 –
dopo varie avventure arriva ad Alessandria: viene a sapere che Biancifiore si
trova nascosta su una torre, vi si introduce, viene scoperto e
condannato a morte;
 –
se non che, si scopre che l’ammiraglio che tiene prigioniera Biancifiore è un
parente
di Floro, che acconsente quindi che i due si sposino.
 –
Il romanzo si conclude con la conversione di Floro, che promette di
tornare dal padre (Felice) solo se anche questi si convertirà; Felice si
converte, e Floro viene incoronato Re.

 

Rapporto col padre
. In questo episodio gli studiosi hanno voluto vedere un
elemento autobiografico che riflette il rapporto di Boccaccio con il padre.

Il primo periodo fiorentino (1340-1350)

Rientro a Firenze
. Nel 1341 la collaborazione tra il padre di
Giovanni e i Bardi finisce, e la famiglia si sposta di nuovo a Firenze.
 –
Boccaccio rimpiangerà spesso il periodo di spensieratezza di cui aveva
potuto godere alla corte angioina di Napoli;
 –
A Firenze Boccaccio cerca un’occupazione stabile (presso qualche
famiglia), ma senza grandi risultati;
 –
intanto si inserisce nella vita culturale cittadina e scrive varie opere
in volgare, alcune delle quali molto influenzate dalla Commedia dantesca (Amorosa
visione, Commedia delle Ninfe
);

Peste
. Nel 1348 a Firenze giunge la peste, che stermina la famiglia
di Boccaccio (muoiono sia il padre che la matrigna, nonché molti amici stretti);
 –
dopo il ’48 avvengono due fatti importanti:
1)     
inizia a scrivere il Decameron;
2)     
conosce Francesco Petrarca, col quale instaurerà una
profonda amicizia;
Dopo questi due fatti il percorso intellettuale e artistico di Boccaccio
prenderà una piega nuova.

Opere del primo periodo fiorentino

Nuovo pubblico
. A Firenze il pubblico è diverso: non più quello
nobile della corte Angioina, ma quello borghese della città, per giunta dotata
di una ricca tradizione letteraria in volgare.

Nuovi generi
. Boccaccio continua a sperimentare, a mescidare,
includendo tra i suoi interessi generi diversi, che all’epoca erano molto
diffusi in toscana:
 –
la letteratura allegorico-didattica (Brunetto Latini);
 –
la cronaca (Dino Compagni);
 –
la novellistica (Il Novellino, il Libro dei Sette Savi);

Commedia delle Ninfe Fiorentine

 

Storia
. La storia è situata in un ambiente idillico-pastorale in
prossimità dell’Arno. Il protagonista è Ameto, un pastore rozzo e grossolano.
 –
a un certo punto Ameto incontra sette ninfe, e si innamora di una di
loro, Lia;
 –
durante una celebrazione in onore di Venere, le sette Ninfe si radunano intorno
ad Ameto, e gli raccontano delle storie (Decameron);
 –
tra queste storie ce ne sono due che hanno carattere celebrativo: una (quella di
Fiammetta) narra le origini mitologiche di Napoli;   l’altra (quella di Lia) le
origini di Firenze;   questo è un tipico esempio di stile mescidato, che mescola
tematica erotica e celebrativa;

Senso allegorico
. Alla fine delle narrazioni, Ameto è sottoposto a un bagno
purificatore, dopo il quale egli risulta ingentilito e raffinato, e può
comprendere il senso della vicenda di cui è stato protagonista:
1)     
le sette ninfe sono la rappresentazione allegorica delle quattro virtù
cardinali e delle tre teologali;
2)     
le sette storie rappresentano la possibilità per l’uomo di avvicinarsi a
conoscere Dio attraverso la conoscenza e l’insegnamento;

Il piacere della narrazione
. La struttura allegorica è però un mero
involucro: l’elemento preponderante è quello novellistico, che punta sul piacere
nel raccontare, e sulla volontà di intrattenere il lettore con delle storie
appassionanti.

Il Ninfale Fiesolano

 

Genere
. È un poemetto in ottave con cui Boccaccio canta le origini
mitologiche di Firenze e di Fiesole.
 –
i protagonisti del poemetto sono Africo e Mensola, i cui discendenti sarebbero
stati in seguito fondatori delle città;
 –
Africo e Mensola sono anche due fiumi, che, nel racconto di Boccaccio, i
fondatori avrebbero dato in ricordo dei due progenitori antichi.

 

Trama
. Un giorno Africo, un giovane pastore, vede da lontano alcune ninfe in
un bosco, e si innamora di una di loro, Mensola, e vorrebbe cercarla e sposarla;
 –
il padre di lui cerca di distoglierlo, poiché sa che le ninfe sono consacrate a
Diana, ma Africo persevera;
 –
su consiglio di Venere, Africo si traveste da donna;  si mescola tra le ninfe, e
violenta Mensola;
 –
questa è disperata per aver disobbedito a Diana, ma nonostante ciò continua a
vedere Africo, finché non ne resta incinta;
 –
una ninfa più grande suggerisce a Mensola di nascondere la propria gravidanza,
ma contemporaneamente smettere di vedere il giovane;   Mensola segue il
consiglio;
 –
Africo, per la disperazione si uccide, gettandosi nel fiume che poi prenderà il
suo nome;
 –
Mensola partorisce, e viene scoperta da Diana, che la trasforma in fiume a sua
volta.

L’elegia di Madonna Fiammetta

Genere elegiaco
. È l’opera più matura di Boccaccio prima del Decameron. Il
genere è quello dell’elegia, ma si tratta di un’opera in prosa, in cui la
protagonista, Fiammetta, parla in prima persona, e racconta alle altre
donne il proprio dramma d’amore. L’opera è metà tra confessione e lamento.

Il mescidato
. Lo stile Mescidato qui si ritrova nella
commistione di generi:
 –
l’epistola: di fatto si tratta di una lunga lettera indirizzata alle donne, da
parte di Fiammetta;
 –
l’elegia: il lamento d’amore;
 –
il romanzesco: perché Fiammetta racconta anche alcune sue vicende.

Trama
. La storia è ambientata a Napoli. Fiammetta è una donna sposata, ma è
innamorata di Panfilo, ed è da lui ricambiata;
 –
A un certo punto Panfilo si trova a dover partire per Napoli, e promette a
Fiammetta che tornerà dopo quattro mesi, e non la tradirà;
 –
Tuttavia, durante l’assenza di Panfilo, a Fiammetta iniziano a giungere notizie
ambigue e contrastanti riguardo ad un possibile tradimento da parte di lui:
 –
qui inizia il vero e proprio dramma di Fiammetta, che è totalmente in preda a
sentimenti e ipotesi contrastanti, e alle oscillazioni del suo stato d’animo,
dovute all’incapacità di distinguere realtà e apparenza;
 –
a tutto ciò si aggiunge il fatto che Fiammetta deve fingere davanti al marito,
che, vedendola in queste condizioni disperate, la crede malata, e cerca di farla
curare.
 –
L’unica soluzione per Fiammetta è quella di scrivere, e cercare, ci operare
un’analisi profonda del suo io attraverso la scrittura.

Lo stile
. Lo stile è molto elevato, con numerose citazioni di autori latini
(Ovidio, Boezio, Virgilio, Seneca);
 –
questo innalzamento di stile è dovuto al carattere «scottante» della materia
trattata, e con questo Boccaccio vuole evitare di stuzzicare il suscettibile
moralismo della borghesia fiorentina.

Il secondo periodo fiorentino (1351-1360)

Il Decameron
. All’indomani della Peste Boccaccio scrive il Decameron, che
costituisce, di fatto, la sintesi di tutte le sperimentazioni degli anni
precedenti.

La Svolta
.  A partire al 1351 inizia un periodo molto importante, poiché
intervengono altre novità:
1)     
l’amicizia con Petrarca: i due si erano conosciuti nel ’50 a
Firenze, e iniziano una stretta amicizia; da questa amicizia crescerà in
Boccaccio l’interesse per gli studi umanistici e la filologia;
– un segno di ciò è visibile in un viaggio a Napoli: Boccaccio
aveva sempre cercato di ritornarvi, e di trovare un’occupazione in modo da
potervisi stabilire;
 – all’inizio degli anni ’50 vi si reca; non cava un ragno dal buco, ma visita
la biblioteca di Montecassino, e sappiamo che in quell’occasione inizia a
trascrivere alcuni codici;
 – altro fatto importante, è l’interesse per gli studi di greco: stringe
i rapporti con un certo Leonzio Pilato, maestro di Greco, e fa in modo che
questi si sposti a Firenze ad insegnare l’ questa lingua: è la prima ‘classe’
di greco d’Europa
;
2)     
il comune di Firenze comincia ad affidargli incarichi molto
prestigiosi
:
– ad esempio: missioni diplomatiche presso il papa ad Avignone, per convincerlo
a ritornare a Roma;

 

Ritiro a Certaldo
. Nel 1360 inizia la carriera ecclesiastica,
e diventa chierico:
 –
questo ruolo non prevedeva mansioni particolarmente gravose, e dava in cambio
una buona rendita, sicché Boccaccio può dedicarsi solamente allo studio e alla
scrittura (la bella vita, insomma);
 –
nel ’61 si ritira a Certaldo, facendo alcuni viaggi (Avignone, Napoli).
 –
Muore nel 1375 a Certaldo: era malato di obesità e scabbia.

Opere del secondo periodo fiorentino

 

Opere in Latino
. Mostrano la nuova vocazione umanistica; scrive diverse
opere in latino:
 –
De mulieribus claris: rassegna di donne famose: raccolta di
106 biografie di donne dall’antichità ei suoi tempi (personaggi biblici, della
mitologia romana e greca, storici);
 –
Genealogia deorum gentilium. Una specie di dizionario dei
miti. È la raccolta più completa e filologicamente rigorosa di miti classici
disponibile all’epoca.
 –
Bucolicum Carmen. Raccolta di 16 egloghe, in esametri latini, dove
in un’ambientazione pastorale si possono intravedere riferimenti alla realtà
attuale; sulla scia di Petrarca.
 –
Traduzione in latino della Griselda.

 

Opera in Volgare
. Oltre al Decameron (capolavoro assoluto), le opere in
volgare più importanti di questo periodo sono:
1)     
Il Corbaccio. Il titolo deriva da corvo,
corvaccio,
richiama una figura di malaugurio;
è un’opera apertamente misogina, contro le donne, che ribalta le
posizioni filogine che Boccaccio ha tenuto fino ad allora;
è un’opera a metà tra la satira;  il vituperium contro le
donne;  il viaggio allegorico.
 – con quest’opera Boccaccio vuole più che altro ribadire la propria
conversione letteraria: non più verso temi mondani, ma temi elevati, propri di
un intellettuale umanista;

2)     
 Il Trattatello in laude di Dante. È un’ opera in volgare;
una biografia di Dante. Che Boccaccio ha successivamente anteposto ad un
commento della Commedia Dantesca, cioè la trascrizione di letture
pubbliche della Commedia che aveva fatto nel ’70 a Firenze.