DEDALO E ICARO – scultura – Antonio Canova

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Dedalo e Icaro: dopo l’accademia entra in contatto con l’abate veneto Filippo Farsetti, da cui si reca per studiare l’arte antica presso la sua collezione di calchi in gesso. Rimane profondamente colpito dalla bellezza di quelle opere, e decide di andare a Roma, presentandosi alla città con questa scultura.



    Cosa prende dalla scultura antica: non imita Fidia, né le copie romane; si intravvede invece una comunanza con il tardo classico, dell’ellenismo (soprattutto Prassitele per la grazia, la sensualità, il sentimento) per la scelta di figure giovanili o anziane, non idealizzate come le prime statue del periodo classico. Probabilmente sente più affine questo periodo della statuaria greca per la sua maggiore teatralità, corrispondente a quella che aveva studiato per anni nell’accademia barocca. Il giovane Icaro è la tipica figura tardo classica della divinità giovanile di Prassitele, dal corpo morbido e aggraziato, invece il vecchio Dedalo ricorda la statua ellenistica della “vecchia ubriaca”.
    I soggetti: la statua rappresenta la mitica coppia del figlio Icaro a cui il padre Dedalo sta montando le ali create da lui per scappare, secondo il mito, dal labirinto del Minotauro in cui si trovano anche loro. Già nella scelta di queste figure è evidente un forte dualismo tra vecchio e giovane,padre e figlio, saggezza e avventatezza (se si considera come va a finire la vicenda mitica). La preoccupazione di Dedalo per il possibile malfunzionamento della sua invenzione traspare nel suo sguardo, mentre il giovane si guarda soddisfatto il braccio. Perché proprio questi soggetti?L’idea del tendere al Sole, prendere il volo verso altezze inesplorate e pericolose, contrapposto alla pragmaticità e consapevolezza derivata dalla conoscenza e dall’esperienza: sembra riprendere esattamente la sua problematica riguardante il dualismo tra lavoro e idea, tra il fare e il progettare.
    Spazio: Canova introduce una novità: l’unità di insieme. Le due figure sono chiuse, ruotano attorno a un fuoco. È molto particolare il gioco studiato tra spazi pieni e vuoti, che Canova non considera meno importanti dei primi (anzi, forse diventano anche più rilevanti, soprattutto in alcune sculture come Amore e Psiche, il cui punto di equilibrio di tutta la composizione è un vuoto, quello tra le due bocche)
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