Delitto e castigo di Fëdor Dostoevskij

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Delitto e castigo di Fëdor Dostoevskij

Delitto e castigo (in russo: Преступление и наказание, Prestuplénie i nakazànie, /prʲɪstup’lʲɛnɪɪ i nəkʌ’zanɪɪ/) è un romanzo pubblicato nel 1866 dallo scrittore russo Fëdor Dostoevskij e ambientato a San Pietroburgo. Insieme a Guerra e pace di Lev Tolstoj, questo libro fa parte dei romanzi russi più famosi e influenti di tutti i tempi. Esso esprime i punti di vista religiosi ed esistenzialisti di Dostoevskij, con una focalizzazione predominante sul tema del conseguimento della salvezza attraverso la sofferenza.

L’autore

Fëdor Michajlovič Dostoevskij (in russo: Фёдор Михайлович Достоевский? /ˈfʲodər mʲɪˈxajləvʲɪtɕ dəstɐˈjɛfskʲɪj/ a) Mosca, 11 novembre 1821 – San Pietroburgo, 9 febbraio 1881è stato uno scrittore e filosofo russo.
È considerato, insieme a Tolstoj, uno dei più grandi romanzieri e pensatori russi di tutti i tempi. A lui è intitolato il cratere Dostoevskij sulla superficie di Mercurio. In italiano, fino agli anni quaranta, era conosciuto con il nome Teodoro Dostojevski, secondo la consuetudine di italianizzare il nome degli autori stranieri.

ll titolo

Il titolo Преступление и наказание in italiano significa Il delitto e la pena. Nella prima versione italiana (1889) l’ignoto traduttore diede il titolo Il delitto e il castigo, questo perché lo aveva tradotto dal francese. Nella sua versione del 1884 Victor Derély aveva scelto come titolo Le crime et le châtiment, dove il termine châtiment in italiano può essere tradotto solo con la parola castigo, che non ha valenza giuridica. Tuttavia al termine russo nakazanie del titolo originale, lo stesso Dostoevskij aveva attribuito l’accezione di “pena”. Ciò traspare da una sua lettera al direttore della rivista Russkij Vestnik: « Nel mio romanzo vi è inoltre un’allusione all’idea che la pena giuridica comminata per il delitto spaventa il criminale molto meno di quanto pensino i legislatori, in parte perché anche lui stesso, moralmente, la richiede. » Il titolo originale allude pertanto all’inizio del cammino di Raskol’nikov, la “pena” in termini di castigo morale, cui seguono il riconoscimento della colpa commessa, il pentimento ed il rinnovamento spirituale. Tuttavia si è mantenuto il titolo (da ritenersi quindi erroneo) Delitto e castigo per una sorta di tradizione traduttiva.

La struttura

Il romanzo è diviso in sei parti con un epilogo. Ogni parte contiene fra i cinque e gli otto capitoli, mentre l’epilogo ne ha due. L’intero romanzo è scritto in terza persona al passato da una prospettiva non onnisciente, perlopiù dal punto di vista del protagonista, Raskol’nikov, sebbene si sposti brevemente su altri personaggi, come Dunja, Svidrigajlov e Sonja, durante la narrazione. Nel 1971, una scena rimasta fino ad allora inedita scritta in prima persona dal punto di vista di Raskol’nikov fu pubblicata con il manoscritto annotato di Dostoevskij nella serie russa Monumenti letterari. Una traduzione di quella scena è disponibile nella maggior parte delle edizioni moderne del romanzo.

La trama

Raskòl’nikov è un giovane studente ossessionato dall’idea della libertà assoluta, cui ha diritto, secondo lui, l’uomo superiore, al quale tutto è lecito. Si convince così che per uscire dalla miseria in cui vive è giusto uccidere l’usuraia Aljona, essere inferiore, che sfrutta la disperazione altrui e la cui esistenza è del tutto inutile. Riesce a realizzare il suo piano criminale, ma è costretto ad uccidere anche la mite Lizavèta, sorella della vittima. Sfida la polizia, nella figura dell’implacabile giudice Porfirij, convinto della sua colpevolezza, quasi a voler provare la propria superiorità. Presto l’esaltazione cede all’angoscia e il tormento spirituale non gli permette di essere libero come pensava. Comincia a frequentare i più miserabili ambienti di Pietroburgo, dove incontra autentici relitti umani, che si rivelano però ricchi di umanità. Incontra l’ubriacone Marmeladov e sua figlia Sonja, una creatura pura nonostante sia costretta a prostituirsi per sostenere la famiglia. Di fronte alla morale evangelica del sacrificio e alla legge dell’amore che Sonja gli propone, crolla definitivamente la fede che Raskòl’nikov nutriva in se stesso. Con lei trova il coraggio di confessarsi e di costituirsi. In Siberia dove Sonja gli resta accanto, Raskòl’nikov comprende che solo attraverso il castigo e la sofferenza riuscirà a liberarsi del senso di colpa e a trovare quella libertà tanto cercata, raggiungibile solo attraverso l’amore e la disponibilità verso il prossimo

I personaggi

Rodion Romanovi č Raskol’nikov
Rodion Romanovič Raskol’nikov, chiamato anche Rodja e Rodka, è il protagonista dalla cui prospettiva, fondamentalmente, la storia è raccontata. Ha ventitré anni, è un ex studente di legge che ha abbandonato gli studi per problemi economici e vive in povertà in un appartamento minuscolo all’ultimo piano nei bassifondi di San Pietroburgo. È caratterizzato da un forte livore verso ciò che lo circonda, il che lo induce ora ad atti di disperazione, ora a momenti di gaiezza e soddisfazione. Il fulcro del romanzo, in questi termini, si concentra specificamente sull’aspetto psicologico del personaggio. Commette l’omicidio nella convinzione di essere abbastanza forte per affrontarlo, di essere un Napoleone, ma la sua paranoia e la sua colpa lo inabissano presto. Solo nell’epilogo si realizza il suo castigo formale, dopo che ha deciso di confessare e porre termine alla sua alienazione.

Sof’ja Semënovna Marmeladova
Sof’ja Semënovna Marmeladova, chiamata anche Sonja e Sonečka, è la figlia di un ubriacone, Semën Zacharovič Marmeladov, che Raskol’nikov incontra in una bettola all’inizio del romanzo. Alla morte di Semën, Raskol’nikov manifesta d’impulso generosità verso la sua poverissima famiglia. Sonja quindi lo cerca e lo va a ringraziare e, in quell’occasione, i due personaggi si conoscono per la prima volta. Lei è stata condotta alla prostituzione dalle abitudini di suo padre, ma si mantiene ancora estremamente religiosa e simbolicamente legata al Vangelo. Raskol’nikov si ritrova attratto da lei a tal punto che ella diventa la prima persona a cui confessa il suo delitto. Lei lo sostiene anche se una delle due vittime, la merciaia Lizaveta, era sua amica; lo incoraggia a diventare credente ed a confessare. Raskol’nikov lo fa quando ormai il colpevole era stato individuato in altri, e, dopo la sua confessione, Sonja lo segue in Siberia dove vive nella stessa città della prigione. Qui ella si crea un’occupazione come sarta e si rende anche utile ai detenuti che l’amano sinceramente. È anche qui che Raskol’nikov comincia la sua rinascita spirituale, quando finalmente comprende e accetta di amarla.

Temi

Salvezza attraverso la sofferenza

● ]Delitto e castigo illustra il tema del conseguimento della salvezza attraverso la sofferenza, una caratteristica comune nell’opera di Dostoevskij. Questa è l’idea (precipuamente cristiana) che l’atto del soffrire ha un effetto purificatore sullo spirito umano, che gli rende accessibile la salvezza in Dio. Un personaggio che personifica questo tema è Sof’ja, che mantiene abbastanza fede per guidare e sostenere Raskol’nikov nonostante la sua immensa sofferenza. Benché possa sembrare macabra, è una idea relativamente ottimistica nel regno della morale cristiana. Ad esempio, persino Svidrigajlov, in origine malevolo, riesce a compiere atti di carità seguendo la sofferenza indotta dal completo rigetto di Dunja. Dostoevskij si mantiene fedele all’idea che la salvezza è un’opzione possibile per tutti, persino per coloro che hanno peccato gravemente. È il riconoscimento di questo fatto che porta Raskol’nikov alla confessione. Sebbene Dunja non avrebbe mai potuto amare Svidrigajlov, Sonja ama Raskol’nikov e esemplifica i tratti dell’ideale perdono cristiano, permettendo a Raskol’nikov di confrontarsi con il suo delitto e di accettare il suo castigo.

Esistenzialismo cristiano

● Un’idea centrale dell’esistenzialismo cristiano è la definizione dei limiti morali dell’azione umana entro un mondo governato da Dio. Raskol’nikov esamina i limiti costituiti e decide che un atto manifestamente immorale è giustificabile a condizione che porti a qualcosa di incredibilmente grandioso. Tuttavia, Dostoevskij si dirige contro questo pensiero ambizioso facendo sgretolare e fallire Raskol’nikov nelle conseguenze del suo delitto.

Sasha Sandretti

 

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