Dio abbraccia il nostro niente – omelia di Don Savino

Pubblicità

Sharing is caring!

Pubblicità
Come è grande la vita e la vocazione che Dio ci ha dato anche se noi siano piccoli, indegni e incapaci!
Quindici anni fa dicevo: “Come sono piccolo, indegno, incapace di fronte a questa vocazione, a questo compito così grande!”
Ma la storia e il tempo ci sono dati solo per renderci conto che l’unico nostro merito è la Sua Misericordia, come abbiamo pregato prima: “Canterò per sempre la Tua misericordia”.
Questa è l’unica cosa che vale la pena di dire nella vita.
MISERICORDIA, perché tutti quelli che ci hanno aiutato nella vita perché discepoli di Cristo, e a me hanno aiutato tantissime persone, non perderanno la loro ricompensa che sarà ben più grande di quella che può riservare la propria capacità o gratitudine.
Misericordia perché nella vita sacerdotale la cosa più sorprendente che io ho provato è l’esperienza di  paternità e fecondità spirituale per cui negli anni i ragazzi e i giovani, di cui si è stati un po’ padri, sono poi diventato io loro figlio perché mi insegnano oggi a seguire Cristo molto di più di quanto ho cercato di trasmettere e insegnare loro all’inizio.
Misericordia, perché altrimenti sarebbe troppo grande il rimorso e l’amarezza per tutto quello che si sarebbe potuto fare e non si è fatto, o per tanti errori commessi per leggerezza o disattenzione.
Ma misericordia soprattutto per avere sperimentato in questi anni il realizzarsi della promessa iniziale in un modo assolutamente gratuito e infinitamente  più grande di quello che immaginavo.
“Che cosa ne avremo noi'” dissero i primi che seguirono Gesù, “che abbiano lasciato tutto e ti abbiamo seguito?”.
E Gesù disse a loro e a me: “Avrai il centuplo quaggiù e la vita eterna”.
Ed è proprio vero, perché ho avuto cento volte di più di quello che ho lasciato in madri, padri, fratelli e tra questi voglio ringraziare in modo particolare i miei e vostri cari fratelli don Lino e don Fidelmo per la loro grande bontà con cui mi hanno accolto e mi sopportano.
La vita è veramente più grandi di noi, la vocazioni poi è certamente superiore a qualsiasi nostra capacità.
Ma la cosa straordinaria della vita è che Dio abbraccia la nostra miseria e fa grandi cose proprio per dimostrarci che è la Sua potenza che guida la storia e che però vuole avere bisogno della nostra pochezza.
E allora è bello, è ragionevole, è conveniente dire il nostro sì alla vocazione che Dio ci dà, anche se è un sì timido, magari pieno di paure o di incertezze, perché e nel tempo che la grazia di Dio rende questo sì sempre più convinto, pieno di ragioni e sempre più irrevocabile.
Dio mantiene ciò che promette e la vocazione che ci dà non ce la toglie più.
E così persino l’inciampo dell’errore o l’ostacolo del fallimento personale o  addirittura la tentazione del tradimento sono per sollecitare, quasi costringere la nostra libertà ad aderire di nuovo e a scegliere ciò per cui si è stati scelti.
“Cosi anche voi – diceva S. Paolo nella II lettura – consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù”.
Sì, l’unico motivo per cui vale la pena di vivere è per Cristo Gesù.
Solo il Signore, infatti, ci dà la vita, come io ho visto e ho toccato con mano tantissime volte in questi quindici anni di sacerd’ozio.
Vedete, il sacerdote io credo che sia innanzitutto uno spettatore, un testimone dei miracoli che Dio compie nella storia.
È  infatti il Signore che ha dato la vita, letteralmente, la voglia di vivere a decine ci giovani che ho visto che questa voglia l’avevano persa.
È il Signore che ha fatto rinascere uomini e donne che erano come morti  sotto  il peso della disgregazione e della solitudine.
È il Signore che ha spalancato l’orizzonte della vita a tanti ragazzi che si sono lasciati guidare dal fascino dell’ideale cristiano.
Io non lo so se noi preti col passare degli anni diventiamo più buoni o  meglio  più santi.
Ma di una cosa invece sono certo, che col passare degli anni aumenta la certezza che Dio c’è, è presente tra gli uomini, è vivo nelle nostre mani e opera e ha operato in tantissime persone non ostacolato dalla mia indegnità che oggi, sì, conosco molto di più di quindici anni fa.
E allora questo anniversario, come tutti gli anniversari, hanno il valore di farci rendere conto della grandezza della vocazione che Dio ci ha dato e della Sua fedeltà alla promessa.
Ma insieme io sento fortemente molto più di prima, oggi, l’urgenza di sperimentare fino in fondo il sapore, il gusto, la vertiginosa pienezza del paradosso  evangelico che ci è stato annunciato oggi: “Chi avrà perduto la sia vita per causa mia la troverà”.
Questo è l’augurio più grande che potete dare al prete: stimolarlo, sostenerlo, incitarlo solamente a questo, a perdere tutta la propria vita per causa di Cristo, tutto il resto è solo inciampo.
Grazie di tutto cuore.

Omelia di don Savino nel XV anno di ordinazione sacerdotale, 28 giugno 1987
Pubblicità
shares