Dislessia

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e disturbi specifici dell’apprendimento nelle scuole superiori: troviamo un compromesso

È facile dall’alto di una istituzione, come il Ministero o il C.S.A., diramare delle direttive per venire incontro ai ragazzi che soffrono di dislessia. Ma quale può essere la posizione di un professionista, quale l’insegnante di lettere, che deve proprio, di fronte ad una classe di ragazzi che non soffrono  tutti di dislessia, verificare quelle competenze di lettura e scrittura, che questi alunni posseggono in misura inferiore? È facile bollare subito i docenti come incompetenti o insensibili. Occorre invece ragionare, riflettere per trovare quali possono essere gli strumenti per aiutare l’alunno, senza compromettere la specificità, e l’importanza, dell’insegnamento della grammatica. Per prima cosa, visto che gli alunni in oggetto hanno difficoltà di lettura, non si chiederà a loro di leggere ad alta voce, ma lo si chiederà ai compagni. Poi si incentiverà l’utilizzo di strumenti informatici e la lezione in classe. Sì, proprio la lezione frontale, tanto bistrattata dai nuovi pedagoghi, in realtà è uno strumento privilegiato per far comprendere a questi ragazzi gli argomenti di studio. Poi si useranno audiovisivi (es. videocassette o dvd), si scriverà alla lavagna in grosso e stampatello maiuscolo, si useranno schemi e mappe concettuali, si consegneranno verifiche con caratteri a dimensioni 16 punti e in STAMPATELLO MAIUSCOLO. Dopo di che, però, all’alunno resta il compito di studiare a casa, di approfondire e di usare questo strumento, che è il linguaggio, che forse non è necessario, come dicono alcuni, per favorire il pensiero astratto, ma pure riveste una importanza innegabile, altrimenti si mette in discussione la nostra stessa specificità di professionisti della competenza linguistica. Quindi, l’insegnante terrà conto del punto di partenza e dei risultati raggiunti, incoraggerà l’alunno e non lo penalizzerà, ma malgrado tutto questo, non potrà dimenticare gli obiettivi minimi che si è posto all’inizio dell’anno scolastico, e che costituiscono un punto di riferimento importante per verificare se il lavoro svolto in classe ha portato tutti quanti gli alunni a fare un passo in più, o li ha lasciati con i limiti e i problemi linguistici che avevano prima di iniziare l’anno scolastico.

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