Don Savino io lo ricordo così – di don Lino Maggioni

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Era la sera di domenica 28 novembre 1982, una sera di pioggia intensa e io facevo il mio ingresso ufficiale come parroco a Cesano.
Gran maestro delle cerimonie era don Savino: ricordo bene due cose.
La prima: il canto che mi accolse sulla soglia della chiesa era. “avevi scritto già”: sarà un must alle celebrazioni eucaristiche in San Giovanni Battista.
La seconda: il tiro mancino di don Savino che mi “costrinse” a portare almeno per qualche passo la “ferula” (l’insegna del Prevosto) che don Pietro Caldirola aveva lasciato in dono alla parrocchia. Fu la prima e unica volta. Forse fa ancora bella mostra nell’anticamera della canonica.
Poi passammo insieme con don Savino e don Fidelmo, tanti bellissimi anni. Con don Savino 6, con don Fidelmo 12.
Bellissimi anni e bellissimi ricordi.
Se chiudo gli occhi me lo rivedo così: di corsa sempre. Quando nell’88 ci lasciò per diventare parroco a Cormano ricordo che era il 4 novembre.
Prima che il grosso camion del trasloco si allontanasse carico delle sue cose, don Savino venne (di corsa) a salutarmi e mi disse “Ciao don Lino” e se  andò subito per nascondere una lacrima che già spuntava. Io feci in tempo a dirgli “…e mi raccomando, don Savino… rallenta!!!”.

Ci sono ancora due ricordi per me belli, e per descrivere don Savino significativi.

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Il primo ricordo apre e il secondo chiude.
Una delle prime estati mi volle portare al Meeting di Rimini. Mi rimase impressa l’immagine della sua signorilità. Non lo dimenticherò mai. Io ero parroco da Cesano da pochi mesi, uno appena arrivato ma don Savino mi faceva sentire importante quando mi presentava i sui amici ciellini, quando mi descriveva la “macchina” del Meeting, quando mi circondava di premure e attenzioni. L’ho sempre confidato: don Savino? … un Signore!
Pochissimi mesi fa in due occasioni gli ho fatto visita a Corsico, eravamo nel suo studio e mentre mi parlava della sua salute riavvolgeva il film della nostra trentennale conoscenza. In quei momenti l’immagine di don Savino/gran signore sfumava e si dissolveva in una nuova, chiara, ma non dissimile: avevo davanti un prete vero con un coraggio da leone.
Un signore, un prete vero… un leone!
Don Savino io lo ricordo così.
                                         Articolo di Don Lino Maggioni pubblicato su “In Cammino” di marzo 2016

Don Lino è stato per me un padre e un amico.
Nei 6 bellissimi e travolgenti anni trascorsi a Cesano tutto è stato possibile! La Grazia di Dio infatti agisce sempre al di là di ogni nostra aspettativa; per cui tutto quello che  nasceva o il tentativo di rischiare una nuova via o il gioire per lo sbocciare di un Carisma come quello di Comunione e Liberazione anche in Parrocchia, tutto è sempre stato accolto da Don Lino come un padre che appunto valorizza quel che vede nascere e incoraggia la tenuta di un cammino. Mi sono sempre sentito valorizzato e quindi stimolato a rischiare di più nella passione per Cristo e nell’impeto missionario.
Ma Don Lino è stato per me, e lo è ancora, un “amico”, non nell’accezione banale del termine. Un amico infatti è tale quando, guardandolo, sei aiutato a guardare a Cristo. E Don Lino è stato così per me: un amico vicino che mi faceva vedere e sentire vicino Gesù.
Uomo di preghiera e appassionato della Liturgia, strada maestra per approfondire il rapporto con Cristo. Amante della verità cattolica, devoto seguace del Magistero della Chiesa e punto di unità tra tutte le diversità presenti in Parrocchia che ha sempre indicato come “ricchezze”.
Oggi sento don Lino per me più che mai un amico perché guardandolo nell’aver accettato questa nuova missione, sono aiutato a capire di più che la vita vale la pena di spenderla per amare Cristo e costruire la sua Chiesa.
Grazie Don Lino.

Saluto di don Savino a don Lino in occasione del trasferimento di don Savino a Cormano

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