Donne nel cinquecento

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Il rapporto tra donne e letteratura, prima inesistente, nel XVI secolo viene istaurato da un significativo gruppo di poetesse e scrittrici, che portano la figura femminile ad una ricorrente presenza nella produzione letteraria.

Mentre nei decenni prima, la produzione unicamente maschile, era di stampo precettistica, dedicata al ruolo e ai doveri della donna della società dell’epoca, questo gruppo di donne porta ad una rivoluzione poetica. Grazie a questi trattati sulla donna possiamo affermare che fra il XV e il XVI secolo si determina un’evoluzione nelle dinamiche relazionali fra l’universo maschile e quello femminile, con una crescita di importanza di quest’ultimo su tutti i fronti. L’universo femminile negli scritti del XVI secolo viene descritto maggiormente nel trattato di Castiglione, “il libro del cortegiano” nel quale viene particolarmente descritta la figura della “donna di palazzo”. Essa, soprattutto, ha nella bellezza una qualità imprescindibile, il suo compito è il saper governare le facoltà del marito, la casa e i figli; in più deve saper vivere secondo le regole della vita cortigiana: in particolare, deve intrattenere ogni sorte d’omo con ragionamenti grati e onesti. Per farlo essa deve avere cognizione di causa riguardo ad ogni argomento, per non mostrarsi mai disorientata; deve essere in grado di dialogare di qualsiasi argomento, di danzare e festeggiare, aggraziatamente e senza mai dimenticare le virtù necessarie: deve essere modesta e onesta.

Il nuovo ambiente sociale e culturale conseguente agli avvenimenti storici del ‘500 porta a numerosi cambiamenti nella letteratura riguardante la donna. La presa di coscienza della crisi politica ed economica in cui versa la penisola scuote il ceto intellettuale e segna la fine del sogno rinascimentale.

Nell’Europa della Riforma e della Controriforma l’istituto familiare assume un’importanza crescente, in quanto la solidità dell’unione matrimoniale è uno strumento per conservare l’integrità economica della famiglia. Si sposta così l’attenzione sul tema della famiglia e del matrimonio, come tutela dell’ordine sociale, come ad esempio nel Degli ammaestramenti pregiatissimi (1545) in cui il poligrafo veneziano Lodovico Dolce evidenzia gli argomenti principali dell’educazione femminile nei tre stadi di vergine, moglie e vedova. La vasta produzione di trattati sull’universo femminile del secondo ‘500 segna un passaggio dal prototipo della donna cortense perfetta a quello di moglie e madre, concepiti come ruoli ben definiti, in grado di incanalare il potenziale disordine della natura femminile nell’ordine dell’organizzazione sociale.

Uno dei temi più discussi in questo periodo storico è stato sicuramente il matrimonio, dato che tale istituto comporta la convivenza con una realtà pericolosa e instabile come la donna. Nel periodo umanistico, la vita coniugale e l’istituto familiare sono visti come antitetici all’impegno civile e culturale dell’uomo nella società. Secondo altri pensatori invece il matrimonio era una forma di garanzia dell’ordine sociale e di controllo dell’imprevedibile natura femminile; proprio da qui nascono testi dedicati alla donna e centrati principalmente sui criteri di scelta della buona moglie e sull’educazione della giovane dal marito.

Nel “consigli a una moglie giovane” Ludovico Dolce espone la sua idea di matrimonio come mezzo per incanalare nella vita sociale la forza deviante della figura femminile per fare in modo che la sua imperfezione naturale possa regolarsi alla presenza dell’universo maschile. La donna deve riconoscere il marito come suo unico referente e vivere in sua funzione, ha come dovere fondamentale di adattarsi ad ogni situazione e di amare sempre il consorte, indipendentemente da come si comporta. Lei non è padrona del suo corpo, ma esso è proprietà del marito che ne usufruisce a suo piacimento.

Frequenti sono in Italia le opere che delineano l’ideale della bellezza femminile, con l’attenta analisi di ogni particolare del corpo della donna e con la precisazione di quelle caratteristiche (colore, forma, consistenza) che soddisfano l’occhio maschile: è il caso del trattato francese di Jean Liébault dal titolo Trois livres de l’embellessiment du corps humain nel quale il medico parigino espone l’ideale di bellezza femminile del ‘500 secondo una prospettiva tipicamente maschilista. È significativo che al nuovo ideale cinquecentesco, che propone una donna ben in carne e formosa, corrisponda anche, nei ceti alti, la diffusione di nuove abitudini alimentari ricche di grassi e zuccheri; come si può ricavare dai libri di cucina e pasticceria pervenuti ai nostri studiosi. Per l’uomo del XVI secolo la carnagione bianca e le forme opulente del corpo evocano un’idea di sanità fisica, di bellezza e di appartenenza all’elitè sociale, mentre la magrezza e l’abbronzatura sono associate alla donna del popolo. Osservazioni alquanto strane visto che il nostro modello di bellezza predispone proprio l’attitudine a scegliere donne magre e con una carnagione scura.

Aspetto interessante e particolarmente importante del XVI secolo è la partecipazione di un gruppo femminile alla vita culturale; la donna cambia il suo personaggio, oggetto di scrittura maschile, in una personalità che funge da soggetto nei discorsi al femminile dove si esprime una visione autonoma del mondo, dell’amore, del matrimonio e del rapporto con l’altro sesso. Emersero figure di donne colte come Alessandra Scala e Cassandra Fedele entrambe ammirate dal Poliziano; queste donne portarono anche alla formazione di una scuola poetica al femminile. Ogni poetessa aveva caratteristiche specifiche ma tutte le loro produzioni erano influenzate dal genere lirico e da un impronta petrarchista. Tra le poetesse più conosciute del tempo spiccano i nomi di Vittoria Colonna, Gaspara Stampa, Veronica Gambara, Tullia d’Aragona, Veronica Franco, Isabella di Morra e Laura Bacio Terracina. Il loro ambiente culturale è rappresentato dalla corte, nella quale sono presenti non solo in qualità di nobili dame, ma anche di cantanti e musiciste di grado sociale meno elevato.

La seconda metà del ‘500 invece testimonia uno spostamento dell’interesse femminile verso altri generi letterari come il poemetto, la favola pastorale, l’epistolario, la scrittura mistico-religiosa e anche trattatistica, feudo esclusivo della parola maschile. Il merito delle donne di Moderata Fonte e La nobiltà et eccellenza delle donne di Lucrezia Borgia sono stati scritti proprio per rispondere alla pubblicazione, sul finire del secolo, di alcuni ribelli che criticano il sesso femminile. Ne Il merito delle donne l’autrice imposta la discussione sui meriti del sesso femminile, il che porta il discorso sull’analisi di comportamenti reali, non ideali o metafisici, del soggetto in questione: anziché esaltare la figura femminile o istruirla, Moderata Fonte preferisce partire dal modello comportamentale già in atto nella società evidenziandone le contraddizioni caratteristiche, al fine di dimostrare quanto di falso ci sia nella realtà dei rapporti fra i sessi.

Questa evoluzione della donna nel corso del XVI secolo è stata determinante per una presa di coscienza dello stato di inferiorità della figura femminile e soprattutto per la nascita di poetesse e scrittrici grazie alle quali si è potuto finalmente rappresentare come la donna vedeva se stessa in rapporto all’immagine maschile.

Di Varliero Riccardo 4°F

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