Dossier Uscita didattica

 

alla Casa Del Giovane di Pavia

Non ho mai fatto una uscita didattica così bella

Barbara Lombardi, professoressa di Inglese

Conoscevo già Vincenzo, perché era venuto a parlare in oratorio, ma ogni volta è una scoperta nuova.

Don Donato Cariboni, professore di Religione

Come mai questo dossier?

Per raccontare un’esperienza significativa, realizzata con gli alunni della classe Prima D (Liceo Scientifico) e Prima I (Liceo Scienze Sociali) del Liceo Vico di Corsico. Tutto è nato dalla collaborazione fra me e Vincenzo Andraous, iniziata nel 2003, che si concretizza con una cadenza quasi settimanale nella pubblicazione sul sito www.atuttascuola.it/andraous , da me gestito, degli articoli scritti da Vincenzo su tanti argomenti di attualità, con un particolare riguardo alle situazioni di devianza e difficoltà sociale. Con l’andare degli anni è cresciuto il desiderio di incontrare Vincenzo e capire come mai un detenuto ergastolano avesse così tante cose da dire. Questo si è realizzato l’11 marzo 2008 nell oratorio di Cesano Boscone, in una sala quasi deserta perché erano tutti a vedere lInter perdere con il Liverpool. Quell’incontro mi ha ispirato l’idea di portare Vincenzo a scuola, a parlare con i ragazzi della mia classe Prima I, dove certi discorsi sulla voglia di trasgredire e infrangere le regole sono purtroppo di tutti i giorni. A questo punto ho incontrato le resistenze di chi arricciava il naso a far venire a scuola un ergastolano (Vincenzo in realtà l’ha già fatto in altre scuole e continuerà a farlo) e allora mi sono detto: Se Maometto non va alla montagna, è la montagna che va da Maometto”. Perché non andare a incontrare Vincenzo là dove opera tutti i giorni, cioè presso la Casa Del Giovane a Pavia? E così è nata l’idea di questa gita”, di cui non vi dirò nient’altro perché parleranno da soli i testi degli alunni della Prima D. Effettivamente io ho assegnato loro un compito, come faccio spesso, da realizzarsi in un allegato di posta elettronica. Ho lasciato i loro testi così come sono, perché si intuisce che le cose che dicono non sono state scritte per far bella figura con il professore, anche perché il professore non avrebbe comunque dato un voto per questo compito on-line, ma sono state scritte con sincerità.

Luigi Gaudio, professore di Italiano

La Casa Del Giovane è a Pavia, in via Lomonaco, 43, quanto meno la struttura che noi abbiamo visitato. In realtà la segreteria della Casa Del Giovane è in Viale della Libertà 2, sempre a Pavia. Il numero di telefono è 0382 3814551, lemail cdg@cdg.it , il sito web www.cdg.it  e lemail di Vincenzo è vincenzo.andraous@cdg.it

Informazioni preliminari per studenti e genitori
Uscita didattica alla Casa Del Giovane
Lunedì 19 maggio 2008
Classi coinvolte: 1aD e 1aI
Obiettivo dell’uscita didattica: riflettere su alcuni problemi scottanti della nostra società, come droga, bullismo e carcere
Nell’ambito della programmazione interdisciplinare della classe prima è stata progettata un uscita didattica a Pavia, presso la Casa Del Giovane, una comunità che nasce grazie all’intuizione e al carisma di un sacerdote pavese, don Enzo Boschetti, che negli anni della contestazione diede avvio in modo informale all’accoglienza di persone emarginate.
Guidata, dalla scomparsa del fondatore nel 1993, da don Franco Tassone, lOpera conserva lo spirito originario e accoglie minori e adulti in difficoltà (tossicodipendenti, alcolisti, senza fissa dimora, immigrati, carcerati in regime di semilibertà, ecc.).
L’uscita didattica avrà il seguente programma:
ore 8.00 ritrovo a scuola (Viale Italia – Corsico) e partenza con il pullman
ore 9.30 arrivo alla Casa Del Giovane (Viale Lomonaco 43, Pavia) e visita della struttura
ore 10-12.30: incontro nel Teatro Nuovo Millennio”con Vincenzo Andraous, detenuto nel carcere di Pavia, in regime di semilibertà, tutor della comunità, che  collabora settimanalmente al sito del prof. Gaudio con l’invio di articoli di grande interesse sociale
(vedi la pagina web www.atuttascuola.it/andraous)
ore 12.30: pranzo al sacco all’interno della struttura
ore 14 circa: completamento della visita della struttura
ore 16.30 ritorno previsto a scuola (Viale Italia – Corsico)

Compiti on-line sull uscita didattica, svolti dagli alunni della classe Prima D

L’uscita didattica di lunedì 19 maggio è stata davvero eccezionale.
Sinceramente non mi aspettavo una cosa del genere.
L’obbiettivo era quello di comprendere e di parlare di certi argomenti che ci affiancano nella vita di tutti i giorni, anche se a volte si può pensare che questi avvenimenti capitino solo agli altri.
Durante la mattinata abbiamo visto un video, che ci ha fatto capire meglio dove eravamo, ma soprattutto sono stati evidenziati gli scopi di questa comunità (la quale dà una possibilità in più a coloro che intendono rifarsi una vita, dopo spiacevoli esperienze).
Abbiamo visitato i diversi laboratori, dove ci sono ragazzi (anche molto giovani), che lavorano, ma non da soli, in quanto sono affiancati da professionisti che  insegnano loro il mestiere,che potranno praticare una volta usciti dalla comunità.
Diverse sono state le testimonianze e tutte mi hanno colpito; infatti, scolpita nel loro volto, vedevo un’infinita voglia di poter rimediare allo sbaglio che avevano commesso.
Sono rimasta davvero sorpresa e, per la prima volta, le mie riflessioni sono andate al di là di tutto.
Ci è stato spiegato, inoltre, che coloro che risiedono alla Casa Del Giovane, non si divertono, ma lavorano sodo e per farcelo capire ancora meglio, ci hanno fatto fare un piccolo lavoretto, dove tutti collaboravamo e anche questo piccolo momento ha suscitato in me molte riflessioni.
Dopo questo percorso, abbiamo fatto una piccola pausa, abbiamo mangiato e il prof Gaudio ci ha resi partecipi di un piccolo concerto, in cui lui suonava la chitarra e alcuni di noi cantavano (ovviamente il repertorio mi ha avvicinato ancora di più ai temi trattati, in quanto non erano canzoni stupide e prive di senso, ma canzoni, che, anche se non sono della mia generazione, conosco e adoro più di quelle attuali).
L’ultima parte della nostra uscita è stata la migliore perché , finalmente, siamo arrivati al “dunque”.
Vincenzo ci ha raccontato la sua esperienza, partita dai 14 anni.
Mi sono rimaste impresse le sue parole, in quanto tutti pensano che le cose brutte avvengono solo agli altri … ma non è così.
Mi è bastato sapere che la sua vita, probabilmente, è rimasta segnata,e questo lo si può notare dal fatto che ci ha raccontato la sua storia.
Il suo messaggio era appunto quello di farci capire di non fare sciocchezze perché poi non si può tornare indietro…e ha ragione.
Alla base di tutto c’è il famoso bullismo. Tutto parte da una semplice sigaretta, che si può tramutare in droga di tutti i generi.
Basta anche un solo spinello…insomma…ricordo le parole che mi diceva la mia prof: “il passo dalla sigaretta allo spinello è breve, e ancora più breve è quello alle altre droghe”.
Queste parole le ha dette anche Vincenzo e ci ho sempre creduto…al contrario, alcuni miei compagni delle medie dicevano che erano scemenze quello che dicevano i prof, ma ora vorrei vederli e spero che non siano stati trascinati da quelli che reputano amici ma che in realtà non lo sono.
Volevo ringraziare di nuovo la Casa Del Giovane per quello che sta facendo, che è veramente una fortuna, Vincenzo, perché ci ha raccontato la sua storia e perché mi ha trasmesso molto, i prof e i ragazzi che hanno testimoniato.
Spero che la nostra scuola organizzi un nuovo incontro con Vincenzo altrimenti, se non lo farà la scuola, chiedo al prof Gaudio (come abbiamo già fatto noi, alunni della 1^D) di organizzare un nuovo incontro perché questo è “volato” ma è stato molto significativo

Melissa Galloni

Il giorno lunedì 19 maggio, siamo andati alla Casa del Giovane.
Questa casa è stata fondata da Don Enzo Boschetti nel ’71 per aiutare ragazzi e adulti in difficoltà.
Col passare degli anni questa casa è diventata una gran comunità, che comprende degli edifici per la notte, alcuni saloni e degli edifici per il lavoro.
Le persone che vivono qui, infatti, lavorano e si aiutano a vicenda.
I reparti di lavoro che abbiamo visitato, sono tre: la falegnameria, dove si rimettono a nuovo dei pezzi dantiquariato, la carpenteria, dove le persone che lavorano hanno il compito di costruire tutti gli infissi dei vari edifici della comunità ed infine l’ufficio stampa.
In ogni reparto si lavora con attenzione e con fatica, perché un piccolo errore potrebbe portare ad una gran perdita di denaro e fatica.
All’interno di questa comunità le persone si aiutano e si confidano fra loro.
Sono molto unite, e fra quelle che ho sentito io parlare, molte si sono pentite di quello che hanno fatto.
Durante questo giro, siamo stati accompagnati da Vincenzo Andraous, che ci ha spiegato e ci ha raccontato le sue esperienze.
La parte più bella, a mio parere, è quando Vincenzo ci ha parlato dalla sua esperienza.
E’ stata molto interessante e soprattutto diceva delle cose davvero profonde.
Ma la cosa che più mi ha colpito è stato il modo in cui lui parlava. Ti colpiva fino in fondo.
Invece mi sono divertita quando ci hanno fatto “lavorare”, in altre parole quando abbiamo portato le panchine al loro posto è stato carino perché ci volevano far capire che se si lavora insieme si finisce prima. E così che funziona un lavoro di squadra.
Proprio quel lavoro che tutte quelle persone là dentro attuano ogni giorno.
Questa è stata un’esperienza diversa dalle altre.
Mi ha fatto capire tante cose, oltre a quelle che già sapevo.
Spero che non sia l’ultima, perché è stata davvero interessante.

Alessandra Gigliarano

Dall’esperienza che ho vissuto durante la visita alla Casa del Giovane, ho capito molte cose sulla vita; cioè che c’è sempre una speranza anche se difficile da raggiungere.
Infatti quei ragazzi che sono tuttora nella Casa Del Giovane sono in un programma di reinserimento nella società. Lì insegnano vari mestieri per tornare a vivere normalmente e cercare di disintossicarli dai vari vizi”  tipo alcool, droga e fumo.
Sono stato molto colpito dalla loro forza di volontà, di cui ci hanno parlato nell’incontro, e dal reagire alle difficoltà; ci hanno anche detto che bisogna essere uniti in una comunità (lo dice proprio la parola), trovare un  gruppo con il quale sorreggersi nei momenti difficili, se no la strada per la risalita diventa ancora più scoscesa e più ripida.
Durante la nostra visita alla Casa Del Giovane abbiamo lavorato insieme, spostando delle panchine, in quel momento tra di noi si è creata una grande affinità: da questo forse ho capito che alla fine quel programma li aiuta proprio a trovare quella grande affinità.
La cosa che non ho capito e che non mi è piaciuta è il fatto che loro non possono vedere i familiari: questo secondo me è sbagliato, perché anzi potrebbe aiutarli a riacquistare la loro fiducia e non trovare altri modi. In fin dei conti tutti questi ragazzi devono ringraziare don Enzo Boschetti che ha saputo capire i loro problemi e come risolverli.

Gianluca Sorteni

Lunedì 19 maggio con il prof. Gaudio e la prof.ssa Lombardi siamo andati a Pavia, in una comunità di recupero chiamata Casa del Giovane”.
Arrivati, il signor Vincenzo Andraous ci ha accolti in un salone e, dopo averci fatto vedere il video del fondatore di questa comunità, Don Enzo Boschetti, ci ha spiegato come si sarebbe svolta la nostra giornata: prima un giro nelle varie sale di lavoro, poi avremmo potuto parlare con i ragazzi ed infine avremmo provato a fare il loro lavoro.
La prima sala-lavoro visitata è stata la sala stampa. Vincenzo ci ha spiegato che ogni ragazzo ( che si trovava lì per tornare sulla via giusta” ) doveva lavorare accanto ad un professionista in modo da poter imparare il lavoro da lui. Tutti le stampe sarebbero poi state vendute ed il ricavato sarebbe rimasto alla comunità.
Poi siamo passati alla sala carpenteria dove i ragazzi, lavorando il ferro facevano finestre, cancelli, porte, utilizzati poi negli edifici della comunità.
Infine siamo andati nella sala falegnameria. Qui ci siamo fermati a parlare con alcuni di loro. Un ragazzo ci ha spiegato un po i motivi per i quali era in comunità.
Si trovava lì da sei mesi perché faceva uso di cocaina; poteva vedere i genitori solo e soltanto durante le feste e la sua ragazza una volta all’anno.
Tornati nel salone Vincenzo ha continuato a spiegarci la vita all’interno della comunità, con tutte le sue regole da rispettare; mentre ci spostavamo nel cortile dove dei ragazzi ci aspettavano per lavorare con loro.
Ci hanno dato dei guanti e ci hanno spiegato che avremmo dovuto smontare delle panchine e dei tavoli per poterli chiudere e portarli in magazzino.
Noi tutti siamo rimasti sorpresi perché non ci aspettavamo questo tipo di lavoro ed alcuni di noi si sono astenuti dal farlo, ma la maggior parte l’ha fatto per provare a svolgere il lavoro di chi sta in comunità.
Terminato, siamo tornati al salone per mangiare i nostri panini.
Vincenzo, nel pomeriggio ci ha raccontato la sua storia: fin da bambino creava diversi problemi, si comportava da bullo era violento, i suoi compagni di scuola avevano paura di lui. All’età di quattordici anni è entrato per la prima volta in carcere per aver rubato unauto, averla guidata ed essere finito contro un albero. Dopo quella prima volta ce ne sono state molte altre, tanto da raccontare di aver girato purtroppo quasi tutti i carceri minorili. Adesso si trovava in comunità per essere stato condannato allergastolo, e col passare degli anni gli hanno tramutato la pena in semilibertà, infatti alla sera ritorna in carcere per poi riuscire al mattino per tornare in comunità.
Questa uscita ci dovrebbe far capire che basta poco per finire in guai seri e rovinarsi la vita. La fortuna di queste persone è che esistono diverse comunità che danno loro la possibilità di tornare sulla giusta strada.
Un grazie a Vincenzo per averci raccontato un po’ la sua storia con l’intento di aiutarci a non fare errori simili a quelli fatti da lui e dai ragazzi; ma soprattutto ringrazio il professor. Gaudio per aver organizzato un’uscita didattica così interessante: non mi era mai capitato di vedere dei ragazzi in una comunità. Quest’uscita mi ha fatto riflettere molto sulla superficialità che molti ragazzi mettono nel fare le cose, senza pensare alle conseguenze che potrebbero derivare de ciò che fanno.
Mi piacerebbe molto che, dopo quest’uscita, ne seguissero altre altrettanto interessanti.

Altea Frasca

Il racconto di Vincenzo Andraous mi ha colpito

Il giorno 19 maggio 08 siamo andati a Pavia in una comunità di recupero per tossicodipendenti, drogati e cocainomani, chiamato La Casa Del Giovane”. Siamo stati accolti con grande entusiasmo da Vincenzo Andraous, il quale ci ha parlato per un buon quarto dora, introducendoci alla visione del filmato che stava per mostrarci. Il filmato conteneva il racconto dell’ormai defunto fondatore dell’istituto don Enzo Boschetti nel quale egli raccontava come era nata questa comunità, quelle che erano state le difficoltà, e devo dire che inizialmente ero rimasto impressionato dalla forza e dalla determinazione di quest’uomo. Si potrebbe dire che per un prete la carità e la compassione sono pane quotidiano, ma in questo caso non cera solo questo, cera molto di più: cera la voglia di innalzare un grande progetto (alludo a tutte le comunità che si basano sull’ideale di don Enzo Boschetti), che poi nel futuro si sarebbe rivelato molto importante e di grande aiuto per tantissime persone. La casa del giovane è nata in una vecchia e malandata abitazione di periferia, nella quale don Enzo ha cominciato a raccogliere ragazzi, intorno ai 14-20 anni, che la notte giacevano ai bordi delle strade di Pavia completamente devastati e incapaci di ritornare a casa. Tutto ciò accadeva intorno agli anni settanta e Vincenzo, dopo il video, ci ha spiegato il motivo di tanta dipendenza dalla droga da parte dei ragazzi. Infatti quegli anni erano stati anni di crisi durante i quali, migliaia di giovani si ribellavano al mondo degli adulti a volte in modo violento e distruttivo. Vincenzo parlava di intere generazioni (come la sua) scomparse, svanite, finite dalleroina. In questa conversazione noi come ascoltatori siamo intervenuti più di una volta per domandare e dare la nostra opinione e questo ci ha giovato perché ci siamo tolti molte curiosità. Dopo questa introduzione siamo usciti dallaula conferenze e siamo andati a vedere le attività dei ragazzi accolti nella comunità. In queste attività i ragazzi imparano un mestiere per poter ricominciare una nuova vita dopo i tre anni di comunità. Abbiamo visitato la falegnameria, la carpenteria e la tipografia. Dopodiché, abbiamo spostato delle panchine che erano nel cortile e le abbiamo portate nel ripostiglio dove venivano chiuse e disposte in fila. Dopo il pranzo e un’ora circa in cui siamo stati tra di noi giocando, suonando e scherzando, tornati nell’aula conferenze, abbiamo affrontato per la seconda volta il tema della giornata. Questa seconda conversazione a mio parere è stata la più interessante e impressionante. Vincenzo ha iniziato raccontandoci una storia che parlava di una scuola molto anonima, di una classe anonima e di un ragazzino ancora più anonimo. Il ragazzino durante la lezione tirò in testa alla maestra, che stava scrivendo alla lavagna, un cancellino e quella, colpita, scoppiò in lacrime ed uscì dalla classe. Quando arrivarono il preside e gli altri insegnanti nessuno disse chi fosse stato a tirare il cancellino, poiché quel ragazzino era un bullo” e intimoriva i suoi compagni: tutta la classe venne sospesa. Poi Vincenzo ha detto una cosa che mi ha lasciato di stucco: «Sapete chi era quel ragazzino? Quel bullo ero io!». Devo dire che non me lo sarei mai aspettato anche perché la prima impressione che avevo avuto su di lui era stata positiva. Le storie della sua vita che ci ha raccontato hanno fatto molto scalpore tra noi. Siamo rimasti immobili lì a bocca aperta ad ascoltarlo tutti in silenzio. Ha raccontato di quando ha rubato la prima auto e di come poi uno dei suoi amici abbia perso la vita quando si sono schiantati a 140km/h contro un platano. Ci ha parlato di come poi sia passato per tutti i carceri minorili d’Italia, da Nord a Sud, e di come poi la sua vita sia stata tutta un fallimento. Ora che sta scontando la pena vuole far sì che altri ragazzi non commettano quell’errore e cerca di rimediare aiutando i giovani a costruire un futuro migliore.

Lorenzo Bortoluzzi

Per me l’incontro alla Casa del Giovane è stato un’occasione preziosa per una profonda riflessione sui problemi del bullismo, della droga e del carcere. In quel giorno ho conosciuto ragazzi pentiti, che avevano deciso di cambiare stile di vita perché quello di prima non portava da nessuna parte, solo al carcere, e finalmente credo che abbiano capito il senso della vita, il motivo per cui è inutile rovinarsela assumendo delle sostanze e com’è bello invece aiutare gli altri gratuitamente, come sentirsi dire un”grazie”, detto con il cuore, faccia provare una gioia immensa. Mi ha molto colpita la testimonianza di Vincenzo, le sue parole forti e dirette mi hanno trasmesso la sua sofferenza, il suo dolore per la tragica fine che ha fatto fare a delle persone, la sua rabbia per ciò che ha commesso e il desiderio di farci comprendere che bisogna denunciare e non coprire per paura coloro che commettono atti di bullismo perché così forse si riesce a riportarli sulla strada giusta prima che percorrano tutta la strada sbagliata e, solo dopo averla percorsa per intero, accorgersi di aver sbagliato e di aver buttato al vento una parte della vita. Di Vincenzo ammiro la grande forza d animo e di volontà di andare avanti e di migliorarsi sempre, impegnandosi affinché noi ragazzi non cadiamo in quella strada buia e sbagliata, ma possiamo sempre camminare sulla strada luminosa. Per fare questo, ci dice Vincenzo, dobbiamo sostenerci e aiutarci a vicenda. Non dobbiamo usare gli altri solo per fare il nostro interesse, non dobbiamo credere che lo spinello sia una droga più leggera, che non faccia niente, perché non è così e Vincenzo ce lo ha dimostrato sulla sua stessa pelle e adesso sta ancora pagando i danni, i dazi. Secondo me è molto difficile riuscire a vivere serenamente una vita normale, con i soliti piccoli, e a volte, insignificanti e banali problemi, avendo sulla coscienza la morte di alcune persone. Ma Vincenzo è riuscito a sorridere ancora alla vita, non si è dato per vinto e si è impegnato per il bene degli altri. Io gli dico di fare ancora questo tipo di incontro perché è molto toccante, significativo ed istruttivo. Dà lezioni di vita. Ora è un uomo di grandi valori ed ideali, legato alla famiglia e alla fede. Continua così Vincenzo, che vai forte!!!
Serena Dipilato
La storia di Vincenzo Andraous
La storia di Vincenzo Andraous è la storia di uomo che ogni giorno ha il pensiero che la notte dovrà ritornare in carcere fino al resto dei suoi giorni.
La sua storia da bullo inizia da quando aveva quattordici anni; un giorno a scuola durante una lezione mentre la prof scriveva alla lavagna lui prese un cancellino e lo scagliò violentemente contro il collo della prof, dopo questo fatto non si venne a sapere il colpevole di questo atto e siccome tutti avevano paura di confessare l’accaduto perché poi se la sarebbero vista con il bullo della classe, tutti vennero sospesi per colpa di uno soltanto: il bullo.
Nella sua vita Vincenzo ha compiuto molti atti violenti e ingiusti, ma la prima volta che si fumò uno spinello, che tutti pensano che sia una roba leggera ma in realtà è uguale a tutte le altre, rubo come al suo solito una macchina e fece un giro con i suoi amici per poi schiantarsi contro un platano a 140 km/h e uccidere un suo amico; tutto questo per un semplice spinello che tutti sottovalutano.
Dopo questo Vincenzo finì in un carcere minorile e grazie alla sua condotta girò tutti i carceri minorili d’Italia, da quello di Milano fino a quello a Palermo.
Dopo questo lui continuò a fumarsi le canne e questo lo portò alla casa del giovane, portato da Don Enzo Boschetti fondatore di questa; all’inizio la casa del giovane era solo uno scantinato dove si riunivano le persone in difficoltà coma Vincenzo, ma con il tempo tutto questo si è ingrandito fino a costruire 18 case del giovane. Oggi Vincenzo si ritrova a fare il tutor nella Casa Del Giovane di Pavia, e ogni giorno guida intere classi attraverso questo plesso che aiuta i giovani tossicodipendenti facendoli lavorare come carpentieri, falegnami o tipografi, assistiti da esperti che gli insegnano il lavoro per un futuro impiego. Oggi Vincenzo aiuta i giovani che hanno avuto la sua stessa storia cercando di cancellare il pensiero della droga di ogni ragazzo che entra nella casa del giovane.

Simone Specchio

Lunedì 19 Maggio 2008, credo sia una data che ricorderò molto a lungo. Infatti, penso che queste tematiche così complicate come la tossicodipendenza oppure la prigione, devono essere raccontate al meglio da quella gente che ha vissuto queste esperienze in prima persona. Proprio per questo sono rimasto molto colpito dalle testimonianze da parte soprattutto del signor Vincenzo, perché abbiamo ascoltato principalmente lui, e devo dire anche che sono contento dal fatto che le persone come Vincenzo e come tutti gli altri all’interno di questa grande famiglia, perché per me “La casa del giovane” è una grande famiglia; di essersi resi conto degli errori commessi e di essere soprattutto le prime persone a dire principalmente a noi adolescenti di non fare le cavolate che hanno fatto loro perché hanno capito e perché fanno bene a fare le due cose che stanno facendo: aiutare le persone che sono cadute in questo tranello che tossicodipendenza e prigione formano, e non far cadere in questo tranello le persone più giovani, proprio come noi adolescenti.
Luca Palladino
Inizio ringraziando il prof. Gaudio, che ci ha dato la possibilità di passare una giornata molto interessante e anche divertente, facendoci riflettere su tematiche molto profonde e attuali, che possono capitare proprio al nostro vicino”, dice Vincenzo. Ringrazio anche la prof. Lombardi che ha ritenuto importante quest’idea e ci ha accompagnati.
Un grazie a Vincenzo Andraous, che mi ha colpito come persona ed è riuscito a trasmettermi l’importanza di problemi quali la droga e il bullismo con il suo racconto molto toccante, grazie davvero. Se il suo intento era quello di farci passare una bella giornata e farci riflettere e apprezzare quello che ci diceva, beh ecco, ci è riuscito in pieno!
Spero di vivere altre esperienze di questo tipo, perché secondo me sono queste le cose, che più delle altre, ti fanno crescere!
Silvia Favale
Ringrazio Vincenzo per la magnifica esperienza fatta da me e dai miei compagni, apprezzata da tutti, e mi auguro che la possano fare anche altre classi, che capiscano l’importanza e il valore della vita che non va mai sprecata o data per scontato, perché nulla  va preso superficialmente o sotto gamba, visto che nessuno ti dà una seconda chance.
Per me questa gita è stata molto istruttiva anche perché mi ha fatto capire quanto il gruppo sia importante per affrontare situazioni difficili, e che quindi è meglio e più facile condividere i nostri fardelli con gli altri, piuttosto che portarli da soli, in modo che si alleggeriscano”.
Inoltre ringrazio il professor Gaudio e la professoressa Lombardi che ci hanno permesso di fare questa uscita didattica che ci ha insegnato così tante cose e li ringrazio in particolare per averci sopportato, nonostante siamo delle pesti.
Chiara Invernizzi
Professor Gaudio, la ringrazio di cuore per aver organizzato questa gita; ringrazio anche il signor Vincenzo per le sue parole, che mi hanno spinto a ragionare molto su argomenti quali bullismo, carcere e droga.
Per quanto riguarda il bullismo, ero già fermamente convinta che non fosse una bella cosa, ma grazie a questa uscita ho capito ulteriormente che i “bulli” non sono affatto un esempio da seguire.
Anche vedere quegli uomini e quei ragazzi che si impegnavano ad andare avanti, a lasciarsi alle spalle il passato, ha suscitato in me forti emozioni che mi hanno fatto capire che quel che era capitato a quegli uomini, mi interessava, anche se non direttamente e che quindi non dovevo pensare “tanto non capiterà a me”.

Marianna Diterlizzi

Postfazione
I ragazzi della prima I, di scienze Sociali, invece, hanno fatto prima una discussione e poi un tema in classe su questa uscita, dimostrando uguale interesse e riconoscenza per questa utile (si spera) uscita didattica. Anzi, gli alunni della Prima I sono stati ancora più partecipi nel corso dell’uscita didattica e hanno fatto molte più domande a Vincenzo e ai ragazzi della comunità, provando così come talvolta vale di più l’esperienza diretta di chi (magari tuo coetaneo) certe cose le ha fatte (e si pente amaramente) che non il predicozzo astratto che cade dall’alto.
Spero che questo lavoro sia utile a diffondere certe conoscenze, non meno importanti di altre.

Luigi Gaudio