Dubbi dellon. Aprea


sulla qualità scuola italiana

Quello che i ragazzi imparano a scuola è quello che il Paese si attende?
Tuttoscuola – 23 novembre 2009
L’on. Valentina Aprea, presidente della Commissione Cultura della Camera, intervistata da il sussidiario.net sul rapporto pubblicato dall’Invalsi relativo agli apprendimenti rilevati nel corso del 2008-09 nella scuola primaria per alunni delle classi seconde e quinte, ha dichiarato, soddisfatta, che “grazie all’ottimo lavoro dell’Invalsi riusciamo a conoscere sempre meglio la situazione educativa e quindi sempre di più la reale mappa degli apprendimenti dei nostri studenti”.

I dati, incrociati con quelli dei rapporti internazionali, “ci danno come prima informazione il fatto che la scuola primaria regge. Regge sugli apprendimenti fondamentali in seconda e in quinta elementare, un fattore che noi avevamo previsto e la cui verifica ci conforta particolarmente, ma non possiamo ancora accontentarci.

Aprea, insomma, difende sostanzialmente il livello qualitativo della scuola primaria, nei confronti della quale, un anno fa diversi esponenti della maggioranza avevano, invece, avanzato critiche pesanti, forse per giustificare la scelta del maestro unico e della riduzione delle compresenze.

A proposito delle notevoli differenze dei livelli di apprendimento rilevati tra gli alunni del sud e quelli delle altre regioni, Aprea ha riconosciuto che “emerge con chiarezza che c’è molta differenza. Ma non solo tra nord e sud. Il dato sorprendente e particolarmente fastidioso riguarda la notevole varianza di qualità degli insegnamenti anche all’interno delle stesse aree geografiche, la differenza fra una scuola e l’altra è sorprendentemente molto alta. Certo, è più alta al sud piuttosto che nel nord, però questo dato ovviamente non può essere motivo di serenità“.

Riferendosi agli insegnanti chiamati a riflettere sui dati Invalsi e ad avviare una autovalutazione di scuola, Aprea ha dichiarato: “La domanda che devono imparare a porsi è ‘quello che i ragazzi imparano a scuola è quello che il Paese si attende dalla frequenza della scuola per il tipo di investimento, di indicazioni nazionali e via dicendo o no?'”.