
4 assi culturali e 8 competenze chiave di cittadinanza nel DM 139/2007
22 Giugno 2026Il ministro Giuseppe Valditara, seguendo una tendenza adottata da molti governi, ha vietato l’uso dei telefonini a scuola fino a una certa età.
Prima di introdurre un divieto, tuttavia, sarebbe stato utile indagare le ragioni profonde che rendono i giovani così attratti, fino a diventarne prigionieri, dei social e dell’intrattenimento digitale. Tra le diverse motivazioni, due emergono con particolare evidenza: la valorizzazione dell’io e la partecipazione.
La prima riguarda la centralità dell’identità personale nei contesti digitali, la seconda traspare con tutta evidenza nei videogiochi: gli obiettivi sono chiari, le strategie elaborate producono risultati che, capitalizzati, facilitano il successo.
La disposizione dei banchi scolastici, tutti orientati verso la cattedra, è un inequivocabile sintomo del male che affligge l’istituzione scolastica. Non si tratta soltanto di una scelta organizzativa, ma della rappresentazione spaziale di un modello comunicativo ancora rigidamente verticale, in cui il sapere procede in un’unica direzione: dall’insegnante agli studenti. Ne deriva un’impostazione implicita della relazione didattica fondata sull’adeguamento dello studente a un messaggio già definito e non negoziabile.
Si finisce così per contraddire un principio fondamentale della comunicazione educativa: la necessità di costruire il messaggio anche in funzione delle attese del destinatario, non solo per la sua efficacia, ma soprattutto per renderlo condivisibile e significativo per chi lo riceve.
L’avvento dell’intelligenza artificiale conversazionale, capace di intrecciare relazioni tra ambiti diversi dell’intero sapere umano, rende ormai indilazionabile un ripensamento profondo delle modalità con cui si stimola la tensione cognitiva dei giovani e si organizza l’esperienza formativa scolastica.
Il problema non è lo smartphone ma il modello di scuola che lo circonda.



