Ulisse di Omero

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Eroe e antieroe

Ulisse di Omero

   Nella società omerica, nel complesso, gli uomini hanno una concezione unitaria di ciò che è buono e cattivo. I Greci, e allo stesso modo i Troiani, sanno che cosa sia un “uomo buono”,  un “anér agathòs”. Per loro non è dubbio in che cosa consista la “virtù” (arethé), essa comprende molte cose: nobile origine, qualità fisiche, successo e fama irreprensibile. L’uomo deve essere coraggioso e aver successo in guerra, deve essere forte, grande e bello, deve parlare bene in assemblea e dare consigli ragionevoli, ma deve anche essere ricco e potente.

Quanto più un uomo possiede queste “virtù”, tanto maggiore è il prestigio e l’onore di cui gode.

   L’Ulisse dell’Iliade e l’Ulisse dell’Odissea non sono  uguali per cui non si potrebbe parlare di un solo Ulisse omerico. E dei due ci ricordiamo più facilmente quello dell’Odissea, che è poi quello che è servito come motivo ispiratore agli altri poeti.

   L’Iliade fa di Ulisse un uomo veramente completo, dalle proporzioni armoniche, capace di tutto e pronto ad ogni necessità, che tempera l’energia irruente, realizzatrice dell’azione, con la sagacia della mente che sa consigliare, con l’eloquenza delle parole che persuadono e trascinano.

   Nell’Odissea troviamo un Ulisse alquanto diverso, di cui vengono accentuate alcune qualità. E’ diverso prima di tutto il rapporto fra l’eroe e la narrazione: nell’Iliade la figura di Ulisse  è posta accanto ad altre e nessuna eccelle veramente, neppure quella di Achille; l’Odissea , invece  è il poema dell’ “uomo di multiforme ingegno che molto errò” e tutta  la narrazione è incentrata su di lui. Però, sebbene la totalità umana di Ulisse non venga rinnegata, si insiste di più sulle scaltrezze del suo ingegno, facendone l’astuto per eccellenza e vi si aggiunge un elemento nuovo, quello dell’audacia che è curiosa di vedere, di  sapere tutto, diventando così il primo dei cosiddetti Ulissidi.

   Accanto alla nostalgia c’è curiosità di vedere, audacia, spirito avventuroso, come se  tutto questo ritardasse la conclusione del ritorno.

   La struggente voglia di tornare è una realtà nella psicologia di Ulisse, ma lo è anche la voglia di andare, il gusto dell’ignoto: due elementi contrastanti della sua figura umana, che Omero ha unito, quasi ad indicare le due dimensioni sulle quali è costruito l’uomo.

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