Esprimere le proprie idee su matrimonio e famiglia non è mai un insulto – CitizenGO

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Firmate e diffondete la seguente petizione di CitizenGO, riguardante il documento “Linee guida per un’informazione rispettosa delle persone LGBT”, a cura del Dipartimento delle Pari Opportunità,

Il testo dichiara di voler contribuire all’abolizione degli stereotipi e dei discorsi pregiudizievoli nei confronti delle persone LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transessuali). Alcune delle indicazioni fornite sono sacrosante (e così ovvie da essere quasi inutili): le persone LGBT non devono essere insultate, descritte in modo stereotipato, offese o discriminate in quanto tali. Purtroppo, il documento va ben oltre, fino a rappresentare un vero e proprio testo propagandistico dell’ideologia gender e dei cosiddetti “diritti delle persone LGBT”. Di seguito alcuni esempi:
  • Matrimonio e famiglia: il documento diffida dal parlare di “famiglia tradizionale” (quella composta da un uomo e una donna) e di “matrimonio gay”, affermando che le unioni tra persone dello stesso sesso non vadano differenziate dai matrimoni tra uomo e donna e che le “famiglie omogenitoriali” non debbano essere linguisticamente distinte dalle altre. Questo punto è evidentemente lesivo della libertà di opinione di tutti coloro che credono che il matrimonio sia riservato alle unioni tra uomo e donna e che solo questa istituzione possa fondare una famiglia autentica.
  • Politica e diritti: da un lato il documento sconsiglia di legare le tematiche LGBT all’intervento di specialisti (come psicologi e psicanalisti) per non “depoliticizzare le questioni inerenti i diritti LGBT”, ma dall’altro lato a sua volta neutralizza il dibattito su tali questioni (matrimonio tra persone dello stesso sesso, adozione e così via), dando per scontati provvedimenti e dispositivi legislativi attualmente inesistenti e bollando tutto il resto come pregiudiziale e discriminatorio.
  • Dibattiti: si afferma che “non è affatto ovvio” proporre contraddittori sui diritti delle persone LGBT. Ancora una volta, si scambiano i diritti individuali (sacrosanti per tutti gli individui, senza distinzione alcuna) con le discussioni sull’istituto della famiglia e del matrimonio, che non hanno nulla a che fare con i diritti delle persone e che devono essere oggetto di dibattito democratico.
  • Discorsi d’odio: si afferma di voler combattere i discorsi di incitamento all’odio (obiettivo ovviamente encomiabile), ma di fatto si finisce col considerare tale tutto ciò che non si dichiara favorevole all’estensione del matrimonio alle coppie formate da persone dello stesso sesso.
  • Neutralità: il documento si avvale dell’autorità e della neutralità dovute al suo carattere istituzionale, ma di fatto esprime opinioni politiche e ideologiche tutt’altro che asettiche, e di conseguenza orienta i mass media e l’opinione pubblica che ne fruisce, sia in modo diretto (ad esempio, dichiarandosi nemmeno troppo velatamente a favore dell’introduzione del cosiddetto “matrimonio gay”) sia indirettamente (come quando si consiglia di non utilizzare l’espressione “utero in affitto” e di sostituirla con “gestazione di sostegno”, come se una diversa espressione linguistica potesse far scomparire le enormi problematiche etiche e giuridiche legate a questa prassi).
In generale, il documento confonde continuamente il rispetto per le persone LGBT (che è assolutamente doveroso, così come il rispetto per tutte le persone, senza distinzioni in base all’orientamento sessuale) con le rivendicazioni di modifiche a istituti della società (come matrimonio e famiglia) che non c’entrano nulla nè con i diritti individuali nè con il rispetto dovuto a ogni essere umano.
Affermare che il matrimonio è l’unione di un uomo e una donna e che così dovrebbe essere per legge o dichiarare che un bambino deve essere cresciuto da un padre e una madre (e affermare queste cose senza violenza o insulti) non vuol dire mancare di rispetto a nessuno, ma semplicemente significa esprimere un’opinione politica. Non si capisce perché il Dipartimento delle Pari Opportunità debba vietare a un giornalista di esprimersi su queste tematiche, perché il dibattito democraticodebba essere sospeso in nome del politically correct, perché le decisioni su questi temi debbano esser prese a priori rispetto al Parlamento e all’opinione pubblica,perché chi non è in linea con queste convinzioni politiche debba essere tacciato di omofobia e intolleranza.
Per tutte queste ragioni, ti chiedo di sottoscrivere e diffondere questa petizione di CitizenGO, cliccando sul link seguente:
Per ogni firma, il presidente dell’Ordine dei giornalisti Enzo Iacopino riceverà una e-mail che gli chiede di non adottare queste linee guida liberticide all’interno del codice deontologico della professione giornalistica.
Grazie del tuo impegno in difesa della libertà di opinione di chi crede nel valore della famiglia.
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