FRANCESCO HAYEZ – Pietro Rossi prigioniero degli Scaligeri

Pietro Rossi prigioniero degli Scaligeri (1820)



    È l’opera che spedisce a Milano per presentarsi, venendo così introdotto nell’ambiente borghese con cui condivide gli ideali. L’opera riscuoterà infatti molto successo per gli ideali risorgimentali proposti in essa:
    Soggetto storico: si rifà ad un episodio della storia antica (‘400). Il protagonista è un nobile cavaliere dei tempi passati che risponde alla chiamata del suo signore per difendere le terre minacciate dallo straniero: rinuncia e abbandona così casa ed affetti per partire a dare la vita per la sua patria (infatti sarà fatto prigioniero dei nemici). Scegliendo un episodio minore della storia italiana, e quindi poco noto, l’alternativa da lui scelta è quella di adottare un titolo molto lungo (di cui ora si ripropone solo una parte) che spieghi e renda evidente il contenuto della scena. In ogni caso la colta borghesia milanese conosceva l’episodio: ciò mostra che loro erano i veri destinatari dell’opera.

    Teatralità e gestualità: si capisce dalle eclatanti pose delle figure femminili che mostrano dolore per la partenza forse senza ritorno del loro caro perché il Romanticismo artistico italiana è stato definito “teatrale”. Le figure sono come fisse in pose eloquenti (il poggiarsi sulla spada del cavaliere, le mani congiunte in preghiera della giovane fanciulla di spalle, le mani della madre che lo invitano a restare). Oltre alla gestualità ricalcata, anche gli sguardi e la stessa disposizione dell’opera è teatrale. Infatti lo sfondo è scenico, come una quinta teatrale, e le figure sono disposte ad emiciclo intorno al protagonista, come fosse un proscenio. Grazie a questa particolare tensione ad esplicitare con il corpo sentimenti e pensieri, il soggetto dell’opera diventa chiaro ed esplicito anche per chi non conosce l’episodio storico, e l’osservatore si ritrova immediatamente ad immedesimarsi nei personaggi.