Galileo tra sensate esperienze e matematiche dimostrazioni

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Analisi: Galileo tra sensate esperienze e matematiche dimostrazioni

Obiettivi:

  • comprendere il significato dei brani
  • contestualizzare l’analisi
  • individuare figure retoriche e analizzare lo stile della prosa di Galileo

Valutazione:

  • comprensione p. 3
  • contestualizzazione p. 3
  • analisi stilistica p. 2
  • considerazioni personali p. 2

Tempo: 4 ore; spazio: 4 colonne di foglio protocollo divisi a metà

Traccia:

Analizzare i testi mettendo in luce la portata della confutazione galileiana che fu percepita eversiva dall’ideologia dominante dell’epoca e che fondò un nuovo modo di pensare valido fino ai giorni nostri.

Sulle osservazioni di Galileo circa le sue “montagne della Luna”nel Sidereus Nuncius si legge:

Già nel quarto o quinto giorno dopo la congiunzione, quando la Luna ci si mostra con i corni splendenti, il termine che divide la parte oscura dalla luminosa non si stende uniformemente secondo una linea ovale, come in un solido perfettamente sferico dovrebbe accadere, ma è segnato da una linea diseguale, aspra e notevolmente sinuosa […]. Un gran numero di piccole macchie nericce, del tutto separate dalla parte oscura, cospargono dovunque tutta la plaga già illuminata dal Sole, soli eccettuati quei luoghi dove si trovano le macchie grandi ed antiche […]. Le suddette piccole macchie tutte concordano in questo, nell’aver la parte nericcia rivolta verso il luogo del Sole; mentre nella parte opposta al Sole appariscono coronate da contorni molto lucenti, quasi da montagne accese. Ma un aspetto del tutto consimile lo abbiamo sulla Terra al levar del Sole, quando non essendo ancora inondate di luce le valli, pur vediamo quei monti che le circondano dalla parte opposta al Sole ormai tutti fulgidi e splendenti; e come le ombre delle cavità terrestri, via via che il Sole s’innalza, diminuiscono, così anche queste macchie lunari, col crescere nella Luna della parte luminosa, vanno perdendo le tenebre.

(Galileo Galilei, Sidereus Nuncius, Marsilio Editore, 1993, pagg. 91-93)

  1. Galielo spia la Luna con il cannocchiale e le sue osservazioni mandano in pezzi la fabbrica dei cieli aristotelico-tolemaica. Se non ci fosse stato quel primo rozzo strumento sarebbero ben diverse non solo la fisica e la biologia, ma anche le nostre esperienze quotidiane.
  2. Qual è la figura retorica di cui si avvale Galileo per dimostrare il principio di simmetria che afferma l’universalità delle leggi fisiche? Perché questo principio minava uno dei dogmi dell’aristotelismo tradizionale?

Nella seconda giornata del Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo Sagredo racconta l’aneddoto del notomista:

“Ed accadde quel giorno, che si andava ricercando l’origine e nascimento dei nervi […]; e mostrando il notomista come, partendosi dal cervello e passando per la nuca, il grandissimo ceppo dei nervi si andava poi distendendo per la spinale e diramandosi per tutto il corpo, e che solo un filo sottilissimo come il refe arrivava al cuore, voltosi a un gentil uomo ch’egli conosceva per filosofo peripatetico […] gli domandò s’ei restava ben pago e sicuro, l’origine dei nervi venir dal cervello e non dal cuore; al quale il filosofo […] rispose: ‘Voi mi avete fatto vedere questa cosa talmente aperta e sensata, che quando il testo d’Aristotile non fusse in contrario […] bisognerebbe per forza confessarla per vera’.”

Sagredo sottolinea “la stravaganza della risposta del Peripatetico, il quale contro a così sensata esperienza non produsse altre esperienze o ragioni d’Aristotele, ma la sola autorità ed il puro ipse dixit”. Ad un certo punto Simplicio sbotta: “Ma quando si lasci Aristotile , chi ne ha da essere scorta nella filosofia?” Salviati allora lo invita a un questo ragionamento: “Però, signor Simplicio, venite pure con le ragioni e con le dimostrazioni, vostre o di Aristotile, e non con testi e nude autorità, perché i discorsi nostri hanno a essere intorno al mondo sensibile, e non sopra un mondo di carta”.

  1. Chiarire e contestualizzare la portata della messa in discussione dell’ipse dixit
  2. Individuare la teatralità dei passi citati e lo stile comico e realistico; spiegare la metafora presente nel testo.
  3. Attuale od obsoleta la contrapposizione fra treoria ed esperienza?

L’universo come grandissimo libro in cui l’occhio dell’uomo può contemplare la verità è un’immagine ricorrente; Galileo, nel Saggiatore, dice che “la filosofia è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi agli occhi (io dico l’universo), ma non si può intendere se prima non s’impara a intender la lingua, e conoscere i caratteri, ne’ quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi, ed altre figure geometriche, senza i quali mezi è impossibile a intenderne umanamente parola; senza questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro laberinto”.

  1. Qual è la filosofia cui si riferisce Galileo che è scritta in questo grandissimo libro?
  2. Individuare e spiegare il passaggio dall’empirismo alla concettualizzazione astratta nel processo della conoscenza.
  3. Spiegare la differenza tra il Dio geometra e architetto del Medioevo e il significato che Galileo attribuisce a questa immagine.

Anche nella descrizione del luogo che può attenderci post mortem Galileo usa la matematica e la geometria e questa sua descrizione per schematizzare l’Inferno dantesco è stata utilizzata da tutti i libri scolastici fino ai giorni nostri:

“…immaginiamoci una linea retta che venga dal centro della grandezza della terra (il quale è ancora centro della gravità e dell’universo) sin a Ierusalem, ed un arco che da Ierusalem si distenda sopra la superficie dell’aggregato dell’acqua e della terra per la duodecima parte della sua maggior circonferenza: terminerà dunque tal area con una delle sue estremità in Ierusalem; dall’altra sino al centro del mondo sia tirata un’altra linea retta, ed avremo un settore di cerchio, contenuto da le due linee che vengono dal centro e da l’arco detto: immaginiamoci poi che, stando immobile la linea che congiunge Ierusalem con il centro, sia mosso in giro l’arco e l’altra linea, e che in tal suo moto vada tagliando la terra e muovasi fin tanto che ritorni onde si partì; sarà tagliata della terra una parte simile ad un cono: il quale se ci immagineremo essere cavato della terra, resterà, nel luogo ov’era, una buca in forma di conica superficie; e questa è l’Inferno.”

Audio Lezioni su Galileo Galilei del prof. Gaudio

Ascolta “Galileo Galilei” su Spreaker.

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