Svolgimento dell’analisi del testo Petrarca e la primavera

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Svolgimento dell’analisi: Petrarca e la primavera (qui la traccia)

Ci sono delle date fatali nella vita di ciascuno di noi a cui far corrispondere emozioni e sentimenti. Per Petrarca la data fatale è il 6 aprile: nella chiesa di Santa Chiara ad Avignone Petrarca incontra Laura – è l’anno 1327 – e nel 1348, stesso giorno e stesso mese, Laura muore.

Per il poeta la primavera è la stagione più crudele: la natura rinasce alla vita ma a lui corrisponde la morte nel cuore. Quel cuore che è stato sigillato dalla morte della sua donna – le chiavi sono ormai in cielo – morte che ha fatto della vita del Petrarca un deserto, una landa desolata. In primavera è nato il suo amore per Laura e in primavera Laura è morta.

Lucrezio, nell’incipit del suo poema invoca Venere, la dea dell’amore e della vita, che con i venti di primavera ridà forza ed energia alla natura: il suo apparire primaverile infonde in tutti gli esseri il desiderio di riprodurre la magia della vita.

Il provenzale Bernart de Ventadorn nella sua lirica, Canzone di Primavera, associa la gioia della natura al sentimento gioioso del suo animo innamorato e la rinascita primaverile della natura è un tema frequente nella poesia dei trovatori provenzali; a volte però l’armonia appare in lacerante contrasto con lo stato d’animo del poeta; contrasto che emerge anche in Lucrezio, quando alla presenza di Venere, l’amore, la pace, viene affiancata la  figura di Marte, la morte, la guerra.

Questo contrasto nel sonetto Zephiro ritorna, e ‘l bel tempo rimena è evidentissimo. Petrarca realizza nel sonetto uno stacco nitido tra le quartine e le terzine opponendo, anche sintatticamente,

il piano oggettivo della descrizione a quello soggettivo dell’introspezione.

La costruzione sintattica delle quartine è semplice. Nella prima il soggetto, Zephiro, è seguito da un verbo intransitivo, “torna”, e poi dal transitivo “rimena”. Questo verbo è a sua volta preceduto dal suo primo oggetto, il bel tempo, e seguito da altri cinque, tutti legati dalla congiunzione e. Gli effetti vivificanti del vento primaverile infondono pienezza vitale e  gioia per lo splendore della primavera. L’andamento ritmico della quartina è sostanzialmente binario, con leggere variazioni, quasi ad accompagnare in modo armonico ed equilibrato il leggero spirare del vento di primavera.

Nella seconda quartina permane il senso di pienezza vitale dell’elencazione dei primi versi: quelli che prima erano oggetti diventano soggetti di cinque brevi proposizioni coordinate in cui l’idea di totalità è comunicata, oltre che dall’enumerazione in sé, dall’accordo di più soggetti con un verbo al singolare – “l’aria et l’acqua et la terra è d’amor piena” – e dall’impiego di un soggetto indefinito e onnicomprensivo – “ogni animal”. E’ questo un implicito richiamo all’unicità della causa di tutto, il principio vitale simboleggiato da Zefiro, che così collega le due quartine.

Le quartine costituiscono quindi una sorta di felice inno alla vita e lo stesso tema della ciclicità della stagione, Zefiro torna, fa sorgere l’illusione che forse anche l’amore potrebbe rinascere nell’animo del poeta. Ma la congiunzione avversativa introduce un drastico ribaltamento di prospettiva: infatti, nonostante la ripresa del verbo “tornare”, il poeta è estraneo alla gioia della rinascita della natura e dell’amore. Non c’è alcuna sintonia fra lo spazio esterno e il suo stato d’animo: per lui la primavera porta dolorosamente il ricordo di Laura, la percezione della sua assenza. Nostalgia e rimpianto dunque. Questa contrapposizione tra il sentimento del poeta e la festa della natura è data anche dall’opposizione tra “ogni animal” dell’ultimo verso delle quartine e “ma per me” al primo verso delle terzine.

Il mutamento è anche stilistico e compositivo. All’assoluto equilibrio fra metro e sintassi delle quartine fanno riscontro nelle terzine due enjambements consecutivi: aggettivo/sostantivo (gravi/sospiri) e predicato/soggetto (tragge/quella) e alla paratassi delle quartine si contrappone un susseguirsi di subordinate. La consapevolezza amara di un impossibile ritorno all’amore, nonostante il poeta si senta coinvolto dalla seduzione della primavera, traspare negli ultimi tre versi: l’incanto del paesaggio unito alla bellezza di una donna suscitano nel Petrarca sentimenti di desolazione e di infelicità assoluta. La frattura fra l’io del poeta e la vita circostante non potrebbe essere più netta. Sembra quasi che le quartine rimandino alla stagione del Canzoniere di Laura “in vita”, mentre le terzine al clima delle liriche “in morte”.

Questa separazione dolorosa e lacerante, con cui si chiude lo scenario emotivo del sonetto, riflette uno stato d’animo in cui la nostra sensibilità si può rispecchiare. Il doloroso sentimento di non appartenenza, di distacco, di disarmonia con una situazione esterna che confligge con la nostra sensibilità emotiva ingenera un disperato senso di solitudine per non essere in grado di partecipare e condividere gioia e serenità e, nel contempo, suscita un senso di rimpianto e di nostalgia.

E a volte date e ricorrenze festose per i più, per noi assumono un significato diverso e doloroso.

Petrarca e la primavera traccia dell’analisi testuale

Maria Luisa Torti

fonte: http://www.mlt.it/collegamenti/terza/italian3/anal3/Svolgimento%20di%20Petrarca%20e%20la%20primavera.htm

Audio Lezioni su Francesco Petrarca del prof. Gaudio

Ascolta “Francesco Petrarca” su Spreaker.

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