I cinque in condotta


sono ancora troppo pochi: i prof siano più severi

G. Ben. Il Corriere della Sera 2.3.2009

ROMA – Il cinque in condotta è entrato in azione. Trentacinquemila insufficienze in comportamento negli scrutini intermedi delle superiori. E, in prospettiva, un possibile aumento delle bocciature per comportamento. I professori, dopo anni di buonismo, hanno deciso che la scuola ha urgente bisogno di una cura a base di severità e rigore?
«Mi meraviglio che il numero sia così basso. Trentacinquemila discoli su due milioni e mezzo di studenti delle superiori – dice il sociologo Domenico De Masi, cattedra di Sociologia del lavoro nell’università di Roma «La Sapienza», ex preside della facoltà di Scienze della Comunicazione – è un numero incredibile non perché elevato ma perché molto basso. Pensare che ci siano solo 35 mila discoli nelle nostre scuole superiori significa che queste sono diventate una specie di paradiso».

E allora qual è la verità?
«Quel numero, così basso, è un’ulteriore prova dell’incapacità dei professori di essere giustamente severi. Il problema della mia categoria è proprio l’incapacità di essere giusti nelle valutazioni».

E’ d’accordo, quindi, con il cinque in condotta e con la filosofia che c’è dietro?
«Non sono un fan della Gelmini, tuttavia sono completamente d’accordo sul fatto che serva un nuovo corso sia per gli allievi che per i professori. C’è bisogno soprattutto di una politica di rivalutazione del docente. L’allievo è così indisciplinato perché vede il padre ricco e il docente povero, i genitori disinvolti e i docenti impacciati. L’insegnante oggi ha una condizione sociale complessiva che in una società basata sulla ricchezza lo squalifica agli occhi di un ragazzo».

Perché il bullismo e la scarsa disciplina sono diventate un emergenza?
«Sulla scuola vengono scaricati ogni sorta di problemi che non esistevano quando la famiglia era più presente. Un tempo la scuola aveva un grande alleato nella famiglia. Ci vorrebbe una consonanza intelligente di genitori, politici, insegnanti e media: oggi ciascuno si preoccupa solo dei fatti suoi e i ragazzi sono sbandati e disorientati» .