I miei anni di condivisione con don Savino – di don Vito Genua

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Ho condiviso con don Savino quasi quattro anni del «cammino» che mi ha portato all’ordinazione presbiterale, prima da seminarista e poi da diacono. Le nostre prime parole le abbiamo scambiate a tavola, uno dei luoghi che Savino amava per iniziare un rapporto di fraternità e di amicizia.
La prima cosa che abbiamo condiviso sono state le nostre comuni origini meridionali – lui pugliese ed io siciliano. Per amore della verità, devo dire che queste origini hanno donato ad entrambi un carattere, per così dire, «vivace» che, in alcuni momenti, ha reso il nostro rapporto non sempre semplice. Tuttavia, le nostre incomprensioni sono sempre state superate nella certezza – sempre chiara in don Savino – che la  nostra «amicizia» fosse non solo un grande dono che il Signore ci aveva reciprocamente fatto, ma anche l’«occasione» per scoprire, sempre meglio, il volto di Cristo. Questo, del resto, credo sia lo scopo di ogni amicizia cristiana, accompagnarci a «scoprire il volto di Cristo». Ho conosciuto don Savino in un momento «travagliato» della mia vita che mi ha portato lontano dalla mia terra di origine e a diventare figlio e prete di questa nostra chiesa ambrosiana. Egli, con la sua testimonianza, mi ha aiutato a tenere viva la certezza della speranza con la quale il Signore, anche in quei momenti in cui sembra la fine, rassicura i suoi fedeli: «ci saranno terremoti […] le potenze dei cieli saranno sconvolte […] ma quando queste cose accadranno, alzatevi e levate il capo perché la vostra liberazione è vicina». Fino alla fine Savino è stato animato da questa certezza che ha imparato anche dall’esperienza della sua malattia e che lo porterà a ripetere, negli ultimi tempi in cui andavamo a trovarlo, alcuni passaggi che credo conosciamo bene: «tutta la vita dell’uomo è un cammino che Dio ci regala per realizzare il nostro destino […] ogni fatto, ogni circostanza, accade sempre per un bene più grande», ed ancora: «pur nel dolore ho il cuore ieno di gioia per quello che sto vedendo accadere», «solo Dio conosce il nostro vero bene». Per il mio ministero presbiterale don Savino mi ha dato testimonianza che la vita del prete non può trovare altro fondamento che nella libera risposta all’ invito alla sequela che Gesù rivolse un giorno al giovane ricco, e mai in progetti o calcoli personali: «O veramente Cristo è tutto per me, oppure sono costretto a forzare la realtà per farla entrare nel mio progetto di soddisfazione». Oggi, nella mia preghiera quotidiana chiedo al Signore, anche attraverso l’intercessione di don Savino, il dono di un ministero presbiterale caratterizzato da un profondo senso di appartenenza al Signore e alla sua Chiesa, e che produca frutti di comunione nelle comunità che sono chiamato a servire.
Corsico, 08-02-2018

don Vito
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