I nostri antenati

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…alla ricerca dell’uomo

tesina interdisciplinare di Marco Tonello

L’uomo si è perso, nel corso della storia la sua essenza si è dispersa nei secoli: spetta a noi, moderni antenati, il compito di ritrovarlo. “Dimidiato, mutilato, incompleto, nemico a se stesso è l’uomo contemporaneo: Marx lo disse “alienato”, Freud “represso”; uno stato d’antica armonia è perduto, a una nuova completezza s’aspira…” Queste parole di Italo Calvino illuminano sulla motivazione della sua trilogia, denominata de “I nostri antenati”.

“…Queste storie vorrei  che fossero guardate come un albero genealogico degli antenati dell’uomo contemporaneo, in cui ogni volto cela qualche tratto delle persone che ci sono intorno, di voi, di me stesso…”

Il visconte dimezzato di Italo Calvino:

L’uomo dimidiato

Aspirazione a una completezza al di là delle mutilazioni imposte dalla società

Il barone rampante di Italo Calvino:

L’uomo che ha scelto una via per essere

Via verso la libertà da raggiungere attraverso la fedeltà a un’autodeterminazione individuale

Il cavaliere inesistente di Italo Calvino:

L’uomo che cerca di esistere

la conquista dell’essere

Marcovaldo di Italo Calvino:

L’alienazione cittadina

È un animo semplice, è l’ultima incarnazione di una serie di candidi eroi poveri-diavoli alla Charlie Chaplin… esiliato nella città industriale

L’Étranger Albert Camus:

Un nostro antenato nella realtà delle vicende umane: lo scontro con il mondo

L’homme qui ne joue pas le jeu

«…J’ai résumé L’Étranger, il y a longtemps, par une phrase dont je reconnais qu’elle est très paradoxale : ‘Dans notre société tout homme qui ne pleure pas à l’enterrement de sa mère risque d’être condamné à mort.’ Je voulais dire seulement que le héros du livre est condamné parce qu’il ne joue pas le jeu. En ce sens, il est étranger à la société ou il vit, il erre, en marge, dans les faubourgs de la vie privée, solitaire, sensuelle. Et c’est pourquoi des lecteurs ont été tenté de le considérer comme une épave. Meursault ne joue pas le jeu. La réponse est  simple : il refuse de mentir.
[…]
…On ne se tromperait donc pas beaucoup en lisant dans L’Étranger l’histoire d’un homme qui, sans aucune attitude héroïque, accepte de mourir pour la vérité. Meursault pour moi n’est donc pas une épave, mais un homme pauvre et nu, amoureux du soleil qui ne laisse pas d’ombres. Loin qu’il soit privé de toute sensibilité, une passion profonde, parce que tenance l’anime, la passion de l’absolu et de la vérité. Il m’est arrivé de dire aussi, et toujours paradoxalement, que j’avais essayé de figurer dans mon personnage le seul christ que nous méritions. On comprendra, après mes explications, que je l’aie dit sans aucune intention de blasphème et seulement avec l’affection un peu ironique qu’un artiste a le droit d’éprouver a l’égard des personnages de sa création.»  

 

Orlando By Roger Ebert:      

Gli uomini cambiano: i nostri antenati sono sempre gli stessi

The same man through the centuries

“Orlando” is about a person who achieves in one lifetime what most of us can only dream of doing: viewing four centuries of experiences through the eyes of both sexes. Obviously it is a very long and unusual lifetime. Born as a man in the time of Elizabeth I, Orlando becomes a woman midway in the journey (“You see? Absolutely no difference!”) and is still going strong as the film ends.

This is the kind of movie you want to talk about afterward. Directed with sly grace and quiet elegance by Sally Potter, it is not about a story or a plot, but about a vision of human existence. What does it mean to be born as a woman, or a man? To be born at one time instead of another? To be born into wealth, or into poverty, or into the traditions of a particular nation? Most of us will never know. We are stuck with ourselves, and as long as we live, will always see through the same eyes and interpret with the same sensibility. Yes, we can learn and develop, but so much of what makes us ourselves is implanted at an early age, and won’t budge.

 

Esistenzialismo:      

L’uomo ritrova se stesso e una sua dignità nella libertà della responsabilità.

L’esistenzialismo è un umanismo. Ma l’umanismo ha un altro senso ed è in sostanza, questo: l’uomo è costantemente fuori di se stesso; solo perdendosi fuori di sé egli fa esistere l’uomo e d’altra parte, solo perseguendo fini trascendenti egli può esistere. Non c’è altro universo che quello umano, l’universo della soggettività umana. Questa connessione fra la trascendenza come costitutiva dell’uomo (non nel senso che si dà alla parola dicendo che Dio è trascendente ma nel senso che l’uomo non è chiuso in se stesso, ma è sempre presente in un universo umano) è quello che noi chiamiamo umanismo esistenzialista.Umanismo perché si ricorda all’uomo che non c’è altro legislatore all’infuori di lui e che proprio nell’abbandono egli deciderà per se stesso, ma nel rivolgersi verso se stesso cercherà sempre fuori di se uno scopo, che è quella liberazione, quell’attuazione particolare- l’uomo si realizza precisamente come umano.

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