I nuovi intoccabili

Sharing is caring!


e le politiche scolastiche di Barack Obama

ScuolaOggi – 23 novembre 2009

Una crisi nata tra crac dei mutui e scuola in tilt, è il titolo di un articolo di Thomas L. Friedman, editorialista del New York Times, pubblicato recentemente su La Repubblica – Affari Finanza”, 2 novembre 2009. Nella sua versione originale, in realtà, il pezzo era intitolato, The new untouchables (I nuovi intoccabili), senza alcuna allusione al noto film su Al Capone, ma alle caratteristiche che possiedono quei lavoratori che più e meglio di altri sono in grado di preservare il proprio posto di lavoro in tempo di crisi.

Significativamente Friedman conclude la sua analisi scrivendo che riconquistare la prosperità di un tempo sarà impossibile se prima non riformiamo, oltre che le banche anche le scuole. E prima ancora aveva posto una questione che trovo di grande interesse, il nesso fra recessione e problematiche condizioni in cui versano le scuole pubbliche negli Usa.

Friedman è convinto che non sia più sufficiente migliorare standard di lettura, scrittura e capacità di calcolo per affrontare le richieste del mercato del lavoro, ma sia necessario essere dotati di spirito diniziativa, essere vocati all’innovazione e soprattutto creativi. Se ci pensiamo bene, Friedman allude agli animal spirits che qualificano ogni individuo che si dedica ad una nuova impresa. Tema non nuovo anche nella scuola italiana degli ultimi anni.

Gli americani sanno, però, che senza le condizioni di contesto non si dà alcuno sviluppo, anche in presenza dei migliori talenti. Al tempo della grande depressione, soprattutto nei primi anni, le spese per l’istruzione furono quelle maggiormente taglieggiate, a volte persino del 70%. Furono licenziati migliaia di insegnanti, quelli di Chicago non ricevettero più lo stipendio per un anno.
Oggi, l’amministrazione Obama, sceglie un’altra strada, nonostante la crisi si prevedono notevoli incrementi nella spesa federale per l’educazione. Si preferisce quindi una strada opposta a quella degli anni Trenta, convinti che per il rilancio dell’economia americana sia necessario investire sulle nuove generazioni per
formare delle menti del tutto nuove”, come recita il titolo di un libro di successo, (D. Pink, A Whole New Mind).

Anche in Europa, l’idea della mente ben fatta”, grazie al fortunato libro di Edgar Morin, in cui si tracciava un profilo di quel serviva ai giovani per l’educazione del futuro, ha avuto molti sostenitori. Purtroppo, in Italia, le nuove”, meravigliose” indicazioni pedagogiche, di volta in volta importate per far fronte alla crisi dell’educazione nostrana trovano un ambiente poco ricettivo. Spesso accettate sul piano nominalistico e depotenziato e annullate nella realtà.
Non potrebbe essere altrimenti, da decenni la comunità degli insegnanti non ha obblighi in materia di aggiornamento, né il MPI ha una strategia di formazione in servizio del suo personale, nel silenzio e nel disinteresse delle organizzazioni sindacali. I docenti italiani come comunità professionale non hanno più alcuna identità, privati di ruolo sociale e soprattutto sprovvisti di un mandato sociale definito che ne renda riconoscibile la funzione.

Investire nell’educazione, per l’amministrazione Obama, non ha significato soltanto conservare il posto di lavoro a molti insegnanti, la scelta è da valutarsi all’interno delle misure anticrisi. Tantè che nella società USA non vi sono atteggiamenti indulgenti verso gli insegnanti.
A capo del distretto scolastico di Washington, DC, è stata chiamata una giovane donna di 39 anni, Michelle Rhee, che si dichiara piuttosto arrabbiata” con un sistema educativo che mette “gli interessi degli adulti”, prima degli interessi dei bambini” e la tutela del lavoro degli insegnanti” al di là della loro efficacia in aula”.

Michelle Rhee cerca alleati fra le famiglie per cambiare la situazione, ha una linea telefonica sempre aperta, fino alle 23.00, per ascoltare le lamentele dei genitori ed intervenire con rapidità. Una situazione simile è impensabile possa verificarsi in Italia. Saltando l’Atlantico e il Mediterraneo, vorrebbe dire che il dirigente dellUfficio Scolastico Regionale, per comparare ruoli e dimensioni analoghe, piuttosto che sentirsi capo di un apparato, assume il punto di vista dei cittadini, degli utenti finali, con una speciale attenzione ai risultati di apprendimento.

Mondi distanti, culture lontane e anche modi diversi di perseguire le politiche pubbliche, che negli USA devono essere misurabili. I programmi, le responsabilità sono ben identificati e se gli obiettivi fissati dall’amministrazione non sono raggiunti il primo a pagare, ad essere valutato è il più in alto in grado dell’amministrazione pubblica.

In Italia gli obiettivi sono poco chiari e soprattutto non dichiarati, poco trasparenti. Si interroghi un responsabile di Ufficio Scolastico Regionale e gli si chieda se all’atto di assegnazione di un dirigente scolastico ad una scuola gli ha anche indicato i risultati da conseguire.
Michelle Rhee rischia molto, intende rimuovere gli insegnanti che non sono in grado di perseguire gli obiettivi formativi previsti, per questo è entrata in conflitto con il locale sindacato degli insegnanti.
Convinta assertrice che non sia necessaria la buona tenuta del registro di classe quanto lavorare, letteralmente sudare”, per ottenere risultati di apprendimento soddisfacenti. Non è convinta che il sistema dei buono scuola sia la risposta al miglioramento della qualità dell’offerta formativa, preferisce privilegiare la formazione iniziale degli insegnanti per garantire alle scuole personale altamente professionalizzato ed eticamente convinto della proprio missione. Per questo ha dato vita ad un programma di successo che ha formato 10.000 insegnanti prima di farli entrare in classe.

Michelle Rhee riuscirà a formare quella nuova casta di intoccabili” di cui si diceva all’inizio? Il rapporto formazione e mercato del lavoro, al di là di quel che si possa pensare anche negli USA ha dinamiche non sempre del tutto legate al merito. È certo però che a una formazione di qualità, negli USA, corrisponde uno sbocco professionale di qualità, non sempre è così in Italia.
Al di là di quello che si possa pensare delle scelte della Rhee, a 39 anni, sta contribuendo a forti innovazioni del sistema scolastico che le è stato affidato dalla comunità di Washington. In Italia a 39 anni si è ancora precari.

shares