I presidi troppo spesso mettono a tacere casi gravi di violenza

Pubblicità

Sharing is caring!

Pubblicità

 

Quei presidi senza coraggio creano scuole senza Cuore
Il Giornale – 19 ottobre 2009

L’istituto che ha «coperto» il prof violento di Mestre fa rimpiangere i maestri di De Amicis. Oggi i docenti fanno concorrenza ai bulli
PRECEDENTE Su 5 casi di insegnanti accusati di pedofilia nessuno fu sospeso. Solo trasferiti
Alcuni giorni fa ho acquistato un libro quasi introvabile. È Il Romanzo d’un maestro, di Edmondo De Amicis. L’ho dovuto acquistare via internet, perché nelle librerie della mia città non ce l’ha nessuno. Quando mi sono avvicinato al banco di vendita e ho chiesto il prodotto, nove librai su dieci hanno sorriso. Come a dire: De Amicis? È già una fortuna che si venda Cuore! Che i libri dello scrittore di Oneglia siano «passati e ripassati», per dirla col mio professore di italiano, me ne sono accorto leggendo alcune pagine del Romanzo.
Quando la moglie del delegato scolastico chiede al maestro Ratti di impartire alcune lezioni private al figlio, gli esprime le sue idee in materia di educazione, che dovrebbe essere «tutta bontà, pazienza e sacrificio», impartita da «un maestro di cuore, ecco quello che ho sempre desiderato per la mia creatura. Quando c’è il cuore c’è tutto». Appoggio il libro sulla scrivania, apro il giornale e leggo: «Mestre. Maestro perde la testa in classe. Bimbo scaraventato contro l’armadio». Riprendo il libro nelle mani e gli dico: «Sì, caro, sei proprio passato e ripassato».
Che un maestro sollevi dal banco un bambino delle Elementari e lo faccia volare contro l’armadio, è notizia che non mi sorprende (come non mi avrebbe sorpreso se uno studente di liceo avesse sollevato il professore dalla cattedra e lo avesse scaraventato contro l’armadio. A scuola chiunque può scaraventare un altro contro l’armadio: il bidello un preside, il segretario un custode, il genitore di un alunno un altro genitore, eccetera).
La storia della scuola è ricca di violenze, da tutte le parti; per quelle riguardanti i docenti nei confronti dei discenti mi limito a ricordare il costringere l’alunno a stare in ginocchio su ricci di castagna, il chiuderlo nell’armadietto (vedo che l’armadietto gioca un ruolo importante nella pedagogia di tutti i tempi), il pungerlo con una siringa, il legargli per ore le braccia dietro le spalle, il fargli fare flessioni fino allo svenimento, il rompergli con un ceffone un timpano, il tagliargli la lingua, l’investirlo (di proposito, naturalmente) con l’auto. Dunque nessuna meraviglia che un ragazzo sia volato contro un armadietto. La meraviglia è un’altra. È il coro di consensi che s’è levato in difesa di questo professore, da parte di tanti suoi colleghi (e no) che hanno commentato la notizia su un giornale locale. Ne riporto qualcuno: «Se dovessimo licenziare chi sbaglia, saremmo tutti disoccupati», «Questi bambini sono dei piccoli criminali», «Ribadisco che il maestro ha fatto solo bene! Avrei fatto lo stesso anch’io», «Io do ragione all’insegnante (…) ha fatto non bene, di più». E c’è chi se la prende con la Gelmini (e ti pareva!).
Davanti a un bambino o una classe turbolenta, ogni maestro adotta il suo sistema. C’è chi s’arma di santa pazienza e va avanti; chi, non potendo più, si dimette; chi si rivolge al neurologo (il sottoscritto. Il neurologo sentenziò che di scuola non se ne doveva parlare almeno per tre mesi. I tre mesi passarono e il sottoscritto non s’era ancora ripreso. Per fortuna ci pensò un libro a cambiargli lavoro e vita) e chi spacca la testa all’alunno. Al momento di entrare in classe i maestri sanno tutto di Rousseau, Pestalozzi, Froebel, Montessori, don Milani, e ne condividono i principi, ma al momento della prova ognuno si regola a seconda delle proprie energie mentali, del grado di pazienza e dell’impressione che gli fa il sangue.
In questa brutta vicenda, ciò che mi sembra più scandaloso è il comportamento del capo d’istituto. Nei confronti del docente (l’episodio è capitato alcune settimane fa ma solo ieri se n’è data notizia) non è stato preso alcun provvedimento, e questo mi sembra perlomeno curioso (echi del ’68?).
Ma la scuola, spesso, tace anche su fatti ben più gravi: sulla pedofilia, per esempio. Alcuni anni fa l’Associazione giudici minori rivelò che invece d’essere una frontiera di prevenzione contro l’abuso, la scuola, il più delle volte, preferisce «garantire il posto agli insegnanti sospettati di pedofilia», mettere tutto a tacere per il buon nome della scuola.
Uno studio curato dal centro «Hansel e Gretel» del Torinese, fece emergere che su cinque casi di insegnanti accusati di abusi sessuali (uno dei quali poi condannato) nessuno fu sospeso dall’incarico. Tutti i docenti furono trasferiti, cioè tutti i docenti furono rimessi in condizione di continuare a svolgere l’attività di pedofili in altre scuole. Il minimo che si possa fare, nei confronti di simili presidi, è sollevarli dalla scrivania e sbatterli contro un armadio.

Pubblicità
shares
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: