I romanzi cortesi


di Chrètien de Troyes

Relazione di Chiara Colavitto

"I Romanzi Cortesi"

di 
Chrètien de Troyes

NOTIZIE SULLAUTORE

Come per la maggior parte degli scrittori del Medioevo, poco si conosce della vita di Chrètien de Troyes, il maggior poeta medievale prima di Dante. Gli elementi certi della sua vita sono dedotti dalle sue opere; il resto non sono che congetture costruite intorno a pochi dati sicuri.

Sappiamo che egli è nato nella Champagne, probabilmente a Troyes, verso il 1135. A giudicare dalla sua formazione culturale, da un passaggio del suo libro Lancelot e attraverso le sue nozioni geografiche pare che egli fosse un chierico, araldo darmi e che avrebbe soggiornato in Inghilterra. Forse conobbe il gran mondo” alla corte di Champagne e nella città  di Troyes, dove due importanti fiere richiamavano mercanti e novellatori da ogni parte del mondo cristiano.

Chrètien de Troyes fu attivo alle corti di Champagne e di Fiandra tra il 1160 e 1190. Tra le sue mani il romanzo arturiano divenne una forma superiore di narrativa cortese, nella quale il poeta fuse i propri concetti etici con limitazione dei poeti latini, l’eredità  delle chansons de geste e dei romanzi con una ricca raccolta di miti e di motivi che affondano le proprie radici nella cultura celtica della Bretagna insulare e continentale.

RIASSUNTO

I Romanzi Cortesi”, scritto da Chrètien de Troyes, è una raccolta di cinque libri, in ognuno dei quali l’autore racconta la storia di cinque eroi medievali: Perceval, Ivano, Lancillotto, Cligès e Erec e Enide.

PERCEVAL

Perceval è l’ultimo lavoro di Chrètien, rimasto incompiuto alla morte del poeta. In armonia all’aspirazione della società  colta del suo tempo, Chrètien delinea qui la genesi del cavaliere perfetto, proponendo una triplice formazione: alla cavalleria, all’amore e alla religione. Perceval, che all’inizio appare come un giovane rude, sprovveduto e selvaggio, diviene attraverso vere e proprie tappe di iniziazione un modello di valori cavallereschi. A differenza di Galvano, la cui storia occupa gran parte del romanzo e che impersona il perfetto cavaliere «mondano», Perceval non va in cerca dell’avventura solo per farsi onore o per amore di una dama, ma per un impulso più profondo, venato di misticismo religioso. Egli si configura cos’ come l’anello di congiunzione con gli ideali mistici che informeranno le narrazioni successive delle gesta dei cavalieri di Artù incentrate sul Graal.

IVANO

Ivano, fra tutti i romanzi di Chrètien, è forse quello in cui il poeta si muove con maggior agio. Perduto per imperdonabile leggerezza l’amore della sposa Ivano, nello sforzo di esserne di nuovo degno, maturerà  come persona, diverrà  un cavaliere perfetto, pronto ad agire non più solo per se stesso ma anche per gli altri. Il tema trattato è quindi quello prediletto dell’autore: l’amore che trova la sua più vera realizzazione all’interno del vincolo coniugale, conciliandosi allo stesso tempo con gli ideali più alti della cavalleria.

LANCILLOTTO

Lancillotto fui scritto contemporaneamente a Ivano e rimase incompiuto: Chrètien lasciò al chierico Godefroi de Legni il compito di terminarlo. La storia è nota: Lancillotto ama, riamato, Ginevra, moglie di re Artù; per lei arriva a coprirsi d’infamia salendo volutamente sulla carretta destinata ai malfattori. Il suo valore tuttavia resta integro, tale è la sua capacità  damare. Guerriero perfetto e perfetto amante, Lancillotto incarna la figura ideale del cavaliere, ed è più rappresentativo del suo celebre successore Perceval.

Il poeta immerge la narrazione in un’atmosfera irreale dove gli episodi si snodano senza precisi contorni.

CLIGÈS

In Cligès elementi della materia bretone si fondono con la più antica tradizione classica e greco-bizantina, dando vita a uninsolita narrazione ricca di avventure e di colpi di scena. L’azione si sposta più volte dalla Grecia alle due Bretagne e lo sfarzo orientale simpone sullausterità  della corte arturiana. Cligès, a differenza degli altri cavalieri, non esita ad abbandonare le imprese cavalleresche alla corte di re Artù per raggiungere in Oriente l’amore di Fenice. Prode cavaliere, egli si fa timido davanti all’amata e si dichiarerà  a lei non apertamente. Cligès rappresenta l’esaltazione dell’amore coniugale, poiché nell’armonia della coppia, dove passione e dovere si conciliano, egli scopre l’unica via per realizzare lautentico ideale cavalleresco.

EREC E ENIDE

Primo dei romanzi di Chrètien di materia arturiana, Erec e Enide presenta un’unità  nello sviluppo narrativo, una crescita dei protagonisti e del loro rapporto di una maturità  stupefacente. Di un «racconto di avventura», cioè di una serie di incidenti non collegati, Chrètien ha fatto un insieme coerente e organizzato, un«azione» che i personaggi dirigono e creano evolvendosi a ogni passaggio. Il racconto descrive la crescita del rapporto di Erec, cavaliere di nobile famiglia, con la sposa Enide; il superamento della grave crisi causata dalla difficoltà  di conciliare l’attrazione per la sposa con i doveri di cavaliere, fino alla riconciliazione finale, coronata dall’insediamento di Erec sul trono che era stato del padre.

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