Il diavolo nella storia

Pubblicità

Sharing is caring!

Pubblicità

La Divina Commedia, Inferno, Canto 34, vv. 1-69

E quindi uscimmo a riveder le stelle. Come termina l’ Inferno di Dante, XXXIV, 70-139

A.S. 2001-2002

TESINA PER L’ESAME DI STATO DI LAURA BOSONI

 

 

Il diavolo

 

– Les dieux s’en vont –

 

EXCURSUS STORICO-LETTERARIO SULLA FIGURA DEL DIAVOLO di Laura Bosoni

La figura del Diavolo non presenta un albero genealogico convenzionale, ma pare che vanti progenitori nelle antiche civiltà del Medio Oriente, nel Giudaismo e nell’Islam. Sebbene il suo nome in tutte le varie forme (Satana, Lucifero, Belzebù, Belial ecc.) dopo duemila anni sia universalmente riconosciuto, il suo volto, così come il suo aspetto, restano un enigma. Si tratta di un angelo o di un animale? Del serpente che tenta Eva nel Giardino dell’Eden, del maiale alato che il Papa Gregorio Magno bandì dalla Chiesa  o del gatto nero in agguato nell’inferno del “Maestro e Margherita”di Bulgakov? O si tratta invece di un uomo dall’insolito aspetto: il doccione dal naso adunco nella facciata della cattedrale di Chartes, il nero diavoletto alato nelle scene dio Brueghel e di Bosch, lo stolto nelle rappresentazioni di strada medioevali dei misteri, facilmente battuto in astuzia da chiunque abbia un briciolo di buon senso e di fede religiosa, o è l’impotente colosso tricefalo imprigionato nel ghiaccio dell’”Inferno” di Dante, gemente lacrime di amara frustrazione? Altri, nel tentativo di trasmettere un’impressione di Satana, si sono sforzati di trovare qualcosa che riscattasse questo vituperato personaggio. Milton nel “Paradiso Perduto” vedeva il Diavolo come un magnifico indomito ribelle, seppur alla fine condannato. Byron e i romantici ne fecero un eroe, il massimo sovvertitore delle convenzioni, lo spirito libero. Blake in una delle sue incisioni lo raffigurò come un cordiale, vecchio gentiluomo. Il diavolo potrebbe essere chiunque e nessuno. Nell’epoca in cui viviamo, che affronta la religione e i culti con scetticismo, affidando sempre più alla scienza l’onere di fornire le risposte agli interrogativi che da sempre attanagliano l’umanità, molti scienziati ammettono liberamente di non conoscere tutte le risposte. Karl Popper ha affermato che la scienza non offre la verità, ma solo delle vie di accesso. Sofferenza, dolore, calamità naturali, le varie crisi esistenziali apparentemente fortuite continuano ad essere tanto sconcertanti ai nostri giorni, quanto lo erano per gli antichi. Anche ora i miti e i simboli della religione, più che la fede in sé, conservano una straordinaria capacità di aiutare ad affrontare e superare gli inesplicabili capricci del destino. Se, ad esempio, un uomo fosse svenuto in seguito ad un attacco epilettico nel Medio Oriente del I secolo d.C., il suo comportamento sarebbe stato attribuito ad una possessione demoniaca e sottoposto alla pratica dell’esorcismo. Nel Medioevo sarebbe stata stilata una diagnosi simile, ma il paziente avrebbe subito anche un salasso. Oggi un comportamento del genere è concepito nei termini di una scarica elettrica scoordinata dei neuroni motori. Oggi la psichiatria possiede nomi e rimedi atti a spiegare azioni che in passato venivano semplicemente definite maligne. Non è un caso che lo sviluppo della psicoanalisi freudiana sia coinciso nel secolo scorso con un declino della fede religiosa. Laddove vi era il confessionale del prete, oggi vi è il terapista. Nel pensiero moderno il male è parte di ogni individuo, è ciò che Jung definisce “la nostra ombra”. Storicamente, la tendenza era quella di individuarlo all’esterno, nel diavolo che sfruttava le debolezze umane. La posizione contemporanea è più difficile da accettare, in quanto impone la responsabilità di ogni singolo individuo. La via tradizionale aveva il vantaggio di scaricare parte dell’onere su un agente esterno. Già i graffiti nelle caverne, fra le rime illustrazioni conosciute, mostrano l’umanità in conflitto con animali dotati di corna. Da queste raffigurazioni si sviluppò quella dell’essere metà uomo  e metà bestia rappresentante il Dio cornuto del nord. Questo influenzò a sua volta le divinità dei teutonici, dei Norvegesi e dei Celti, per poi approdare al diavolo cristiano. Le civiltà antiche tendevano a considerare il bene e il male come due facce della stessa medaglia. In Egitto, per esempio, Horus e Set venivano spesso venerate addirittura raffigurati insieme, il dio celeste generalmente benigno e il dio del deserto solitamente malevolo. Le divinità delle varie popolazioni della Mesopotamia erano monastiche: un unico e solo principio divino comprendeva sia il bene che il male. Un modello differente di struttura venne fornito da Zoroastro, che si pensa sia vissuto nell’attuale Iran intorno al VII secolo a.C.. il suo Dio buono, Ahura Mazda, era in diretto conflitto con Ahriman, il dio della guerra; si tratta di dualismo nella sua forma più pura, per rimanere nel tempo solo nella setta dei Parsi, in Medio oriente e in India. Il giudaismo scelse l’approccio monoteistico. Yahweh era l’onnipotente, equamente responsabile delle azioni e degli eventi sia positivi che negativi (come risulta nell’Antico Testamento). Questo tipo di monoteismo cominciò a corrodersi nel libro di Giobbe, con una sorta di rinuncia dei dilemmi e dubbi che affliggono l’umanità. Una vigorosa sfida contro il monismo ufficiale fu intrapresa nella letteratura fiorita fra la stesura degli ultimi libri dell’Antico Testamento e il tempo di Cristo. In un periodo di rovesciamenti, crisi e delusioni, in cui si trovava il popolo eletto da Dio, la figura di Satana, l’angelo caduto, assunse il ruolo di rivale di Yahweh in una battaglia cosmica, divenendo il capro espiatorio per la disgrazia degli Ebrei. Nel Nuovo Testamento non affiora una sola battuta su Satana, sebbene il suo ruolo si sviluppi enormemente e la linea ufficiale monastica sia rispettata. Fin dai tempi della Prima Chiesa, quando gli gnostici cristiani tentarono di introdurre un più esplicito dualismo, facendo di questo mondo una creatura del diavolo e del mondo futuro perfetto quella di dio, la questione del limite dell’influenza di Satana continuò a minacciare l’unità della Chiesa. Il problema era di integrare fra loro l’idea di un Dio onnipotente, che aveva permesso che l’umanità soffrisse, e un Dio che era però anche apparentemente amorevole. Il filosofo del XVIII secolo Hume risolse in maniera succinta il dilemma: “[Dio] vorrebbe prevenire il male, senza esserne in grado? Allora è impotente. Ne avrebbe la capacità, ma non vuole? Allora è malevolo. Oltre alle capacità ne possiede anche la volontà?di donde allora nasce il male?”. La Chiesa cristiana ha tentato per secoli di risolvere la questione, ad esempio producendo un suo modello delle origini del male, canonizzato dal Concilio Laterano del 1215. Ad un livello popolare, tuttavia, la battaglia cosmica tra Dio e il diavolo, ha continuato ad infuriare. Durante la caccia alle streghe durante il Tardo Medioevo, le donne e gli uomini sfortunati arsi sul rogo, avevano stretto un patto col diavolo, perciò furono perseguitati impietosamente dalla Inquisizione. Molti papi, incluso Gregorio Magno, fornirono il loro contributo dichiarando eroi ed eroine della Chiesa i santi le cui vite furono una lunga battaglia contro satana. Quando la Riforma frantumò la speranza in un’unica santa ed apostolica Europa sotto il papato, entrambi i fronti furono solleciti nel vedere che era la mano del diavolo a manipolare i loro rivali. Lutero vedeva Roma come città infernale, mentre i cattolici raffiguravano proprio il riformatore protestante in atteggiamento di ascolto delle parole di Satana. Quest’ultimo divenne sinonimo delle divinità di qualsiasi credo rivale al cristianesimo. Con l’ascesa dell’Islam nell’VIII secolo e la sua diffusione nell’Europa continentale e specialmente in Spagna, i musulmani furono presi di mira come discepoli del diavolo. Nella battaglia nel Nord Europa, specialmente contro i codici di fede pagana più antichi e radicati, il Cristianesimo trasformò rapidamente le divinità avversarie in diavoli e streghe. I pagani avevano l’abitudine di addebitare agli spiriti maligni le loro disgrazie. Nell’enfatizzare l’immagine di Cristo e di sua madre come un modello di vita esemplare, così come nell’elevare i santi a spiriti da implorare in caso di bisogno, la Chiesa Missionaria contribuì ad assicurare un diluvio di conversioni. Nei tempi, la figura del diavolo fu sempre vista come quella del rivoluzionario, essendo stato il primo ribelle a Dio, in fondo i satanismi dichiarati restano delle persone malate o escluse dalla società, che si rivolgono a Satana come a un mezzo per esprimere la loro stessa alienazione. In epoca medievale, uno dei principali studiosi e santi è san Tommaso, che si innesta nel periodo della “ Scolastica”, la riflessione teologica che si avvia nel secolo IX e si completa nel secolo XIV, affiancandosi all’azione militante degli Ordini Monastici, alla cristianizzazione globale rappresentata dalle grandi cattedrali e infine trovando sede nelle Università di Bologna, Parigi, Oxford. Prima di S. Tommaso, il quale, per la verità, non operò dei sostanziali cambiamenti, ma stabilì dei principi che avrebbero ispirato tutta la posteriore dottrina cattolica ufficiale sul tema in oggetto,  ci furono le riflessioni e le teorie dei Padri della Chiesa.

Secondo S. Tommaso il peccato per eccellenza da parte degli angeli creati buoni è indicato dall’orgoglio (voler essere uguali a Dio), reso possibile dal libero arbitrio (vedi Milton). Il Diavolo, sommo tra gli angeli, trascinò con sé altri angeli appartenenti a gerarchie inferiori per lo stesso motivo (la libertà di scelta di cui erano dotati), non per costrizione. In questo modo le menti degli angeli caduti si sono private della conoscenza della verità ultima, ma hanno mantenuto la conoscenza naturale (vedi Milton). Come poi gli angeli rimasti buoni sono inclinati al bene, quelli divenuti cattivi sono inclinati al male, ma, benché invisibilmente presenti incitino gli uomini a compierlo durante la loro vita terrena e benché  torturino i dannati all’Inferno, sono infelici poiché privi della luce e della grazia divina. Con la mania delle streghe che attanagliò l’Europa dal XV al XVII secolo, si giunse all’apice della maligna influenza del diavolo sul mondo. Ciò che è inconfutabile è che più di centomila persone furono bruciate sul rogo. La “prova” più incriminante presentata a loro carico era l’insinuazione che essi avessero fatto un patto col diavolo, di conseguenza le streghe erano le sue ancelle. La fase della stregomania ovviamente coincise con un periodo in cui la Chiesa cattolica stava vivendo tensioni politiche, sociali e religiose senza precedenti. Le dinastie regnanti erano quasi sempre in guerra, con gli Asburgo e i Valois in eterno contrasto. Carlo V, eletto Sacro Romano Imperatore nel 1519, combatté quattro guerre nel giro di vent’anni contro il rivale Francesco I Valois di Francia. Dopo la morte di Carlo l’impero si sbriciolò e in quel periodo l’influenza dei riformatori protestanti, guidati da Lutero, metteva i vicini l’uno contro l’altro, dividendo i principi d’Europa fra quelli fedeli al papa e quelli legati a Lutero. Ciò che era stato dato per scontato, il potere del papato e dell’imperatore, perfino il trionfo finale del cristianesimo, veniva minacciato, alla ricerca di un capro espiatorio, individuato nel diavolo. Satana, la cui figura era presente tanto nel protestantesimo quanto nel cattolicesimo, vide il suo nome trasformato in insulto da entrambe le parti in lotta tra loro per l’anima dell’Europa. Lutero scrisse di Roma come”posseduta da satana e trono dell’anticristo”. Nell’era tardo medievale, i patti col diavolo erano legati a un’impressione di indebolimento della società cristiana e del sovvertimento delle norme. I miti portati avanti dall’Inquisizione includevano ‘accusa che ci fossero uomini e donne che si univano carnalmente col diavolo o con uno dei suoi demoni. La frequente raffigurazione di satana come un animale o un essere parzialmente animalesco, quindi con impulsi sessuali incontrollabili, fornisce un indizio sull’attrazione popolare di quest’idea. Agostino non nutriva alcun dubbio che le donne deboli potessero essere sedotte da demoni maschili. Le presunte streghe offrirono un nuovo genere di sfida all’Inquisizione, che precedentemente aveva perfezionato i suoi metodi su Catari e Valdesi, ma questi erano gruppi chiaramente definiti. Invece nelle accuse di adorazione satanica, orge e sacrifici umani, la sostanza dei delitti era piuttosto vacua e tutte le prove indicano che non vi fu alcuna ribellione. Alcuni di quelli perseguitati effettivamente praticavano rituali tradizionali e magia, ma per la maggior parte si trattava di circostanze sventurate. Nel tardo XVII e primo XVIII secolo, la stregomania si dissolse tanto quanto era apparsa, tranne in Spagna, che continuò fino alla seconda decade del XIX secolo. In tutto il resto d’Europa, la crescente consapevolezza che la s. fosse ormai incontrollabile emarginò l’Inquisizione. La maggior parte delle antiche tradizioni e dei culti sopravvissuti alla ruota dei torturatori impiegarono molti decenni ad affermare la loro presenza. Eppure, per una piccola minoranza spesso privilegiata, serbarono la loro attrattiva e l’abolizione della minaccia di persecuzione produsse un rinnovato interesse. Ad esempio in Francia, Madame de Montespan, l’amante di Luigi XIV, seguiva i consigli di una maga e prendeva parte a messe nere, il che provocò il bando dalla corte. Molti giovani abbienti dell’epoca si iscrivevano ai “club delle fiamme dell’inferno” apparentemente satanici disseminati nelle varie capitali europee all’inizio del XVIII secolo. Com’era attendibile, tutto ciò accadeva in un periodo di debolezza della presa del cristianesimo sugli uomini. Con la Rivoluzione francese, l’ordine politico legale e religioso dell’Europa cambiarono di botto. La gente si spostava dai villaggi alla città abbandonando le vecchie abitudini, la paura ancestrale di diavoli e spiriti, rivolgendosi a nuove ideologie politiche che tentavano di dare un senso alla nuova miseria, alle terribili condizioni in cui vivevano. L’autorità della Chiesa e il vecchio ordinamento si consolarono intravedendo dietro ai cambiamenti la mano del diavolo, che , nelle mani dei romantici, divenne un simbolo potente e positivo, liberato da catene bibliche o ecclesiastiche, metafora culturale e sociale. Il romanticismo, infatti, può essere visto come l’espressione di una ribellione da parte di scrittori e artisti, sia contro la tradizione morale cristiane, sia contro la scienza. L’incisore, artista e poeta Blake refrattario a Dio quanto elogiativo del diavolo. “Dio- scrisse Blake- è presente nelle più infime quanto nelle più elevate imprese”. Il processo di industrializzazione non era  una benedizione, ma una maledizione, infatti utilizzò il tradizionale linguaggio della Chiesa (“Gli oscuri, satanici macchinari”) per descrivere le fabbriche e i lavoratori oppressi. Tuttavia, quando volgeva la sua attenzione alla questione del male, non cercava di attribuirlo al diavolo, ma piuttosto di porlo all’interno della psiche umana.  In una delle sue opere più tarde, Blake rappresenta il diavolo non come un mostro o un’inquietante figura, ma come un vecchio dall’aria gentile: sembra che Cristo e Satana stiano dando vita insieme ad una strana danza, ognuno a rispecchiare i movimenti dell’altro, seguendo il filo della ambiguità. Sempre in epoca romantica, è presente anche in Lord Byron la stessa nota ambigua: Lucifero viene ritratto come un personaggio complesso, lodato per il sostegno a Caino nella lotta contro la tirannia, ma appartato a godere della sofferenza umana. Quando Lucifero e Caino disputano sul ruolo del serpente nel Giardino dell’Eden, il diavolo dichiara che dal serpente stesso derivano le sofferenze dell’umanità. Ciò che nel poema distingue Lucifero da Dio è la freddezza, la distanza e la mancanza di amore. Percy Shelley, come Byron un vociferante oppositore della religione organizzata, non credeva al diavolo e, raffigurandolo, rispettò la necessità di una figura satanica che agisse come simbolo del male, e, contemporaneamente, fosse un ribelle, un simbolo per chiunque desiderasse rovesciare l’ordine prestabilito. Il diavolo divenne l’eroe dei romantici, o anti-eroi e nel XIX secolo l’incanto romantico nei confronti di questa figura si diffuse oltre l’Inghilterra, nelle opere di De Chateaubriand, per il quale satana era un villano bramoso di sovvertire lo stato, e Hugo, per il quale il diavolo era un avvincente, iniquo, ma anche simpatico personaggio. Sul finire del XIX secolo, la realtà fisica di Satana venne sempre più screditata e molti lo consideravano abusato anche nel ruolo di metafora del male. All’alba del XX secolo, stavano guadagnando terreno spiegazioni al male del mondo più nuove ed astratte, filosofiche e politiche. La sua posizione è oggi simile a quella del parente malfamato dall’oscuro passato che i familiari, per timore di compromettersi in qualche modo, non possono completamente disconoscere, ma che preferirebbero non nominare. Il “Catechismo della Chiesa Cattolica”, pubblicato nel 1994, non fa più che un frettoloso cenno a satana, “seducente voce” che adesca Adamo ed Eva, una forza temibile ma insignificante se paragonata a Dio, secondo la linea ufficiale monistica di un supremo, onnipotente creatore.

  • torna all’indice della tesina Il diavolo di Laura Bosoni
Pubblicità
shares
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: