Il nostro destino… così intensamente umano – di Don Savino

Saluto alla comunità di Comunione e Liberazione di Cesano Boscone – 30 ottobre 1988


Sempre nella nostra vita, nei momenti in cui ci sono state delle circostanze particolari, sia nella Comunità, sia personali, sia nella società, ci siamo educati a ritrovarci insieme per giudicare questi fatti, perché è difficilissimo, è impossibile capire da soli. “Cammina l’uomo quando sa bene dove andare”. Pensate che questa frase era scritta su uno striscione un po’ brutto, ma la frase si leggeva quella sera quando sono entrato nella mia Parrocchia. 
L’amicizia è innanzitutto per capire, poi il Signore ci dà anche la grazia di so­stenerci e addirittura, come diceva Don Giussani alla giornata d’inizio degli universitari “…se il destino è così intensamente umano ai nostri occhi, è perché ci si è rivelato ed è diventato compagno”.
Come è vera questa cosa per noi oggi, perché è proprio umano, ma se è così intensamente umano oggi per noi il destino, allora vuole dire che si è rivelato, vuoi dire che è tra noi. E Don Giussani proseguiva dicendo: “Questo per alcuni di noi può ancora essere un tabù, ma ci sono molti tra voi che hanno capito cosa vuole dire e nel nostro stare insieme niente ha senso se non l’affezione per il nostro destino”. L’affezione per il nostro destino che diventa così umano per cui vuole tutto: Questa è la libertà.
Allora cerchiamo di capire che cosa ci sta succedendo, anche se ci vorrà tutta la vita.
È importantissimo che ci aiutiamo ad avere una coscienza, sempre, di quello che ci accade, perché Dio parla dentro la storia e allora è dentro le cose, è dentro i fatti che accadono che si rivela Dio. Capite perché dicevo che la cosa più importante è che ci troviamo a capire che cosa è successo, oggi, domani un’altra cosa, dopodomani un’altra…..Capite perché è così importante, come in questi anni vi ho sempre detto: “Ti capita quella cosa lì, confrontati! ma non per sa­pere i fatti tuoi, ma perché come fai da solo ad interpretare, come fai a capire cosa Dio ti vuole dire attraverso il fatto, per es., che senti un’affezione per quella ragazza e quella ragazza per te. Che ne sai di che cosa Dio ti vuole dire; non è così semplice, non è detto che vi dobbiate sposare per esempio, e poi se anche fosse cosa vuoi dire? E cosa vuoi dire che un altro se ne va, che quello ti tradisce, che tua mamma sta male, che ti viene una malattia, che sei di ma­l’umore, che cosa vuoi dire?
Guardate, ogni circostanza è il veicolo attraverso il quale Dio ti chiama, e la vita è questo. la vita è che Dio ti chiama e che tu rispondi.
Perché se non è la risposta ad una chiamata, che vita è? Una vita che gira su se stessa, che trottola su di sé, e allora ci ripieghiamo e diventiamo curvi, mentre siamo fatti per l’Infinito, come ci ha detto il grande Meeting di quest’anno, siamo cercatori d’infinito; allora si diventa anche costruttori di storia.
Guardate, Dio parla attraverso le circostanze, ma anche nelle scelte più piccole, più banali.
Quello che stiamo facendo oggi è esattamente quello che dovete fare sempre, cioè trovarvi, aiutarvi a giudicare quello che accade.
Il fatto che mi hanno trasferito a fare il parroco in una comunità dove il paese si chiama “Cor-mano” (cuore in mano) e dove la parrocchia si chiama “Sacro Cuore di Gesù” e il fatto che il Vescovo mi ha chiamato proprio il giorno della festa liturgica di Santa Margherita Alacoque, che è la santa a cui è stata rivelata  la devozione del Sacro Cuore, e che comincio nella mia parrocchia la Prima Messa nel giorno di S.Carlo…: potrebbe essere tutto un caso? No! È perché Dio ti accompagna nella vita proprio attraverso dei piccoli segni.
Allora il fatto che io me ne vado, cosa vuol dire?
A me sembra che innanzitutto voglia rappresentare questo: un’occasione per sgranare gli occhi di fronte a quello che ci è accaduto.
Mettendo via le cose, mi è capitato in mano il primo ciclostilato che ho fatto dieci anni fa. E dicevamo così:
“In questi primi incontri, che sono stati per alcuni di noi l’inizio o la ripresa di un’amicizia significativa, ci siamo raccontati le nostre storie, abbiamo cercato di esprimere desideri, attese, speranze (…)
Abbiamo la percezione che questa “cosa” ha la pretesa di voler interessare tutta la mia vita, tutta la mia persona (…)
È una cosa grande, diceva don Fidelmo, che richiede a noi una grande attenzione”.
Ci troviamo qui, dopo dieci anni, costretti da una circostanza, a sgranare gli occhi, a prendere coscienza di quello che ci è accaduto, perché sicuramente quello che ci aspetta è una cosa ancora molto più grande per me e per voi, ma capiterà qualcosa di importante solo nella misura in cui ne avremo coscienza.
Ecco perché vi prego di vivere questo momento come l’esempio di come dovete vivere sempre, di come dovete aiutarvi sempre a giudicare insieme, in famiglia, con gli amici, nella comunità.  L’amicizia nasce dentro un giudizio, altrimenti è un sentimentalismo, e il sentimento passa, dura come la vampata di un fuoco, che al momento ti abbaglia gli occhi, poi ti lascia lì, trovi cenere e basta, mentre il giudizio cresce e permane.
L’altra sera quando sono andato al Consiglio Pastorale di Cormano (ho convocato il mio prossimo Consiglio Pastorale!) pensavo: cosa dico a questi qui che si aspettano i programmi? Allora io ho capito che come programma avevo proprio in mente la nostra storia. Quando sono arrivato qui mi dissero: “Che posto! Sempre sui giornali!”. Infatti la prima cosa che feci qui, fu andare a benedire la salma di uno ammazzato al Gigi Bar. Insomma mi dissero che era un posto umanamente brutto, dove nessuno voleva venire ad abitare. Ecco, dopo quello che è successo, e che voi mi avete testimoniato in questi giorni, è diventato in questi anni un posto dove è desiderabile venire ad abitare. Ci sono tanti tra noi che hanno cercato la casa proprio qui.
Allora, dicevo alla mia gente lì a Cormano: “Qui mi han detto che Molinazzo è un quartiere dove la gente si ferma pochi anni ad abitare e non vedono l’ora di andar via, di cercarsi un’altra casa, e quindi è una popolazione mobile. Come mi diceva anche il parroco di prima, non si può far conto su molte persone. Beh, allora questo è il mio programma: sarebbe bello pregare il Signore che accadesse questo miracolo, che la parrocchia del Sacro Cuore di Cormano diventasse un luogo dove invece (e qui pensavo a Cesano) fosse desiderabile venire ad abitare.” Questo qui è accaduto, credo, aldilà delle nostre previsioni e di qualsiasi nostra capacità, ci siamo ritrovati dentro una casa, dentro una dimora, dentro un luogo in cui ogni cosa è al suo posto e c’è un posto per ogni cosa, “Ogni uomo al suo lavoro. C’è un lavoro comune, e un compito per ognuno” diceva Eliot.
Questo è il miracolo che è accaduto, e che cosa vi dico andandomene?
In questi giorni mi avete detto che sono stato un padre per voi: io invece me ne vado con la certezza di essere figlio, perché ormai sento voi come dei padri nella fede.
Questa è la cosa straordinaria di noi preti, che possiamo essere padri e poi diventare figli di coloro per i quali siamo stati padri.
Ma lo stesso voglio dire una cosa, che è sempre stata una costante della mia vita: ho sempre cercato di essere attento alle cose che mi circondavano e da lì ho cavato fuori sempre la voce di Dio.
Nel breviario che abbiamo recitato noi preti stamattina c’era un brano de “L’imitazione di Cristo” un libretto antico che varrebbe la pena di leggere, che mi sembra dica in modo sintetico la cosa più importante, che più mi sta a cuore e vi consegno (è la stessa cosa del volantone) e cioè Cristo. Infatti una mattina mi sono svegliato e non sapevo come dare la notizia ai miei ragazzi, allora mi sono messo a scrivere una lettera il cui fulcro è questo: Cercate Cristo e diventerete uomini e tutto il resto viene di conseguenza. Sentite cosa dice “L’imitazione di Cristo”:
“O felice l’ora in cui Gesù dalle lacrime chiama anche noi alla gioia.
Quanto siamo aridi e duri di cuore senza Lui.
Non è questo un danno maggiore che se perdessimo tutto il mondo?
E che cosa può darci il mondo senza Gesù?
Essere senza Gesù è un inferno amaro, essere con Lui un dolce paradiso.
Nessun nemico mai potrebbe farti alcun male se tu avessi sempre vicino Gesù.
Chi trova Gesù trova un grande tesoro, anzi il più grande fra tutti i tesori,
chi perde Gesù perde più assai di tutto il mondo.
Chi vive senza Gesù è il più povero degli,esseri umani,
mentre chi lo trova può ben dirsi il più ricco.
Grande arte è saper stare con Gesù
e grande accortezza il saperselo conservare”.
Questo brano copiatelo e portatelo nel cuore…
Questa assemblea non è conclusiva, la Comunità continua. Certo cambia la modalità. Adesso ho capito quello che don Giussani disse cinque anni fa: “la salvezza del Movimento sarà la fraternità”. La garanzia, la salvezza della Comunità di Cesano Boscone sarà la fraternità di CL, cioè il passaggio dal fidanzamento, il periodo in cui si è innamorati, stiamo insieme, facciamo le gite, ecc…, al periodo in cui si dice: è ora, adesso mi devo sposare.
Non mi è mai capitato vedere che due fossero insieme accontentandosi di stare tutta la vita fidanzati, perché è una cosa contro natura. Certo, con pazienza, ognuno ha i suoi tempi, però tutti prima o poi hanno voglia di sposarsi.
L’esperienza nostra ha la stessa dinamica: c’è un tempo di fidanzamento e un tempo di decisione definitiva, in cui uno dice: questa cosa è sicuramente per tutta la vita. Quindi la sicurezza della vita di ciascuno sta proprio nel decidersi definitivamente. Dicevo sempre nella lettera ai ragazzi per salutarli:
“…la vita è bella quando è completamente consumata per Colui che ce l’ha donata”; altrimenti, ve l’assicuro, la vita è brutta, non c’è via di mezzo.