Il primo impero: letteratura minore dopo Augusto

Il primo impero: letteratura minore dopo Augusto

Si spezza l’armonia tra potere ed el’te intellettuale che Augusto aveva creato; il fenomeno è aggravato dalla morte di Mecenate (8 d.C.). Emblematico il caso di Ovidio sia per quanto riguarda il mutato atteggiamento verso la poesia alta (Virgilio) e la preferenza per la letteratura leggera di gusto ellenistico, sia per quanto riguarda l’allontanamento tra potere e cultura (Ovidio fu esiliato).

Tiberio e Caligola

(14-37)       (37-41)

non si preoccupano di organizzare un programma culturale.

Nasce una storiografia contraria al principato, innestata sulla tradizione repubblicana-senatoria, ostile alla dinastia giulio-claudia (fino a Svetonio e Tacito).

Cl’audio

(41-54)

erudito lui stesso (libro di storia incentrato sul principato di Augusto, grammatica in cui propone l’introduzione di tre nuove lettere, libro in greco sugli Etruschi), non propone alcun programma culturale.

Nerone

(54-68)

Quinquennio felice: sotto la guida di Seneca tenta un recupero del consenso del senato e favorisce la cultura; si assiste ad una breve ripresa classicista di modello principalmente virgiliano (Iliade Latina” e la poesia bucolica di Calpurnio Siculo).

Nel 60 istituisce un certamen quinquennale di poesia, canto, musica e oratoria, i Neronia; promuove la costruzione di biblioteche.

Imprime a tutte le attività  culturali un carattere istrionesco, pubblico e spettacolare e promuove un indirizzo ellenizzante: in questo modo

– dà  voce alla sua indole e alla sua concezione dell’intera esistenza come performance (si pensi alla Domus Aurea);

– si fa interprete dell’esigenza di rinnovamento del costume, di riconoscimento e legittimazione di gusti e tendenze ormai ampiamente diffusi tra le masse popolari (avverse perciò all’el’te senatoria);

– guadagna consensi per legittimare la componente ellenistica ed assolutistica del suo regime.

In ambito prettamente letterario si assiste a:

1) l’imposizione di uno stile lussuoso e <<barocco>>, caratterizzato da immagini stravaganti, metafore audaci, ricercatezze sonore;

2) un ritorno alla poesia mitologica di ispirazione neoalessandrina;

3) l’ostentazione della cultura greca che diventa un requisito.

Flavi (68-96)

(Vespasiano, Tito,

Domiziano)

Promuovono un programma di restaurazione morale e civile, forti dell’aver riportato la pace dopo la crisi seguita alla fine della dinastia giulio-claudia; in campo letterario si assiste a:

1) la ripresa della poesia epica su modello virgiliano (stile e valori);

2) l’assunzione a modello di Cicerone; da lui deriva anche l’impostazione dell’educazione che deve essere prima di tutto retorica (prime cattedre di retorica sotto Vespasiano).

Non si assiste comunque al recupero definitivo del classicismo, né ad una ripresa organica di mecenatismo, tanto che anche i migliori letterati di questo periodo devono ricorrere ad umili mestieri per guadagnarsi da vivere (Marziale e Stazio); inoltre si diffonde ampiamente la moda degli agoni letterari pubblici.

POESIA ASTRONOMICA

Si tratta di una poesia didascalica, di argomento solo astrologico, che si ricollega alla tendenza neoalessendranina del gusto per i generi minori.

Modello: modello di riferimento è la poesia di Arato, dotto poeta greco del IV-III sec., che influenza già  Virgilio; la traduzione in latino si deve a Cicerone.

Digressione sull’Astrologia: l’astrologia è una componente importante della cultura romana  a partire dall’età  di Cesare; si tratta di un interesse scientifico/erudito e soprattutto <<magico>>: sotto l’influsso sempre maggiore delle civiltà  orientali, l’astrologia si permea di filosofia (si pensi all’importanza del rapporto uomo-cosmo per gli stoici) e di religione; si fa sempre più presente il concetto di predestinazione astrale; di qui anche l’uso politico-propadandistico dell’oroscopo, a partire da Augusto (già  Virgilio nelle Georgiche” inserisce la predizione del “catasterismo”, trasformazione in astro dopo la morte, del princeps).

GERMANICO __________________________________________________________________________

 

Vita: (15a.C.-19d.C.) Germanico era figlio adottivo di Tiberio e designato come suo successore; si distinse combattendo contro i Germani (l’appellativo, però, gli deriva dal padre Druso, morto combattendo in Germania). Mor’ probabilmente ucciso in un complotto politico.

Opere: ci sono pervenuti un migliaio di versi (esametri) appartenenti a due opere:

1)        Aratea”: poemetto sui corpi celesti, rielaborato dai Fenomeni” di Arato; da notare la dedica al genitor (quasi certamente Tiberio) cui corrisponde, in Arato, una dedica a Zeus;

2)       Prognostica”: estratti frammentari di un poemetto sui segni del tempo, rielaborazione molto libera dei Prognostici” di Arato; non si sa se l’opera fosse concepita come unitaria.

Stile: l’opera risulta scorrevole ed è notevole l’attenzione per la cura formale; appena accennata è invece la trama dei riferimenti filosofici (-> lett. p. 7).

 

MANILIO ____________________________________________________________________________

 

Della biografia di Manilio non si sa assolutamente nulla.

Gli Astronomica”

Poema didascalico di circa 4200 vv, diviso in 5 libri, composto in esametri.

Argomenti dei libri:

1)        descrizione del cosmo ed ipotesi sulla sua origine (-> lett. 2.1.1, p. 18)

2)       caratteristiche dei segni zodiacali

3)       il locus Fortunae, e i metodi per determinare l’oroscopo (-> lett. 2.1.2, p. 19)

4)       influsso dei decani di ciascun segno zodiacale

5)       segni extra-zodiacali e grandezze stellari.

L’opera si interrompe bruscamente, è perciò probabilmente incompiuta.

Ideologia: il poema è un tentativo di dare dignità  all’astrologia, filone di pensiero in via di affermazione, non del tutto accolto nella cultura ufficiale. La struttura del poema denota la ricerca di una ratio cosmica alla base dell’universo e della storia umana. Manilio è uno stoico: per lui rivelare questo ordine fa tutt’uno con l’aderirvi.

Modelli: lo spessore didattico della poesia di Manilio lo fa accostare a Lucrezio, di cui riprende soprattutto la struttura espositiva e la disposizione degli argomenti per libri.

Si sente anche la presenza di Ovidio nella struttura fluida e regolare dell’esametro e nel gusto sentimentale e <<rococò>> di certe digressioni mitologiche.

Stile: versificazione raffinata con tendenza alla brevitas, per cui risulta talvolta oscuro.

FAVOLA

FEDRO _______________________________________________________________________________

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È il primo autore, nella cultura greco-romana, che presenti una raccolta di testi favolistici, concepiti come autonoma opera di poesia destinata alla lettura.

Biografia: nato intorno al 20 a. C. fu attivo sotto Augusto, Tiberio, Caligola e Cl’audio. È uno dei pochissimi letterati del primo impero di nascita non libera: era uno schiavo di origine tracia e sembra che sia stato liberato dall’imperatore Augusto (si cita nelle sue opere come libertus Augusti).

Opere: ci sono rimaste circa 90 favole divise in 5 libri, scritte in senari giambici (tipico della palliata repubblicana) più una trentina di favole raccolte nella Appendix Perottina (da Nicolò Perotti, umanista curatore della raccolta).

Modelli: le favole di Fedro derivano dalla tradizione esopica, del IV secolo a.C.: si trattava di storielle, in genere con personaggi animali, con spunti umoristici e commenti di saggezza morale, scritte in prosa. La struttura prevedeva una premessa (promythion) e/o una postilla (epimythion), per fissare il tema o illustrare la morale.

Il merito di Fedro sta nell’aver creato una forma poetica regolare e sistematica per la favola.

Morale: le morali di Fedro esprimono una mentalità  sociale con tono spesso amareggiato: fa corrispondere alla legge del più forte della società  degli animali il punto di vista delle classi subalterne della società  romana, dando voce, cos’, al mondo degli emarginati (-> lett. 2.2.3, p. 28).

Realismo: dal punto di vista descrittivo e linguistico il mondo delle favole è astratto, lo scenario generico, il linguaggio asciutto. Ma negli accenni moraleggianti si coglie un’autentica adesione alla mentalità  delle classi umili: in questo senso l’opera è realistica. Non mancano, poi, sporadici riferimenti alla realtà  contemporanea, con accentuazioni vicine alla satira (racconto su Tiberio), o spunti presi dalla storia (racconto su Demetrio, uomo di stato e filosofo ateniese del IV secolo, e Menandro -> lett. p. 13); non mancano accenni polemici verso la società  che colpiscono soprattutto certi tipi umani e certe regole del vivere.

Fortuna: Fedro, nonostante manifestasse notevole consapevolezza letteraria, non ebbe molta fortuna fino al XV secolo quando le sue favole furono riscoperte e servirono da modello per La Fontaine.

DECLAMAZIONI

[Durante il regno di Nerone e per tutta l’età  flavia, il teatro godette di immensa fortuna: si sviluppa, tra l’altro, la pantomima, una rappresentazione in cui un attore canta mentre un altro mima la vicenda; caratteristico era il realismo nelle rappresentazione di certi effetti.]

Per quanto riguarda l’oratoria, l’avvento del principato e la scomparsa della libertà  politica la privarono della sua funzione civile. Per cui la retorica si immiserisce in futili esercitazioni, le declamationes, che vertono su argomenti fittizi, romanzeschi e preferibilmente stravaganti. La declamatio diventa uno spettacolo pubblico.

Generi: i due tipi di esercizi più in voga:

·         controversiae: di genere giudiziale, consistono nel dibattimento di una causa fittizia sulla base del diritto romano, greco o di legislazioni immaginarie (-> lett. 3.2.1, p. 42);

·         suasoriae: di genere deliberativo/politico, consistono nel tentativo di persuadere un personaggio famoso della storia o del mito (-> lett. 3.1, p. 41).

Stile: dal momento che scopo dell’oratore è quello di stupire il suo uditorio, egli ricorre ad espedienti linguistici di tipo manieristico: 1-l’uso esasperato dei colores (con cui si presenta una situazione sotto l’aspetto più imprevedibile), 2-l’accumulo delle figure retoriche, 3-un’espressione densamente epigrammatica, 4-la cura del ritmo del periodo (artifici attinti anche all’asianesimo).

SENECA IL VECCHIO ___________________________________________________________________

Biografia: nasce a Cordova intorno al 50 a.C. da famiglia equestre, trascorre la vita tra Roma e la Spagna, forse fino al regno di Caligola, frequentando gli ambienti socialmente più elevati.

Oratorum et rhetorum sententiae divisiones colores”

L’opera, frutto dei ricordi di scuola, fornisce un quadro dell’oratoria del periodo, testimoniando il mutamento.

Rimangono un libro contenente 7 suasoriae e 5 libri di controversiae.

Seneca fornisce anche un’interpretazione della storia dell’oratoria a Roma fino alla sua decadenza, che attribuisce alla corruzione morale della società .

RECITAZIONI

Le recitationes sono  un’altra forma di pubblico intrattenimento culturale, consistente nella lettura di brani letterari. Conseguentemente, la letteratura tutta tende ad  acquisire tratti spettacolari, e il letterato ricerca l’effetto e l’applauso del pubblico.

Stile: caratterizzato dall’abuso degli artifici retorici e dall’accentuazione dei toni cupi e patetici.

Reazione anticlassicista: fatto che si impone su tutta la letteratura di questo periodo, si manifesta, oltre che nello stile, nella scelta dei contenuti: si prediligono temi e soggetti insoliti ed esotici.

di Alice