“Il sentiero dei nidi di ragno” di Italo Calvino – di Chiara Tuveri

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Recensione del libro “Il sentiero dei nidi di ragno”

È la prima opera di Italo Calvino, pubblicata poco dopo la fine della guerra, è un romanzo sulla Resistenza, ma non è tanto un racconto basato sull’esperienza dello scrittore e quindi sulla partecipazione dell’autore alla lotta partigiana, anche se certamente ne rievoca i fatti che lo hanno ispirato, ma è più un libro sulla guerra in sé, sulla violenza, sulla sensibilità dei più deboli, sui bambini in particolare.
Possiamo definirlo come un libro a favore dell’infanzia, un vedere la guerra da un punto di vista di un gioco di cui neanche si riesce a capire bene le regole, ossia un libro che presenta un punto di vista “basso”, una visione dal basso come appunto è la prospettiva vista con gli occhi dei bambini.
In realtà invece i bambini vedono oltre, usano oltre gli occhi anche il cuore, è una visuale ben più alta di quanto si possa immaginare.
Per questo, ad esempio, i protagonisti non hanno nomi propri ma soprannomi, nomi di fantasia, quasi a rimarcare il punto di vista del piccolo protagonista, per esempio i partigiani hanno nomi caratteristici: Diritto, Lupo Rosso, Pelle, Cugino, Labbra di Bue, ecc.
Il protagonista è Pin, appena dieci anni e già esperto, a modo suo, delle cose della vita.
Orfano di madre, privo di padre, e cresciuto, si fa per dire, dall’unico affetto, la sorella, la Nera del Carrugio Lungo, che esercita la prostituzione, in particolare con i militari tedeschi, e perciò anche a rischio di aiutare il nemico.
Pin è quello che si dice un ragazzo bisognoso di considerazione e affetto, vive più per strada e nelle osterie che a casa o a scuola o nella bottega del calzolaio in cui è apprendista. Trascorre più tempo a discutere con gli adulti che a giocare con i suoi coetanei.
Pin è piccolo ma sveglio, come tutti quelli costretti a crescere in fretta e a cavarsela da soli. Ha sempre la battuta pronta, cerca in tutti i modi di farsi notare e di farsi apprezzare dai grandi nel tentativo di mettersi pari a loro, senza invece capire che, in realtà, ha solo assorbito in questo modo la parte negativa dell’animo degli adulti. Impreca e insulta, dice parolacce, spettegola, urla, canta a squarciagola, senza considerare il suo essere comunque solo un bambino.
Pin non ha casa in senso stretto ed ecco allora che nel suo vagabondare solitario nelle campagne nota un sentiero un po’ nascosto, difficile da trovare. E sul fondo di questo viottolo, in una strettoia un po’ più nascosta e riparata, i ragni hanno tessuto le loro tele. Per Pin hanno fatto un nido, il nido dei ragni: poco importa al bambino se i ragni facciano il nido o meno, in realtà gli basta aver trovato un posto riparato che sente solo suo, un posto segreto di cui lui solo è a conoscenza e quindi può permettersi il lusso di condividerlo solo con chi ha la sua completa fiducia.

Gli adulti continuano a considerarlo un bambino, tuttavia non esitano ad usarlo, come quando i frequentatori dell’osteria sono costretti dalla guerra e dalle pressioni della Resistenza a schierarsi e a dar luogo ad azioni partigiane, non esitano a rivolgersi al bambino, stavolta trattandolo come un loro pari, perchè si appropri della P38, la pistola d’ordinanza del militare tedesco che abitualmente frequenta la sorella.
Il bambino, affascinato dai discorsi degli adulti, non esita a portare a termine il rischioso incarico, nascondendo la pistola all’insaputa di tutti nel luogo a lui più caro, il sentiero dei nidi di ragno. Per sua sfortuna però, al furto segue il rastrellamento tedesco e successivamente l’arresto di Pin, che viene rinchiuso in prigione e maltrattato per ricavare informazioni che il bimbo non è in grado di fornire. La prigione è il primo incontro di Pin con il lato più brutale della guerra, tra le botte, le sofferenze e le torture a cui è sottoposto e quelle a cui è costretto ad assistere, tra cui al vecchio Pietromagro, il ciabattino suo vecchio datore di lavoro.
Perciò non esita a fuggire insieme al giovane partigiano Lupo Rosso, a nascondersi e a darsi alla macchia, incontrando prima un altro partigiano, Cugino, con cui instaurerà un rapporto di confidenza, senza sapere di trovarsi di fronte ad un un killer partigiano. Il bambino è felice di aver finalmente trovato colui che considera l’unico affetto veramente sincero della sua esistenza, al punto da “prestargli” a richiesta quella che considera la “sua” pistola. Senza sapere che Cugino chiede in prestito la pistola di Pin, meno ingombrante di un mitra, all’unico scopo di giustiziare la Nera del Carrugio Lungo, la sorella di Pin, accusata di collaborazionismo con i tedeschi.
Il protagonista non sa che Cugino l’ha ingannato, anzi, continua a sentirsi felice che il suo unico vero amico abbia rinunciato ad andare con la sorella per stare con lui. Non sa che la guerra ha ingannato la sua innocenza: e le lucciole nell’aria gli sembra che siano lì apposta per il solo scopo di illuminare il cammino che magari lo porterà a un nido, tutto suo, piacevole e accogliente, che sia anche un semplice nido di ragni.

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