Il sistema curtense


appunti di storia

di Martina Bernardi

Questo sistema non riguarda tutta l’Europa, però per esempio in alcuni territori come l’Italia settentrionale vi erano queste Curtis o ville, quindi appezzamenti di terreno in mano a piccoli signori oppure in mano ad abazie. Si crea quindi il sistema delle Curtis( o delle ville dal latino). La Curtis è un modello di organizzazione della grande proprietà  fondiaria concentrata nelle mani dei nobili e della chiesa,abazie,ecc..
Si creano queste Curtis che sono distanti fra loro per cui vi è un territorio vasto da organizzare. Le Curtis sono divise in 2 parti. La pars dominica che è la parte dei signori, in questa parte si trova quindi l’abitazione del signore(castello), gli all’oggi dei servi, le stalle, le cantine, i magazzini, i laboratori degli artigiani che contribuiscono a questo sistema autarchico(sistema economico abbastanza chiuso). Lavorano in questa pars dominica i servi prebendari. La parola prebenda sta ad indicare una specie di stipendio. Questi servi erano stipendiati per lavorare in questa pars. Invece nella pars massaricia ci sono i servi casati che sono quelli che hanno una casa. La pars massaricia era anche affidata ai coloni. I coloni dovevano versare un canone, dovevano dare del denaro al dominus (signore) e inoltre dovevano garantire ei servizi, che sono le cos’ dette corv’è, cioè vuol dire che questi coloni lavoravano(per dire) 4/5 giorni alla settimana nel loro pars massaricia che era a loro affidata per garantirsi dei prodotti, per poter sopravvivere e poi per pagare il canone. Poi per altri due giorni alla settimana dovevano lavorare nel campo del padrone, si tratta quindi di corv’è abbastanza impegnative. La parola corv’è sta ad indicare un servizio molto pesante( dal latino corruga  opera richiesta). Nell’Italia meridionale prevaleva un sistema diverso con piccoli proprietari terrieri, baroni con un sistema diverso da quello curtense .
L’economia curtense è un economia chiusa. In effetti noi leggendo i polittici(inventari in cui sono collocati i beni di un signore di un ente ecclesiastico e relativi diritti da esigere, riscossione degli affitti,servizi, organizzazione del lavoro, controllo della gestione. Quindi leggendo questi documenti ci sembra proprio che l’economia curtense sia un’economia autarchica, insomma si produceva di tutto all’interno di questa economia curtense. All’interno delle Curtis cerano tutti i prodotti agricoli necessari, cerano anche gli artigiani, quindi alcune attività  artigianali venivano svolte all’interno della Curtis e non cera bisogno di prendere prodotti da altre zone. Per esempio i fabbri, gli orefici, gli acconciatori di capelli, i carpentieri, i fabbricanti di armi,ecc.. sembrava quindi teoricamente un’economia chiusa. A dir la verità  però in questi ultimi decenni si è scoperto che un po di aperture cerano, un po di scambi cerano, quindi non possiamo dire che erano assenti, ma limitati. Altre fonti storiche ci hanno testimoniato che degli scambi ci sono stati. Cerano città  in cui erano presenti piccoli mercati e infatti i coloni andavano nelle città  per vendere le eccedenze. I coloni lavoravano e producevano quanto doveva servire per il proprio sostentamento, però poi cera una parte di questo prodotto che eccedeva e questa parte veniva scambiata in questi mercati cittadini, anche perché loro avevano bisogno di soldi per pagare il canone al dominus e quindi vendevano queste eccedenze per avere il denaro. Quindi cera uno scambio monetario anche se limitato. Questa circolazione avveniva con d’argento e non doro, che però continuavano ad essere in circolazione nell’impero bizantino. In effetti si utilizzavano le monete doro negli scambi commerciali con l’oriente ma per il resto le monete doro non si utilizzavano nell’Europa occidentale.