Incontro con Mauro Covacich


23 Novembre 2005 Liceo Classico Tito Livio

Nell’ambito degli incontri organizzati dal Liceo Classico Tito Livio di Padova è stato invitato lo scrittore triestino Mauro Covacich.
Lo scrittore ben si adatta al titolo della rassegna “Scrivere l’oggi” affermando di essere colpito e commosso dalla nostra epoca e per questo interessato al presente.
“Scrivo di ciò che mi riguarda. Non ho un atteggiamento di agio verso la scrittura e non ho mai avuto una vera vocazione. Tutti i libri vengono da una condizione di necessità , da una impossibilità  di non farlo.”

Covacich, come Hanta, protagonista di “Una solitudine troppo rumorosa” di Bohumil Hrabal intende l’arte come un insegnante di qualcosa che non si sa: “Dai libri mi aspetto di apprendere su me stesso quello che ancora non so.”

Testimone della verità 

“La mia scrittura è una forma di conoscenza e non di evasione. Credo fermamente nella verità , ma la verità  di cui parlo è quella del testimone, con la sua verità . L’oggettività  è un intento mancato in partenza. Sono testimone e imputato. E’ una verità  alterata e presunta. Ho poca fantasia e molta immaginazione, mi muovo su qualcosa che già  esiste.”

Le idee

“Puoi conoscere la fisiologia di un’idea, a volte ho un arcipelago di idee che ritornano in maniera ossessiva a cui non riesco a dare un senso. Queste idee si incontrano nella scrittura e sono tanti pezzi della mia autobiografia.
Non parto con l’idea di una letteratura di denuncia, anche se un lettore può averne l’impressione. Pongo attenzione ai micro-dettagli della vita con una curiosità  verso il presente e la critica non è il movente originario.”

Sul lettore

“Il mio lettore ideale è un lettore coraggioso, non chi legge per distrarsi o prima di addormentarsi la sera. Anche perché si addormenterebbe malissimo.
Non c’è alcuna preoccupazione verso il lettore o l’editore. Scrivo di cose di cui mi vergogno. Mi denudo, mi sventro.
Non ho l’angoscia di dover rispettare dei tempi di consegna. Non ho oceani di lettori e non sono diventato miliardario scrivendo.
Scrivo quando ho da scrivere, quando ne sento il bisogno. Passo dei lunghi periodi senza scrivere. Il resto del tempo scrivo nei miei pensieri, prendo appunti.”

Lo stile come una voce

“Quando leggo mi piace immaginare la voce dei personaggi. A volte ho la sensazione che dietro non ci sia una voce. La tua voce non la puoi scegliere, alla fine viene. Non è lo scrittore a scegliere il proprio stile ma è la lingua a sceglierlo.
“Niente trucchi” di Carver, significa una corrispondenza tra ciò che scrivi e ciò che sei.”

Luoghi per scrivere

“Ho dei posti più congeniali per scrivere. Viaggio molto e mi piace scrivere sul treno. Quando scrivo, faccio solo quello, anche per dieci ore al giorno. Sento un’impellenza che devo ascoltare. Amo stare in compagnia. Non mi piace rimanere in solitudine, anche perché non mi sopporto.”

La città  natale, Trieste

“Della mia città  mi manca molto il mare ma sono scappato da Trieste, ora abito a Roma.
Trieste ha un lato algido e uno gaudente. Da un lato i salotti e i caffè letterari, dall’altro il divertimento e il mare.
Trieste mi mette soggezione con il suo passato ingombrante. Fare lo scrittore a Trieste è come fare l’architetto a Venezia.”

Gli scrittori preferiti

“Prima di essere uno scrittore sono un lettore, perché la lettura mi dà  godimento.
Tra gli scrittori che leggo ci sono Don de Lillo e Goffredo Parise. Sono legato a Goffredo Parise, mi ha insegnato molto, benché non ci sia un solo libro di Parise che mi abbia lasciato soddisfatto del tutto. La sua voce la senti subito. E’ la voce di uno che fa lo scrittore. E’ uno scrittore da emulare come filosofo di vita, come grande reportagista.
Mi sento vicino all’etica di Parise. «Non sono un letterato, sono uno scrittore».
I libri di uno scrittore nascono dalla vita. Si può essere scrittori anche senza aver mai scritto una riga.”

A cura di Vincenzo Ciccone www.zam.it