Tesina sull’infanzia

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L’Institutio Oratoria di Quintiliano

LATINO :

  • Quintiliano: educazione del giovane retore. Rapporto maestro-allievo

Come formare l’oratore?

Si deve seguirlo fino dalla nascita. Il bambino ha una grande capacità di imitazione, per questo motivo bisogna accostargli le persone giuste. Va selezionata, per esempio, la sua balia.

Poi deve frequentare scuole pubbliche, non avere un precettore privato, poiché, anche se ci sono dei rischi, è meglio che cresca insieme agli altri, piuttosto che isolato. Il maestro deve favorire una sana competizione e lo scambio delle idee.

Lo studente deve preferire autori come Cicerone oratore, poiché Plauto e Seneca hanno uno stile interessante, ma che non insegna a parlare.

L’autore classico può essere letto in classe perché ha nello scrivere eleganza formale ed è portatore di idee utili per gli adolescenti

  • Fedro: siamo sicuri che la sua è solo letteratura per l’infanzia? Egli scrive per tutti, non solo per i bambini. Le sue non sono favole consolatorie, ma servono a riflettere sulle ingiustizie della società. La stessa constatazione si potrebbe fare per molta letteratura, che nasce per l’infanzia (questo non era comunque il caso di Fedro), ma che in realtà solleva grandi problematiche.

ITALIANO :

  • Leopardi:

Nel 1821-22 Leopardi esprime alcuni pensieri positivi sul fanciullo, perché, a differenza dell’adulto, non è stato ancora contaminato dalla ragione, quindi vive dei sentimenti e delle emozioni pure, allo stato primitivo, come il buon selvaggio di Rousseau (è la fase del cosiddetto pessimismo storico).

Favole, immagini, oggetti destano un piacere infinito e appagato all’animo del fanciullo. Nell’adulto, rivedendo le stesse immagini, si prova un piacere momentaneo e ragionato.

Brani dal Zibaldone

”La maggior parte delle immagini e delle sensazioni che noi proviamo pure dopo la fanciullezza e nel resto della vita non sono altro che rimembranze della fanciullezza, si riferiscono a lei, dipendono e derivano da lei.Vale a dire: proviamo quelle tal sensazioni perché ci ricordano e ci si rappresenta alla fantasia quella stessa sensazione, immagine provata da fanciulli e come la proviamo in quelle stesse circostanze

La sensazione presente non è immagine di oggetti, ma della fanciullezza, una ricordanza, una ripetizione”

“Il fanciullo trova il tutto nel nulla, l’adulto trova il nulla nel tutto”

“La differenza sostanziale della ricerca della illusione tra fanciullo e adulto è che il fanciullo la trova nel contatto con le cose, l’adulto nel distacco e nella solitudine”

  • Pascoli

La poetica del fanciullino sta alla base del modo che ha Pascoli per vedere la realtà, e quindi per fare poesia (ricordiamoci che la poesia, per Pascoli e non solo per lui, permette di cogliere, grazie allo stupore, ciò che neanche la scienza può più afferrare).

Il fanciullino è colui che con sguardo penetrante capisce la bellezza e l’aspetto poetico delle cose là dove gli adulti non arrivano.

Coglie la sfumatura di poesia che è già nella natura, nelle cose, nella realtà: poesia delle piccole cose

Dentro di noi c’è un fanciullino: da giovani si gioca e si scherza con lui, ma crescendo non gli diamo più voce perché diventiamo troppo ragionevoli ed egoisti.

Il poeta, per Pascoli, si identifica con il fanciullino che “alla luce sogna, o sembra sognare, ricordando cose non vedute mai, quello che parla alle bestie, agli alberi, ai sassi, alle nuvole, alle stelle, che popola l’ombra di fantasmi e il cielo degli dei”

Questo fanciullo scopre nelle cose le somiglianze, le relazioni più impensate, ma non sa cogliervi i legami razionali.

Il poeta deve quindi essere un fanciullo che, nella vasta trama delle esperienze comuni, sa cogliere e isolare le sensazioni e le esperienze più sfuggenti. Le fissa poi in parole, le illumina con la sua sensibilità ancora intatta, acuta e fresca.

Qualunque oggetto, anche il più scontato, diventa meraviglioso. In quegli occhi nuovi anche la più tenue cosa può diventare importante e appare enorme.

“Da cose così piccole è fatta da sempre la poesia che consiste nella visione di un particolare innanzitutto fuori e dentro di noi”.

  • Il colonnello Procolo ne Il segreto del bosco vecchio di Dino Buzzati (come non ricordarne la splendida interpretazione di Paolo Villaggio nella trasposizione cinematografica) impara dal piccolo Benvenuto, che all’inizio voleva sopprimere per questioni ereditarie, a parlare con gli alberi e con gli altri elementi della natura

INGLESE

Peter Pan di J.M.Barrie è addirittura un bambino che non vuole diventare grande e non vuole affrontare la realtà. Preferisce la solitudine pur di continuare a vivere nel mondo fatato delle illusioni.

FRANCESE

L’aviatore de Il piccolo principe di Antoine de Saint Exupery impara dal bimbo a guardare con il cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi degli uomini dominati dall’egoismo e dal denaro, ma è alla portata di chi è disposto a dare tutto se stesso agli altri.

FILOSOFIA :

Freud

Per Freud il bambino è un “polimorfo perverso”. Per Freud sin dalla nascita il bambino è dotato di libido, un’energia di natura solo sessuale che si dirige, nelle varie fasi della vita umana, verso diverse parti del corpo.

Le tre fasi

1)     orale, legata alla suzione, che va dai primi mesi fino ad un anno e mezzo circa, durante la quale la libido si scarica sulla bocca

2)     anale, fase che va da un anno e mezzo ai tre, in cui il soddisfacimento della libido è a livello anale, perché il bambino viene educato a trattenere gli escrementi. Queste operazioni di controllo insegnano quindi a provare piacere a questo livello

3)     fallica, quando, a tre anni, avviene l’individuazione del pene e del clitoride come zone erogene

FILOSOFIA : PEDAGOGIA

Bettelheim Il mondo incantato

“La atemporalità delle fiabe è uno dei loro massimi pregi: il loro situarsi in un “paese delle fate”, in una dimensione trasfigurata dove pericoli spaventevoli minacciano l’eroe (ma le difficoltà vengono superate), dove il male viene sempre punito e la virtù riceve la sua ricompensa. I personaggi che si muovono in questi scenari fantastici sono figure archetipe che incarnano le contraddittorie tendenze del bambino, i membri della sua cerchia familiare nei loro opposti aspetti, gli adulti del mondo esterno. La situazioni delle fiabe, nel rispecchiare la visione magica e animistica che il bambino ha delle cose, i suoi stupori, i suoi terrori, i suoi desideri impossibili, esorcizzano incubi sepolti nell’inconscio, placano inquietudini, aiutano a superare insicurezze e crisi esistenziali, ad accettare responsabilità, a dare un senso alla propria vita. Mettono il bambino di fronte alle reali difficoltà dell’esistenza con un linguaggio non realistico, che è l’unico da lui veramente recepibile a livello profondo”

Problemi affrontati e superati nelle fiabe:

il cannibalismo in Hansel e Gretel

il desiderio di essere sedotta, tipico delle bambine in Cappuccetto rosso

la gelosia e il narcisismo estremo in Biancaneve

il periodo di passività in La bella addormentata

la rivalità fraterna in Cenerentola

PEDAGOGIA

Spiz esamina le modalità con cui il bimbo prende coscienza progressiva del mondo esterno a lui

ARTE

  • La tecnica naif inizia con Rousseau le Douanier e consiste nel semplificare volutamente il disegno, ad imitazione della tecnica infantile, descrivendo la realtà in modo puro, incorrotto e spiritualizzato.
  • Juan Mirò

L’infanzia ed il mondo dell’ingenuità hanno influenzato molto la produzione artistica di Mirò, pittore spagnolo facente parte del gruppo dei surrealisti dal 1930.

Le sue tele traducono, sotto un’apparente ingenuità infantile, gli aspetti più profondi della vita umana ed attraverso un sistema di simboli ed analogie fanno riferimento alle prime fasi dell’infanzia.

Con la sua arte porta alla luce un mondo interiore, dove le leggi morali non dominano gli istinti e le infantili passioni.

Questo particolare e forte legame con l’infanzia lo si può facilmente notare ne La claca , rappresentazione teatrale diretta da Mirò, grandi pupazzi girano per il centro della città scherzando e giocando tra di loro.

Un amico di Mirò durante un’intervista disse “Quando io raccolgo un sasso, per me è solo un sasso, per Juan no!” e aggiunse “per lui nulla è banale”.

Mirò, come i bambini, guarda il mondo con innocenza e stupore.

 

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