INSEGNANTE IMPIEGATO O PROFESSIONISTA?

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Nell’affronto dello stato giuridico dell’insegnante non si può ignorare un dato di fatto: nel corso di questi ultimi decenni l’insegnante è passato da uno stato di professionista qualificato, come l’avvocato o il medico, ad uno di impiegato statale che, anche da un punto di vista economico, non è facilmente distinguibile da un impiegato comunale o postelegrafonico. Perché tutto questo? Indubbiamente la massificazione della scuola ha contribuito a questo, anche se vi è, dietro questo fenomeno, il valore dell’allargamento della cultura e dell’istruzione ad una fascia più ampia di popolazione. Io stesso ne ho beneficiato, poiché i miei due genitori non avevano neanche conseguito il diploma di scuola elementare. Tuttavia se tutto questo fosse avvenuto in un regime un po’ meno statalista gli effetti del ridimensionamento della figura dell’ insegnante si sarebbero sentiti di meno.

Occorre quindi, per ridare all’insegnante il suo ruolo di professionista qualificato cambiare il sistema del reclutamento. Per spiegare meglio questo cambiamento, concludo citando un articolo di Angelo Panebianco sul Corriere delle Sera sull’argomento:

“C’è una parte di laici, compreso chi scrive, che sogna un sistema educativo nel quale, abolito finalmente il valore legale del titolo di studio (misura che darebbe un colpo mortale ai diplomifici, statali o privati che siano), scuole statali e non statali, queste ultime sia cattoliche che laiche, possano contendersi fra loro gli insegnanti migliori. In tale situazione, la stessa logica concorrenziale spingerebbe gli istituti a cercare di accaparrarsi gli insegnanti più preparati per ottenere lustro e fama. In quelle (ideali) condizioni verrebbe esaltata sia la libertà di scelta degli studenti e delle famiglie che l’efficienza complessiva del sistema educativo.”

 Luigi Gaudio

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