Italo Svevo

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di Antonielli Arianna classe 3 c scuola media

La  vita

Ironico, triste, smemorato e bonario, come lo dipinge la figlia Letizia, Italo Svevo  è  il più europeo degli scrittori italiani. Italo Svevo, nasce a Trieste nel 1861, risente fortemente della cultura austriaca, una cultura che lo porterà allo studio di diversi autori quali Sigmund Freud. A 17 anni, dopo diversi anni di studio all’estero, torna a Trieste, dove si iscrive a studi di carattere commerciale, e, dopo due anni, comincia a lavorare come impiegato in una banca di Trieste; da questo momento in poi, Svevo, darà avvio a una fortunata carriera professionale , che gli consentirà di affermarsi prima come commerciante poi come industriale.

In questo periodo, in cui lavora come impiegato in una banca di Trieste; scrive il primo romanzo: UNA VITA”, romanzo che non fu molto diffuso, anche perchè lo pubblica a proprie spese.

Successivamente, Svevo, sposa una cugina, il cui padre ha un’importante impresa che gli consentirà di inserirsi nell’alta borghesia triestina. A questo periodo risale la pubblicazione del secondo romanzo, “SENILITA’”, anch’esso non farà un grande successo e verrà apprezzato dalla critica e dal pubblico solo dopo molti anni.

La notorietà di Svevo inizia negli anni 20, dopo la pubblicazione del terzo romanzo, “LA COSCIENZA DI ZENO”, del 1921, quando in un articolo di giornale Montale parla di lui.

La fama dura ben poco, in quanto Svevo muore in un incidente automobilistico.

Oltre ai romanzi, ha scritto anche una serie di novelle e commedie.

 

Le opere

UNA VITA, SENILITA’, LA COSCIENZA DI ZENO.

  

La psicoanalisi

I tre romanzi scritti da Italo Svevo sono idealmente affini, perché hanno una tematica comune, che consiste nell’analisi ossessiva e spregiudicata del subcosciente dei rispettivi protagonisti.

Per condurre in profondità questa analisi Svevo si servì della psicoanalisi di Sigmund Freud (1856 – 1939). Freud insegnava che molte nostre azioni sono apparentemente delle libere scelte, ma in realtà sono condizionate da complessi psichici formatisi nel passato, specialmente durante l’infanzia o ricevute in eredità, comunque preesistenti alla piena coscienza di noi stessi. Perciò solo cercando nel nostro io, possiamo cogliere le ragioni e i motivi più profondi di molte nostre azioni.

Svevo fu  tra i primi scrittori a introdurre nella letteratura la psicoanalisi come uno strumento di conoscenza scientifica della nostra più profonda realtà del lettore. L’attenzione dello scrittore non è più rivolta a fatti esterni, cioè al documento storico o sociale (come nel verismo), ma ai fatti interni, all’esplorazione del sub cosciente, mettendo in evidenza ciò che si nasconde sotto le apparenze esteriori.

 

L’inettitudine

Gli  uomini   appaiono   incapaci      di inserirsi   nella società,    “inetti”,   cioè non adatti alla vita.

Mentre i vinti verghiani uscivano sconfitti dal tentativo di inserirsi nella società, gli inetti sveviani sono vinti ancor prima di misurarsi col mondo esterno: essi sono vinti non da una forza esterna, ma da qualcosa che è dentro di loro, da un’incapacità di agire, di mettere in atto la propria volontà.

Si sentono pertanto estranei ed esclusi  a quella lotta per la vita, e preferiscono l’atteggiamento di contemplatori, piuttosto che quello di lottatori.

 

 

La coscienza di Zeno

Pubblicato nel 1923, è molto diverso dai precedenti, nella composizione e nella struttura interna.

Nei primi due c’è un narratore esterno, che focalizza la sua attenzione su un personaggio e di volta in volta esprime il suo punto di vista.

Nella “Coscienza di Zeno” il narratore è il protagonista stesso  che lascia scorrere le sue emozione e pensieri senza seguire un filo narrativo ,  questa nuova tecnica è usata  in tutta la narrativa del 900.

La struttura narrativa non rispetta le regole del romanzo dell’800, che ha uno scorrimento di carattere cronologico.

La storia si svolge attraverso vari fatti ed avvenimenti legati alla vita del protagonista come:

·         Prefazione, Preambolo

·         Il fumo

·         la morte del padre,

·         il rapporto con la moglie,

·         quello con l’amante,

·         storia di un’associazione commerciale e Psicoanalisi;

Zeno Cosini, ricco e anziano commerciante triestino, indotto dal suo medico psicanalista, il Dottor. S., a scrivere la sua autobiografia per comprendere meglio se stesso e guarire da quella forma di abulia che lo rende incapace di agire. La Prefazione, a firma del dottore, serve a capire  l’intento del medico di pubblicare gli scritti di Zeno il suo paziente, che non ha accettato la sua ingiunzione e decide di interrompere la cura proprio quando si sentiva meglio. Sicchè il medico  per vendetta, decide di pubblicare i ricordi del suo ex paziente.

E’ questa la cornice del “romanzo”, che si fonda su una storia di inganno, messo a segno dal medico.

Il romanzo è diviso  in 8 capitoli che non seguono, come già detto un ordine cronologico, ma raccolgono momenti, fatti, situazioni della vita del protagonista attorno ad alcuni temi fondamentali, come: “il fumo”,  concentrato sugli innumerevoli e vani tentativi di Zeno di smettere di fumare; “La morte del padre” dove Zeno, partendo dal dolore per la morte del genitore, ripercorre il rapporto con lui; “la storia del mio matrimonio”, dedicata agli strani percorsi attraverso i quali, Zeno, invece risposare la ragazza che ama, ne sposa la sorella brutta e strabica,  approdando invece in un matrimonio felice; “la moglie e l’amante”, in cui Zeno tradisce la moglie pur continuando ad amarla; “storia di un’associazione commerciale”, dove si narrano le numerose avventure commerciali di Zeno.

 L’ultimo capitolo, “la psicoanalisi”,  in cui a seguito dei diversi successi finanziari avuti, Zeno si sente guarito e ripudia la psicoanalisi perché non la riteneva un valido metodo di cura delle nevrosi, dal momento che dopo averla praticata assiduamente si sente peggio di prima, malato più che mai. La terapia impostagli dal dottore, lo ha fatto sentire ancora più malato, spingendolo a rivivere un passato di ansie e di angosce. La vera cura consiste, quindi, non nel liberarsi della malattia, ma nel rifiutare quella scienza illusoria, cioè la psicoanalisi.

La cura, per Zeno, deve essere interrotta, perché è stata scoperta la sua malattia, la vita stessa è inquinata alle radici dalla corruzione, dall’ipocrisia, dall’individualismo e dall’amoralità.

Il romanzo termina con una serie di riflessioni inquietanti, Zeno ribadisce che “la vita somiglia un poco alla malattia”, ma, a differenza delle altre malattie, è sempre mortale; perciò “non sopporta cure”.

Un libro su cui riflettere, un viaggio descritto in maniera ironica e divertita nell’inconscio di un uomo da cui traspaiono ambiguità, contraddizioni e sensi di colpa.

Antonielli Arianna classe 3 c scuola media

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