Il surrealismo

René Magritte

Surrealismo è automatismo psichico puro mediante il quale ci si propone di esprimere sia verbalmente, sia per iscritto o in altre maniere, il funzionamento reale del pensiero; è il dettato del pensiero con l’assenza di ogni controllo esercitato dalla ragione, al di là di ogni preoccupazione estetica e morale.”
(Andrè Breton).
Il Surrealismo è quindi un processo automatico che si realizza senza il controllo della ragione e fa si che l’inconscio, emerga e si esprima divenendo operante , viene così raggiunta quella realtà superiore in cui veglia e sogno si conciliano in modo armonico.

Surrealismo

Il surrealismo è un movimento intellettuale, che ha coinvolto arti visive, letteratura e cinema, nato negli anni Venti a Parigi.
La caratteristica comune a tutte manifestazioni surrealiste è la critica radicale alla razionalità cosciente, e la liberazione delle potenzialità immaginative dell’inconscio per il raggiungimento di uno stato conoscitivo “oltre” la realtà (sur-realtà).
Il Surrealismo è certamente la più ‘onirica’ delle manifestazioni artistiche, proprio perché dà accesso a ciò che sta oltre il visibile.
La fede surrealista si manifestò spesso come ribellione alle convenzioni culturali e sociali, concepita come una trasformazione totale della vita, attraverso la libertà di costumi, la poesia e l’amore

La critica si divide su dove collocare il punto finale del movimento surrealista: sicuramente, la fine della Seconda guerra mondiale (1945), e la morte di Breton (1966) hanno segnato dei punti di svolta importanti nella storia del surrealismo, che però continua ancora oggi ad essere una realtà artistica vitale.
Il movimento surrealista è di gran lunga il più longevo fra le avanguardie storiche, e la sua diffusione capillare in tutto il mondo ha reso la sua storia molto variegata rispetto a movimenti circoscritti nel tempo e nello spazio come il dadaismo o il futurismo.
Fra i pittori che aderirono al movimento ricordiamo, J. Miró, M. Ernst, S. Dalí, G. de Chirico, R. Magritte.

Magritte

René Magritte nasce in Belgio nel 1898. Studia all’Accademia di Belle Arti e nel 1922 inizia a lavorare disegnando carte da parati. Trasferitosi a Parigi nel 1925, viene a conoscenza dei dipinti di De Chirico che determina l’adesione, da parte dell’artista belga, al Surrealismo.         I quadri di Magritte  sono realizzati in uno stile da illustratore, senza alcuna ricerca di illusionismo fotografico.

Già in ciò si avverte una delle costanti poetiche di questo pittore: l’insanabile distanza che separa la realtà dalla rappresentazione. E spesso il suo surrealismo nasce proprio dalla confusione che egli opera tra i due termini.

Il suo surrealismo è dunque uno sguardo molto lucido e sveglio sulla realtà che lo circonda, dove non trovano spazio né il sogno né le pulsioni inconsce. L’unico desiderio che la sua pittura manifesta è quello di “sentire il silenzio del mondo”, come egli stesso scrisse.

Nel dipinto L’uso della parola” (realizzata in più versioni, a partire dal 1926) egli sembra voler negare la realtà stessa che rappresenta sulla tela; l’oggetto raffigurato è, a tutti gli effetti, una pipa ma l’artista scrive chiaramente che questa non è una pipa”, evidenziando così la profonda differenza che intercorre tra la realtà e la sua riproduzione nel linguaggio visivo: la pipa raffigurata sulla tela, infatti, non può essere afferrata ed utilizzata.                                                                In quest’opera la rappresentazione realistica della realtà diventa al contempo negazione della stessa, capace di stupire lo spettatore anche tramite la rappresentazione di oggetti comuni che, rinominati in maniera del tutto erronea, diventano i protagonisti quasi sensazionali” dell’opera

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