L’estetismo : il culto della bellezza

Tesina Esame di Stato

Roberto Garavaglia – Esame di Maturità 2002

Introduzione

Lo scopo che mi sono prefisso con lo sviluppo di questa traccia è mettere in evidenza, per quanto esaurientemente mi riesce, un particolare modo di “fare arte” e di concepire l’esistenza che si diffuse all’interno del Decadentismo europeo. Mi è sembrato interessante scoprire come vi fosse una sostanziale osmosi tra gli esponenti delle culture dei vari paesi europei; non solo essi attingevano all’opera altrui rielaborando idee comuni, trasponevano esperienze all’interno della propria vicenda umana, prendevano a modello e decl’amavano la produzione e lo spirito di una personalità che ritenevano originale, ma intraprendevano anche delle relazioni di amicizia, di collaborazione e di più semplice confronto.

Ho inoltre creduto affascinante approfondire il rapporto tra culto del bello, raffinatezza e ricerca dellesotico con il senso di decadenza e morte insito nell’animo dell’esteta, figura emblematica del malessere psicologico e spirituale, che tuttavia rifiuta di ammettere la crisi del proprio “io”. Concentrarsi esclusivamente sull’esteriorità dell’essere è un segno di profonda lacerazione interiore, e proclamare ostentatamente la superiorità della forma rispetto al contenuto, in arte, letteratura e vita lascia supporre un enorme vuoto della persona.  La certezza di essere giunto all’apice delle proprie capacità e di aver dato il meglio di sé produce nell’uomo, oltre che unineffabile  gaiezza, anche il presagio che tutto ciò che ci sarà nel suo futuro non potrà essere che peggiore.

li disagio provato dall’uomo decadente deriva in parte anche dal dilagare delle idee democratiche, che, nella sua ottica innegabilmente egocentrica,  che risente dell’influsso del “Superuomo” di Nietzsche, gli appaiono un meschino tentativo di abbattere l’individualità del singolo a favore di un principio di egualitarismo a lui incomprensibile.

La ricerca del piacere sensuale è un altro topos ricorrente:nell’arte di questo periodo- che ha suscitato in me curiosità, ed è un’altra spia della superficialità, molto spesso ben nascosta, dell’esteta.

Anche l’originalità del linguaggio, dell’arte, e della letteratura decadente mi ha spinto ad un simile approfondimento: tutto  è decisamente innovativo. Il messaggio trasmesso al pubblico non pretende di essere educativo, né mira ad essere condiviso. Il lettore, o lo spettatore, deve provare emozione di fronte all’opera d’arte, e  a tal  fine è fondamentale la ricerca stilistica, che assurge a componente principale.

Il punto di partenza da me scelto potrebbe sembrare cronologicamente precoce, dovendo io occuparmi del novecento. In realtà la ricerca delle radici delle correnti culturali di inizio secolo mi ha inevitabilmente portato indietro di alcuni anni. In verità io ritengo che per comprendere l’essenza di una qualsiasi realtà socio-culturale bisogna prescindere da limitazioni temporali o geografiche. Dunque, quando parliamo di primo novecento, non possiamo non considerare gli ultimi decenni dell’ottocento come strettamente legati con il novecento.

Con lapprossimarsi della fine del secolo, in Italia,va configurandosi una profonda crisi delle istituzioni politiche, delle arti figurative e della letteratura.

In ambito politico si assiste a un progressivo venir meno delle aspirazioni democratiche. La pratica del trasformismo comportò una sostanziale impossibilità di alternanza del potere, che fondamentalmente rimaneva nelle mani del ceto borghese. Inoltre,

in ambito economico, essa pose un freno al processo di

apertura del mercato nazionale, che era sembrato un passo avanti nella soluzioni di gravi disagi, quali latifondismo e squilibrio tra le varie regioni.

Si diffuse, specialmente. tra le, nuove generazioni un senso di sfiducia e disgusto per la mediocre democrazia instauratasi, che generò non poche invocazioni di regimi autoritari da parte della classe dirigente.

D’altra. parte, le masse contadine e operaie, che fino allora avevano sostenuto gli ideali democratici, contestavano lo stato liberale di matrice borghese, proponendo ben altre soluzioni di stampo marxista. Le risposte fornite dal ceto dominante alle istanze dettate dalla nuova coscienza della gente non lasciavano sperare in un miglioramento: i conflitti sociali venivano sanati con pesanti repressioni. Bisogna ricercare. nel clima di generale sfiducia nella politica la tendenza, manifestatasi nella maggior parte degli artisti e letterati degli ultimi due decenni dell’ottocento, a fuggire il reale, a ricercare un rifugio dal grigio diluvio democratico”, a difendere gelosamente la propria appartenenza di classe.

L’aristocratica  chiusura dell’intellettuale nella sua torre d”avorio non era un fenomeno nuovo, né tanto meno esclusivamente italiano. L’ondata antidemocratica aveva già travolto gran parte d’Europa, e numerose opere letterarie contribuirono a diffondere tali posizioni.

Si registrano diversi tipi di reazione, che sono tuttavia accomunati da forti correnti irrazionalistiche. La più chiara espressione di questo modo dì sentire si trova nella polemica contro il Positivismo, che mirava a demistificare la fiducia riposta nel potere della scienza. La fede nel progresso scientifico era, inoltre, uno dei presupposti ideologici della borghesia che aveva scalato i piani del potere e, conseguentemente, costituiva un motivo dì avversione in più degli intellettuali nei confronti di tale dottrina. Ecco così spiegato come trovano terreno fertile le idee nazionalistiche di Corradini e quelle pragmatiche di Papini.

Ma tra i fenomeni artistici di questo intervallo storico – culturale, che va sotto il nome di “Decadentismo”, è senza dubbio l’estetismo uno dei più rilevanti.

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