La Bellezza rende tale un’aula scolastica – Luigi Gaudio

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Alcune riflessioni di questa settimana, come quella di Stefano Versari sul sito ADI, e quella di Silvano Tagliagambe sul sito Education due punto zero, mettono profondamente a tema il seguente interrogativo: “può un ambiente scolastico favorire l’apprendimento?”

Noi siamo convinti di questo, senza raggiungere eccessi radicali di comportamentisti o altri.
Per questo, riportiamo qui sotto alcuni passaggi dell’intervento di Stefano Versari nel corso della introduzione al seminario internazionale: “Il dito e la l’una”, organizzato dall’ADI (associazione Docenti Italiani) a Bologna il 25 e 26 febbraio 2011.
La nostra mente ha bisogno di luoghi privilegiati, deputati, di dimore in cui essere favorita e sostenuta nella sospensione del tempo in cui il pensiero si sofferma.
Non a caso il termine aula deriva dal greco e sta, in una delle sue accezioni, per dimora.
Dunque l’aula è la dimora scolare in cui si esercita l’azione del pensiero. Chiediamoci allora come è bene sia questa dimora?
Nell’antica Grecia i giardini furono le aule di Platone e per gli aristotelici.
I sottoportici furono le aule degli stoici.
Diogene si sarebbe rifugiato in un tunnel per parlare con Alessandro Magno
La poetessa Saffo riuniva invece le ragazze nella sua casa per educarle alla poesia, alla pietà e alla musica.
Pensiamo poi alla povertà – eppure al calore – che promana dall’aula di Barbiana, con quei banchi sconnessi che circondano le pareti e la stufa al centro e le cartine alle pareti.
Sono diversi modi di educare che utilizzano per questo aule diverse accomunate da un fattore comune: quello di essere spazi poetici in cui agisce l’educatore.
Cosa dunque rende un’aula tale? La bellezza.
Il nostro bisogno di bellezza non è uno fra i tanti bisogni, è il bisogno dell’essere umano. E’ la bellezza che fa sentire la persona a casa nel mondo.
Viceversa ci si sente estranei nel mondo, quando manca la bellezza.
Ecco, un po’ semplicisticamente, ma solo apparentemente, la bellezza è la cartina di tornasole con cui valutare nuovi tempi, nuovi spazi e nuovi modi di fare scuola.
Per approfondire, suggerisco di leggere gli articoli originali:

Luigi Gaudio
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