La buona scuola? Uno specchio per allodole – di Enrico Maranzana

Si osservi da lontano il campo dell’annunciata riforma
dalla scuola: i dettagli svaniscono, emergono le macro-aggregazioni.
Due schieramenti appaiono, contrapposti.
Da un lato le conquiste scientifico-culturali fatte proprie
dalla legge dello Stato; dall’altro lato il mondo della scuola che si è
raggruppato intorno al documento governativo “La buona scuola”[1].

Da un lato il problema
scolastico è trattato con approccio progressivo, in funzione dei risultati
attesi e nel rispetto della sua struttura; dall’altro lato le singole,
specifiche esigenze sono affrontate dopo averle isolate dal contesto: la
visione d’insieme svanisce.
Gli esiti della
consultazione on line, le slide elaborate per un convegno, le delibere dei
Collegi dei docenti, le proposte avanzate dagli studenti, i documenti
sindacali   sono inequivocabile sintomo
dell’approccio acefalo.
La legge – la visione sistemica – la
complessità
Il legislatore ha riconosciuto la dimensione del problema
educativo e ha abbattuto la corrispondente complessità raffinando: l’ha
scomposto in sottoproblemi la cui soluzione è stata assegnata a soggetti
interagenti.
Inizialmente ha
considerato la relazione della scuola con l’ambiente e ha delegato al Consiglio
di circolo/d’istituto il compito di “elaborare
e adottare gli indirizzi generali
“: le competenze generali definiscono
l’OUTPUT di sistema.
Successivamente ha esaminato
la necessità di ideare percorsi volti alla promozione delle capacità sottese
alle indicazioni del Consiglio: ha dato mandato al Collegio dei docenti di “Programmare l’azione educativa” che
consente alla scuola di apprendere, capitalizzando l’esperienza, comparando gli
obiettivi programmati con i risultati conseguiti [feed-back].
Ha affrontato infine il
problema della comunicazione educativa. Le sinergie tra tutte le sollecitazioni
didattiche sono state valorizzate: le capacità elencate dal Collegio dei
docenti sono un terreno condiviso, sono i traguardi che unificano gli
insegnamenti, sono il lievito per la progettazione di occasioni d’apprendimento
disciplinari.
Gli interventi a sostegno de “La buona
scuola”
Le analisi del documento governativo, che condividono il
percorso risolutivo con l’elaborazione ministeriale, infrangono un postulato
della cultura contemporanea: non sono le parte a definire il tutto  ..  è
il tutto a definire le parti.
Il singolo componente non ha valore in sé: trae il suo significato
dall’interazione con  le altre parti per
conseguire la finalità del sistema.
Il sistema ha proprietà non direttamente derivabili da
quelle dei suoi singoli componenti.
Consultazione on line
Focalizzano solo
questioni di dettaglio: la diminuzione degli alunni delle classi, l’introduzione di
nuove materie e di nuove figure professionali, il potenziamento della
strumentazione informatica, la valorizzazione di alcune, esistenti figure
professionali … la finalità educativa della scuola è fuori scena.
Le slide del convegno “L’autonomia per l’innovazione, la
professionalità, il merito”
Una conversazione che occulta natura e senso della
professionalità docente e rimarca la necessità di un lessico conforme alla
legge.
Diapositiva n° 5: “Nasce il “Sistema educativo di Istruzione (generalista) e Formazione (professionale)”.
Le parti tra parentesi cozzano con il pensiero del
legislatore: l’interpretazione dell’art. 2 comma 1) lettera a) della legge
53/2003 non lascia spazio interpretativo.
FORMAZIONE … “adeguate
all’inserimento nella vita sociale e nel mondo del lavoro, anche con riguardo
alle dimensioni locali, nazionale ed europea
“.
I Piani dell’Offerta Formativa impegnano solamente gli istituti professionali?
EDUCAZIONE
.. ” sviluppare le capacità e le
competenze, attraverso conoscenze e abilità, generali e specifiche, coerenti
con le attitudini e le scelte personali
“; sia dall’art. 1) comma 2) del
DPR 275/99. “L’autonomia delle istituzioni scolastiche è garanzia di libertà di
insegnamento e di pluralismo culturale e si sostanzia nella progettazione e
nella realizzazione di interventi di educazione, formazione e istruzione mirati
allo sviluppo della persona umana [EDUCAZIONE],
adeguati ai diversi contesti [FORMAZIONE],
alla domanda delle famiglie e alle caratteristiche specifiche dei soggetti
coinvolti, al fine di garantire loro il successo formativo, coerentemente con
le finalità e gli obiettivi generali del sistema di istruzione e con l’esigenza
di migliorare l’efficacia del processo di insegnamento e di apprendimento”.
Il significato di ISTRUZIONE può essere desunto dalla struttura decisionale
prescritta dal TU 297/94, sopra richiamata, affrontando il tema della
comunicazione educativa.
Diapositiva
n. 10
– autonomia organizzativa
1 – modalità organizzative dei docenti
 2 – adattamenti del
calendario scolastico
 3 – flessibilità
dell’orario del curricolo anche sulla
      base di una
programmazione plurisettimanale
 4 – diversificazione delle modalità di impiego
dei docenti. 
Perché non è stato ricordato che il DPR297/99
si articola intorno alla libertà progettuale (formativa, educativa,
dell’insegnamento) “coerente con gli obiettivi generali e specifici di ciascun
tipo e indirizzo di studio, curando la promozione e il sostegno dei processi
innovativi e il miglioramento dell’offerta formativa”.
Perché la
progettualità, “sostanza dell’autonomia” è
stata trascurata?

Diapositiva n. 7 – Autonomia didattica
Un elenco delle modalità operative desunte
dal comma 2) dell’art. 4 del Dpr sull’autonomia delle istituzioni scolastiche.
 Perché
non  sono state inquadrate all’interno
delle indicazioni fornite dal comma 1: “concretizzano
gli obiettivi nazionali in percorsi formativi
funzionali alla realizzazione del diritto ad apprendere e alla crescita educativa
“? 

Le delibere del collegio dei docenti
Molti Collegi hanno valutato “La buona
scuola”.
Le argomentazioni del liceo Pasteur di Roma
sono:
·       
progressioni
stipendiali, mobilità, conflittualità tra docenti;
·       
investimenti;
·       
preminenza del
dirigente scolastico …
Le preferenze degli studenti
All’indagine di Studenti.it hanno partecipato più di 4.300
utenti che a grande maggioranza, con il 27%  dei voti,
ritengono che la buona scuola sia quella che avvicina di più studenti e mondo
del lavoro.
Il 12% chiede connessioni Internet
veloci
 in ogni aula mentre a pari merito, con l’11% di voti ciascuna,
c’è la richiesta di dare maggior spazio a laboratori tecnici
, introdurre  Diritto ed Economia
anche nei Licei
 ed avere
l’opportunità di detrarre le spese scolastiche
Il 10% vorrebbe un pedagogista in
ogni scuola
, il 5% chiede che venga
reintrodotta Arte negli Istituti Tecnici
, un ulteriore 5% vorrebbe
il Project management come nuova materia
 di
insegnamento. Il 4% è a favore dell’utilizzo di
software e open source a scuola
 e
infine ad un 3% piacerebbe avere il 
coding  tra le materie
di insegnamento
.
Documenti sindacali
La FLC
CGIL ha elaborato “La scuola giusta”. 
“Più risorse e meno chiacchiere”; “Obbligo scolastico da 3 a 18 anni”;
“Irricevibile qualsiasi ipotesi di aumento dell’orario”; “Precari abilitati
tutti stabilizzati” …



[1]
Quattro scritti sono in rete: “La
scuola deve essere efficace, non buona
” indica il punto di vista da
assumere per comprendere la sostanza del problema educativo; “La buona scuola: una composizione infarcita
d’errori
” confronta il DPR sull’autonomia delle istituzioni
scolastiche con il documento governativo e ne mostra le profonde difformità;
La vetustà culturale del Miur
addebita al Ministero l’inefficacia del servizio: muove e si è mosso
disattendendo le indicazioni del legislatore; “Il ministro Giannini conosce la legge?” mostra l’importanza di un
lessico condiviso.