La coscienza di Zeno

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L’ ultima sigaretta dalla Coscienza di Zeno di Svevo

Italo Svevo

Relazione libro di Daniel Migliozzi 5^F

TITOLO

Il titolo deriva dal fatto che il romanzo non è altro che una biografia di Zeno Cosini, richiesta da uno psichiatra da cui il protagonista è in cura.

AUTORE

Italo Svevo (pseudonimo di Ettore Schmitz) nasce a Trieste, nel 1861. Nel 1880, a causa di dissesti economici familiari, è costretto ad impiegarsi in una banca, dove lavora per circa un ventennio. Nel 1890 fa uscire a puntate, su “L’Indipendente”, la sua novella “L’assassinio di via Belpoggio”. Il 1892 è l’anno in cui esordisce nel romanzo con “Una vita”, che passa totalmente inosservato: sorte non migliore tocca, nel 1898, a “Senilità”. Deluso dall’accoglienza riservata ai suoi scritti, egli sceglie di chiudersi in un silenzio destinato a durare a lungo. Nel 1899, dopo il matrimonio con Livia Veneziani, entra come socio nella ditta commerciale del suocero. E’ del 1905 l’inizio della sua frequentazione con James Joyce, che a Trieste vive insegnando l’inglese. Nel 1923 esce “La coscienza di Zeno”, che Joyce fa conoscere all’italianista Valéry Larbaud ed è positivamente recensito nel 1925 da Montale su “L’Esame”. E’ il preludio al pieno riconoscimento della statura dello scrittore, suggellato da articoli del già citato Larbaud e di Benjamin Crémieux. Nel 1927 viene pubblicata la novella “Vino generoso” e nel 1928 la raccolta di racconti “Una burla riuscita”: lo stesso anno, Svevo muore per un incidente d’auto.

RIASSUNTO

Il fumo

Zeno inizia a fumare per rivaleggiare con il padre, con il quale non ha mai avuto buoni rapporti. Si convince però che il fumo potrebbe seriamente danneggiare la sua salute, e decide di smettere, ma “passerà il resto della sua vita a fumare l’ultima sigaretta”. Purtroppo nessuno riesce a guarirlo dal suo vizio, così chiede aiuto ad una clinica specializzata, dalla quale fugge però il giorno dopo. Zeno in questa situazione pone il fumo come causa stessa del suo male congenito, cerca quindi di sbarazzarsene, ma finisce per nascondercisi inconsciamente dietro, con la paura che se avesse smesso di fumare il suo malessere non gli sarebbe passato, si sarebbe quindi dovuto convincere che egli stesso era la causa dei suoi mali; preferì perciò fingere di voler smettere.

La morte di mio padre

Il capitolo inizia col ricordo del genitore, seguito a ruota dalla narrazione degli eventi dal suo ultimo colloquio col padre fino alla sua morte. Ultimo colloquio, che, purtroppo per Zeno, non riesce a far esprimere a nessuna delle due “fazioni” i propri sentimenti verso l’altra, anche se di una erano già noti. Zeno si sveglia la mattina dopo e già trova il padre diverso dal solito, sensazione che verrà confermata dopo, quando scoprirà che il padre è malato. Per via del delirio e dell’incoscienza di quest’ultimo, non riesce a comunicargli i suoi veri sentimenti, in questo riesce invece il padre, che, al momento della morte, alza la mano “alta alta” e gli dà uno schiaffo. Tutti parlano di riflesso meccanico, ma il ricordo di quello schiaffo Zeno se lo porterà dietro per sempre. La scomparsa del padre rappresentò, infatti, la scomparsa dell’antagonista concreto col quale misurarsi per mettere in luce le proprie capacità. Il rimorso per la morte del padre vien vista da Zeno come un ulteriore rincaro alla sua malattia.

La storia del mio matrimonio

Zeno, per affari, conosce il sig. Malfenti, col quale entra in buoni rapporti, viene quindi invitato in casa sua, dove conosce le sue quattro figlie, delle quali la più bella gli sembra Ada, con la quale, però, si comporta piuttosto goffamente, e viene quindi respinto. Ne parla quindi con la sig.ra Malfenti, ma questa situazione non fa altro che allontanarlo dalla casa del suo collega, ove ritornerà dopo cinque giorni. Ritornando, poi, nella casa dell’amata, la incontra con Guido Speier, che in quel momento sta suonando il violino, e Zeno non perde l’occasione per fare una brutta figura. “Per caso”, si sposa con Augusta, una delle sorelle di Ada, che non ama, ma dalla quale è amato. Dovrà ripiegare infatti su Augusta, in quanto con la prima si era comportato piuttosto goffamente. Prima del matrimonio, Zeno glielo dichiara chiaramente, ma questa acconsente ugualmente. Zeno in questo capitolo si sente un po’ vittima del caso, che gli impedisce di sposare la donna amata, e che, per una serie di circostanze, gli fa sposare quella che non ama. Per lui il matrimonio assume tutta una nuova serie di significati. Benché il matrimonio sia risultato sostanzialmente felice, Zeno riconosce che l’atteso “rinnovamento interiore” non è che un’illusione: la moglie non cambierà certo il suo consorte.

La moglie e l’amante

Dopo i primi tempi di matrimonio, Zeno si accorge, inaspettatamente, di amare Augusta, e la considera un po’ come la sua protettrice; questa piacevole situazione dura fino a quando Zeno rivede un suo vecchio compagno di università, Copler, il quale lo invita a dedicarsi con lui alla beneficenza, e più precisamente ad apportare un aiuto economico a Carla, una giovanissima cantante. Quando Copler invita Zeno a giudicare il canto di Carla, egli comincia a desiderarla, fino a quando Carla diventa la sua amante, incitata da Zeno a migliorarsi nel canto nei suoi momenti di sconforto. Per farle migliorare la voce, assume per l’amante un maestro di canto, del quale però Carla si innamora, fino a lasciare Zeno, che cade in una profonda desolazione. Nel racconto della sua avventura Zeno oscilla tra l’atteggiamento di aperta confessione e la ricerca di una giustificazione qualsiasi. Mentre si confessa, egli vuol apparire agli altri ed a se stesso (riuscendoci) innocente e puro, parole che costituiscono l’intera anima della sua storia d’amore. Per quanto riguarda le giustificazioni, invece, quella da lui più accreditata era di non amare Augusta, perché quindi avrebbe dovuto provare rimorso? Infine in lui non mancò del tutto la resistenza al peccato, in quanto non giunse a Carla “in uno slancio solo, ma a tappe”. Zeno ricorda, inoltre, che quando si trova tra le mani, per puro caso, il trattato di canto da donare a Carla, è “costretto” dalla moglie a portarglielo. Intanto egli considera la colpa come un avanzamento della malattia, mentre l’innocenza gli si configura come salute.

Storia di un’associazione commerciale

Quando Guido (divenuto il marito di Ada) decide di mettersi in affari, aprendo una casa commerciale, coinvolge Zeno, ed assume una segretaria, Carmen. Guido, su consiglio di alcuni affaristi inglesi, compra del solfato di rame, poi lo avrebbe rivenduto quando il prezzo sarebbe salito, ma invece di seguire i buoni consigli fa di testa sua e vende subito il prodotto, contraendo una grave perdita. Intanto si manifesta un menefreghismo da entrambe le parti verso l’agenzia, e sono i primi passi verso la rovina. Nel frattempo Ada dà alla luce due gemelli, e viene colta da una malattia che la fa progressivamente imbruttire, Guido diventa l’amante di Carmen. Quindi l’ “affarista” non accetta I consigli di dichiarare bancarotta, con la conseguenza dell’annullamento dei debiti, e sia Ada che Augusta si preoccupano non poco per la situazione. La prima per la quella economica, la seconda anche perché Zeno aveva deciso di fare un consistente prestito a Guido. Non sapendo cosa fare, Guido attua una subdola strategia che lo aveva portato precedentemente al successo: ingerisce un potente sonnifero, il Veronal, che, se assunto in dosi elevate, poteva apportare non indifferenti danni all’organismo, e c’era anche l’eventualità della morte. Eventualità che si verifica per caso, in quanto Guido voleva solo fingere di essere in punto di morte, per avere affetto. Zeno comincia quindi a lavorare per due, al posto di Guido, e proprio per questa ragione si dimentica completamente del funerale del collega- amico, e per questo Ada lo disprezza, ma è vista da Zeno come un’ingrata. Però questi non ha occasione per farglielo capire, in quanto Ada parte per l’Argentina. Zeno, di fronte alla disgrazia capitata all’amico si accorge dell’originalità della vita: fino ad allora egli aveva considerato il luogo comune che definisce la vita come crudele giusto, ora invece lo rivaluta e si accorge che è impossibile definire ciò che è bene e ciò che è male: ricorda, infatti, di quando, da piccolo, amici e parenti davano giudizi contrastanti su di lui, che chiedeva alla madre: “ma sono stato buono o cattivo, io?” questo stesso dilemma che lo attanagliava da bambino lo perseguita anche ora, a distanza di trent’anni. Quindi secondo Zeno “la vita non è ne’ brutta ne’ bella, ma è originale!”. A questa riflessione Zeno è indotto dalla situazione che doveva sopportare, che lo vedeva nel ruolo opposto a quello che aveva sempre sostenuto, a cominciare dal padre per terminare con Ada, che lo definisce ora “il miglior uomo della famiglia”.

Psico-analisi

Quest’ultimo capitolo delle sue memorie Zeno lo scrive sotto una luce diversa da quella sotto la quale si trovava negli altri: riconosce che il Dottor S. non lo aveva guarito affatto, e gli manda quest’ultima parte dei suoi ricordi per fargli capire cosa ne pensasse della sua cura; e si fa curare da “un medico vero, di quelli che esaminano il corpo quando si ammala”, che lo trova in perfetta salute. Intanto siamo arrivati nel 1915, quando l’Italia entra nel primo conflitto mondiale, e la villa di Zeno si trova proprio al confine tra Austria e Italia, quindi gli viene impedito di entrarvi, e verrà trasferito con la sua famiglia a Trieste, dove constaterà su se stesso gli effetti della guerra: si ritiene fortunato in primo luogo perché si è disfatto della sua malattia, e guarda il mondo con occhi diversi, perché si considera fortunato in mezzo alle brutture della guerra. L’ultimo capitolo rende esplicita la concezione pessimistica della vita di Svevo, prima velata dall’autoironia sulla malattia di Zeno. Quella malattia quindi è considerata come attributo inscindibile alla vita, che quindi diventa a sua volta “malattia”, sempre mortale. In un certo qual modo così non è per Zeno, che dalla guerra (che, per quanto ne possa dire Zeno, può essere considerata per una buona parte appartenente al “male”), trae la sua guarigione. Questo strumento di cura, crudele, sottolinea ancora una volta il pessimismo dell’autore. Nell’ultima parte del libro Zeno trasferisce, inoltre, la sua malattia dal suo privato a tutta la società, soprattutto a quella del suo tempo, facendole assumere dimensioni cosmiche.

PERSONAGGI PRINCIPALI

– Dottor S.: anche se passivo nella storia, è importante per il libro giacché è proprio lui ad ordinare la stesura la stesura della biografia a Zeno.

– ZENO: è il protagonista del romanzo, caratterizzato da una profonda contraddizione interna. Il suo modo di vivere si basa su una comoda e tutta interiore disponibilità a più destini che non vuol tradursi in una scelta decisa. Zeno non vuole “solo” guarire dai suoi mali: la sua inettitudine e il suo continuo posticipare la soluzione dei propri conflitti psicologici sono un modo per garantirsi di poter soddisfare, nel loro continuo alternarsi, i propri desideri contrastanti, nel momento in cui essi si manifestano.

– IL PADRE DI ZENO: viene descritto come una persona tranquilla, che tiene molto a questa sua tranquillità. Rifiuta tutto ciò che va contro il suo ideale della vita e del mondo, tutta fondata sulla fiducia in rassicuranti idee di ordine stabilità e immobilità. Per questo motivo non sarà solidale con la “distrazione” del figlio e con la sua “tendenza a ridere delle cose più serie.” Il distacco fra i due rimarrà intatta anche quando egli cercherà di insegnare al figlio tutta la “scienza ” e “l’esperienza” della vita che sente tanto grandi; ma non riuscirà a dir nulla. Il gesto dello schiaffo renderà più dolorosi i sensi di colpa del protagonista che non era riuscito a recuperare il rapporto con il padre.

– AUGUSTA: è la buona e dolce moglie di Zeno. Il protagonista la scarta subito quando deve scegliere fra le quattro figlie di Giovanni Malafenti, preferendole Ada, la quale lo rifiuterà in favore di Guido Speier; solo per non rimanere fuori dal salotto di casa Malfenti, essendo stato respinto anche da Alberta, accetterà di sposarla. Ella è disposta a vivere ed assistere Zeno. Emerge subito la profonda invidia della donna nei confronti della sorella Ada, perché il marito è attratta da lei: questo sentimento durerà a lungo. Augusta è un personaggio opposto rispetto al marito, lui “malato”, lei la personificazione della “salute”, che, nella sua semplicità ha una sua ingenua e gioiosa fede nella vita, e sa perfettamente vivere nel presente.

– ADA: è la donna desiderata da Zeno, ma non corrisponde. La giovane è incapace di amare l’ironia e il distacco, la “lietezza” di Zeno, protesa alla ricerca di qualità chiare e ostentate; ella è attratta dal “falso” romanticismo di Guido e in seguito sarà costretta appunto a rivedere il suo giudizio sui due uomini. Il personaggio poi con il passare del tempo diventerà sempre più triste e malinconico a causa del matrimonio fallimentare con Guido, la tradirà infatti con una sua impiegata.

– GUIDO: diviene il marito di Ada. Appena compare sulla scena colpisce la sua disinvoltura, naturalezza. Colpisce il salotto di casa Malfenti sia con le sedute spiritiche, sia con la grande performance al violino. In realtà si dimostra grande “oratore” solo nelle convenienze, ciò è indice di falsità. Sembra proprio ciò quello che più interessa al personaggio: “piacere”. La sua presunzione lo porta a fondare una ditta commerciale intendendo rivoluzionare le tradizionali strategie di mercato. Zeno si accorge pian piano della sua inefficienza al compito da lui assunto. Nei momenti più difficili emerge la sua debolezza: dapprima rifiuta per la sua presunzione ogni consiglio per risanare il passivo della ditta e poi fugge da ogni responsabilità nel momento di maggior bisogno. Dopo aver fallito nel lavoro si lancia nell’azzardo dove spera di trovare rapidi trionfi ma anche qui la sorte gli è avversa.

– CARLA: è l’amante del protagonista, dolce e buona, giovane e molto carina dà tutta se stessa per l’amore di Zeno che troppo tardi si accorgerà del suo affetto.

SPAZIO

Le vicende sono ambientate per quasi l’intero romanzo a Trieste, soltanto verso la fine sono collocate a Lucinico, un piccolo paese vicino al confine austriaco. I luoghi sono per la maggior parte chiusi (abitazioni dei personaggi, bar, uffici di lavoro) ma sono presenti anche aperti (la campagna, il fiume, le strade del paese). Spesso questi luoghi non rappresentano solamente lo sfondo delle vicende ma rispecchiano i pensieri e le sensazioni dei personaggi, specialmente del protagonista.

TEMPO

Gli eventi narrati sono ambientati agli inizi del 900: non è esplicitato l’anno di inizio delle vicende, ma l’ultimo appunto del manoscritto del protagonista è datato 24 marzo 1916. L’intero romanzo copre un arco di tempo della durata di pochi anni. Essendo molti i momenti di riflessione da parte dei personaggi, i tempi sono prevalentemente lenti, non mancano comunque scene in cui il ritmo è accelerato addirittura dalle stesse sensazioni ed emozioni dei personaggi. La parte descritta dal narratore interno (il protagonista) è, invece, caratterizzata da scene che scorrono sotto gli occhi del lettore con la stessa velocità della lettura. I fatti sono narrati in ordine cronologico, almeno fino alla descrizione della cura psico-analitica, in cui il protagonista rievoca proprie esperienze di vita anche infantili. Possiamo considerare il romanzo come un grande flashback in cui il protagonista rivive le proprie vicende e sensazioni.

STILE

Il linguaggio adottato dall’autore è prevalentemente informale, sono infatti presenti espressioni dialettali, ma questo dipende molto dalla situazione in sui si trovano i personaggi. Il registro è prevalentemente colloquiale, anche per il contesto in cui sono inseriti i fatti narrati. Sono presenti termini in lingua inglese o tedesca e alcuni termini italiani “dialettizzati” dai personaggi.

TECNICHE DI PRESENTAZIONE DELLE PAROLE E DEI PENSIERI

Nel romanzo sono presenti ampi discorsi diretti, che fanno meglio comprendere le vicende al lettore, ma è riservato anche molto spazio alle parti descrittive (di luoghi, di persone) e narrative (di fatti, di riflessioni interiori del protagonista). Non è presente il discorso indiretto libero, poiché il narratore è il protagonista stesso.

NARRATORE

Il narratore è il protagonista del romanzo. Non è, quindi, onnisciente, ma oltre a descrivere i fatti che vive in prima persona, fornisce informazioni su ciò che accade agli altri personaggi, tramite monologhi interiori o dialoghi con altri personaggi.

TEMATICHE

In questo romanzo si possono riconoscere vari temi, molti dei quali attualizzabili al giorno d’oggi. Nel capitolo riguardante il vizio del fumo si intravede l’opinione dell’autore rispetto ai vizi in generale: la scarsa volontà che l’uomo ci mette nel liberarsene e il suo continuo tentativo di discolparsene, attribuendone la vera causa a qualche altro aspetto della propria vita. L’autore vuole, inoltre, puntare il dito sulle conseguenze di questa mancanza di determinazione da parte dell’uomo: i suoi rapporti con la famiglia (in questo caso il padre), con la persona amata e con gli amici. Questo è mostrato con chiarezza dal gesto che il padre compie in punto di morte: è come se rimproverasse il figlio per tutti i peccati commessi e per quelli che commetterà in futuro. Risulta quasi bizzarro come lo stesso protagonista, parlando di alcune sue colpe, ad esempio il tradimento, affermi di essere puro e di godere di buona “salute”. È proprio qui che interviene la convinzione del protagonista di essere un malato immaginario, privo di reali malattie fisiche. L’autore invece tenta, in questo modo, di esplicitare il fatto che la vera patologia non è immaginaria o fisica, ma mentale. Questo pensiero è espresso con chiarezza quando il protagonista si sottopone alla cura psicanalitica, durante la quale gli è concessa la possibilità di rievocare gran parte della propria vita. Al termine del romanzo è lo stesso protagonista che si definisce “guarito”; ma, a differenza del medico, si ritiene guarito da una malattia di cui non aveva mai sofferto.

COMMENTO

I romanzi a stile autobiografico non mi invogliano alla lettura, poiché non è facile immedesimarsi in un personaggio che parla di se stesso, però devo ammettere che questo è diverso dalle mie precedenti letture di questo genere. In questo caso il narratore si lascia trasportare egli stesso dalla propria scrittura e lascia trasparire aspetti del proprio carattere che invece cela alle altre persone con cui si trova a relazionarsi. Durante la lettura del romanzo non arrivavo a comprendere se realmente alcune delle vicende accadute al protagonista fossero dovute alla sua malattia mentale, anzi, devo ammettere che varie volte ho dubitato che addirittura esistesse questa sua malattia, in fin dei conti, la sua vita non è stata molto diversa da quella di molti uomini. Solo al termine del romanzo mi è parso di capire come l’autore volesse esprimere questo genere di “infermità”: il protagonista allarga la propria malattia a tutta l’umanità poiché è guarito! È a questo punto che si rivela l’aspro pessimismo dell’autore: la guarigione del protagonista non sta nel fatto di non essere malato, ma di essere cosciente di esserlo: malato di quel morbo che affligge da secoli l’umanità, da quel morbo che porta l’uomo ad allontanarsi da quella “salute” ricercata dal protagonista per tutta la vita… Possiamo chiaramente vedere nella “crisi cosmica” annunciata dal protagonista al termine del romanzo, la grande rovine che sarebbe giunta soltanto una ventina di anni dopo.

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