La madre di Cecilia

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dai Promessi Sposi di Alessandro Manzoni

Compito in classe di italiano

TIPOLOGIA A ANALISI DEL TESTO

La madre di Cecilia

Il brano è tratto dal capitolo XXXIV dei Promessi sposi: c’è la peste, e Milano è una città sconvolta dal dilagare della morte. Renzo ne percorre le strade desolate, invase dai carri funebri e riecheggianti delle urla terribili dei monatti. Una scena, in particolare, attira la sua attenzione e suscita in lui una profonda pietà.

In mezzo a questa desolazione aveva Renzo fatto già una buona parte del suo cammino, quando, distante ancor molti passi da una strada in cui doveva voltare1, sentì venir da quella un vario frastono2, nel quale si faceva distinguere quel solito orribile tintinnìo3.

Arrivato alla cantonata4 della strada, chera una delle più larghe, vide quattro carri fermi nel mezzo; e come, in un mercato di granaglie, si vede un andare e venire di gente, un caricare e un rovesciar di sacchi, tale era il movimento in quel luogo: monatti chentravan nelle case, monatti che nuscivan con un peso su le spalle, e lo mettevano su l’uno o l’altro carro: alcuni  con la divisa rossa, altri senza quel distintivo, molti con uno ancor più odioso, pennacchi e fiocchi di vari colori, che quegli sciagurati portavano come per segno dallegria in tanto pubblico lutto. Ora da una, ora da un’altra finestra, veniva una voce lugubre: «qua, monatti!».

E con suono ancor più sinistro5, da quel tristo brulichìo usciva qualche vociaccia che rispondeva: «ora, ora». Ovvero eran pigionali6 che brontolavano, e dicevano di far presto: ai quali i monatti rispondevano con bestemmie.

Entrato nella strada, Renzo all’ungò il passo, cercando di non guardar queglingombri, se non quanto era necessario per iscansarli; quando il suo sguardo sincontrò in un oggetto singolare di pietà, duna pietà che invogliava l’animo a contemplarlo; di maniera che si fermò, quasi senza volerlo.

Scendeva dalla soglia duno di quegli usci, e veniva verso il convoglio7, una donna,il cui aspetto annunziava una giovinezza avanzata, ma non trascorsa; e vi traspariva una bellezza velata e offuscata, ma non guasta, da una gran passione, e da un languor mortale: quella bellezza molle a un tempo e maestosa, che brilla nel sangue lombardo. La sua andatura era affaticata, ma non cascante; gli occhi non davan8 lacrime, ma portavan segno daverne sparse tante; cera in quel dolore un non so che di pacato e di profondo, che attestava un’anima tutta consapevole e presente a sentirlo. Ma non era il solo suo aspetto che, tra tante miserie, la indicasse così particolarmente alla pietà e ravvivasse per lei quel sentimento ormai stracco e ammortito9 necuori. Portava essa in collo una bambina di forse novanni, morta; ma tutta ben accomodata, co capelli divisi sulla fronte, con un vestito bianchissimo, come se quelle mani l’avessero adornata per una festa promessa da tanto tempo, e data per premio.

Nè la teneva a giacere, ma sorretta, a sedere sur un braccio, col petto appoggiato al petto, come se fosse stata viva; se non che una manina bianca a guisa di cera10 spenzolava da una parte, con una certa inanimata gravezza11, e il capo posava sul lomero della madre, con un abbandono piùfortedelsonno:dellamadre,ché,seanchelasomiglianzadevoltinonnavessefattofede, l’avrebbe detto chiaramente quello dedue chesprimeva ancora un sentimento.

Un turpe monatto andò per levarle la bambina dalle braccia, con una specie però dinsolito rispetto, con unesitazione involontaria. Ma quella, tirandosi indietro, senza però mostrare sdegno né disprezzo, «no!» disse: «non me la toccate per ora; devo metterla io su quel carro: prendete». Così dicendo, aprì una mano, fece vedere una borsa, e la lasciò cadere in quella che il monatto le tese. Poi continuò: «promettetemi di non levarle un filo dintorno, né di lasciar che altri ardisca di farlo, e di metterla sotto terra così».

Il monatto si mise una mano al petto; e poi, tutto premuroso, e quasi ossequioso, più per il nuovo sentimento da cui era come soggiogato che per linaspettata ricompensa, saffaccendò a far un podi posto sul carro per la morticina. La madre, dato a questa un bacio in fronte, la mise lì come sur un letto, ce laccomodò, le stese sopra un panno bianco, e disse lultime parole: «addio Cecilia! riposa in pace! Stasera verremo anche noi, per restar sempre insieme.

Prega intanto per noi; chio pregherò per te e per gli altri». Poi voltatasi di nuovo al monatto, «voi», disse, «passando di qui verso sera, salirete a prendere anche me, e non me sola».

Così detto, rientrò in casa, e, un momento dopo, saffacciò alla finestra, tenendo in collo un’altra bambina più piccola, viva ma coi segni della morte in volto. Stette a contemplare quelle così indegne esequie della prima, finché il carro non si mosse, finché lo poté vedere;

poi disparve. E che altro poté fare, se non posar sul letto l’unica che le rimaneva, e mettersele accanto per morire insieme? come il fiore già rigoglioso sullo stelo cade insieme col fiorellino ancora in boccio, al passar della falce che pareggia tutte lerbe del prato.

 

Note:

1. voltare: svoltare.

2. frastono: frastuono.

3. tintinnìo: è il tintinnio dei campanelli che accompagna il passaggio dei carri funebri.

4. cantonata: angolo.

5. sinistro: pauroso, agghiacciante.

6. pigionali: persone che abitavano case in affitto.

7. convoglio: carro.

8. davan: versavano.

9. stracco e ammortito: sfinito e quasi annullato del tutto.

10. a guisa di cera: come fosse fatta di cera.

11. gravezza: pesantezza.

 

SVOLGI I SEGUENTI PUNTI:

Comprensione del testo:

1)      Il testo è divisibile in varie macro-sequenze, la prima delle quali corrisponde alle righe 1-13. Individua le altre e sintetizza il contenuto dell’intero brano in non più di dieci righe.

Analisi del testo

2)      Quale tipo di sequenze prevale in questo brano?

3)      Che tipo di focalizzazione è utilizzata?

4)      In questo brano, ad esempio, la scena che introduce la comparsa della madre di Cecilia inizia con un iperbato (Scendeva dalla soglia duno di quegli usci, e veniva verso il convoglio, una donna) e prosegue in una prosa che potremmo definire lirica per la presenza di accorgimenti stilistici tipici della poesia. Individua (a partire dalla frase indicata fino a quel sentimento ormai stracco e ammortito necuori) tutte le rime (incluse le assonanze e le consonanze) e figure retoriche che riesci a individuare. Particolarmente efficace appare anche l’utilizzo delle similitudini: proprio una similitudine imprime grande movimento alla scena della città devastata dal-la peste. Rintracciala nel brano e spiegane il senso. Ne rinvieni altre?

Interpretazione complessiva e approfondimenti

5)      Contestualizza il brano, rilevando come le caratteristiche generali dell’opera ci permettano di ascriverla alla cultura romantica, ampliando poi il discorso su come Manzoni si inserisca in tale contesto storico-culturale.

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