La memoria, costruttrice di pace – di don Savino

Il 27 gennaio scorso si è celebrata in Italia “La giornata della memoria“ per ricordare la Shoa degli Ebrei perpetrato dai nazisti. E’ stato questo il punto di non ritorno dell’Umanità; ci ha pensato poi la bomba atomica sganciata sulle città del Giappone a far saltare l’ultimo ponte alle nostre spalle. L’uomo ha perso definitivamente la sua innocenza, ha perso Dio e la ragione, ed è diventato un lutto errante. Non c’è stata nessuna religione e nessun illuminismo che abbia potuto impedirlo. Dopo che il fumo della guerra si è ritirato dalle macerie, e nitido è apparso a tutti ciò che poteva essere ricostruito e ciò che poteva essere solo ricordato, Primo Levi ha scritto “Meditate che questo è stato: / Vi comando queste parole. / Scolpitele nel vostro cuore / stando in casa andando per via, / coricandovi alzandovi; / ripetetele ai vostri figli. / O vi si sfasci la casa, /  i vostri nati torcano il viso da voi”. Il nuovo peccato originale dell’uomo poteva essere espiato solo nel costante monito del ricordo. La memoria, dunque, come costruttrice di pace. Fuoco di sentinella nella notte. E l’Europa del dopoguerra, pur divisa, non ne ha smarrito la bussola. Si è data una politica, una moneta ed ora anche una costituzione comune. Il risultato è che da oltre mezzo secolo i suoi popoli non incrociano le armi.. Nascondere la memoria  Ã¨ come allevare generazioni massimaliste e obbliga gli altri ad espiare le proprie colpe ed a nascondere le nostre, fomenta tensioni e genera mostri culturali. 

Articolo di don Savino pubblicato su Uno Sguardo in Dergano, 2004