La pedagogia “mummificata” non è più utile alla Scuola – di Gennaro Iasevoli

La mummificazione non è una fenomeno
negativo in sé e per sé sul piano biologico, anzi, in natura, consente un
sorprendente mantenimento inalterato per lunghissimi periodi di alcune
componenti biologiche, pertanto applicandone il concetto alla Pedagogia
potrebbe anche significare una maggiore resistenza all’usura derivata dal
trascorrere dei secoli: ma se da un lato si può accennare al senso positivo di
mummificazione come stabilizzazione dei processi di alterazione biologici,
dall’altro non si può gradire, usando il concetto per traslato, che la
pedagogia si mummifichi ovvero sia caratterizzata dall’inerzia e dalla mancanza
di idee, incapace di risolvere e prevenire moltissime problematiche lamentate
nelle scuole al giorno d’oggi. Calendario alla mano, si nota che sono definitivamente
passati i tempi di Rousseau, Pestalozzi, Decroly, Montessori, Don Bosco,
Lombardo Radice – tanto per citare alcuni pensatori – che hanno individuato e dettato
le metodologie per l’insegnamento e spesso hanno anche delineato i contenuti
più formativi per i giovani, rispettando i ritmi personali di apprendimento e confrontandosi
anche con le disabilità emerse. Nonostante che dopo i tempi dei grandi
pedagogisti siano nate correnti di pensiero commiste ed eclettiche, portate
avanti con entusiasmo nelle Università alla luce di nuovi apporti della
psicologia e della psichiatria, poco o nulla di univoco ed inconfutabile è
rimasto, al di là di varie ipotesi e dispute, per di più, fortemente
contaminate dalle più svariate ideologie politiche, spesso brutalmente
contrapposte. Ma il colpo di grazia alla voce della Pedagogia, ormai fioca e
crepuscolare del secondo novecento,
  è
stato assestato dalla diffusione del computer negli anni novanta. Ed oggi
pertanto si è spostata l’attenzione dei giovani dal carisma dei pedagogisti
verso gli strumenti informatici che permettono un immediato appagamento con
opinabili discussioni condivise. Vi è stato però, molto di recente, circa
cinque anni addietro, un momento in cui la pedagogia ha cercato di rompere il
suo sarcofago, sempre più pesante, oscuro ed avvolgente, precisamente quanto è
“scesa” a compromesso con l’informatica, usando le ultime forze nel
lancio di una nuova componente metodologica aggiornata, colla presentazione
delle LIM – lavagne interattive multimediali -, ma l’esperimento ha finito per
valorizzare soltanto la prassi informatica ed ha fatto dimenticare ogni attrazione
verso i nobili Autori della Pedagogia, ormai ritenuti inattuali. Purtroppo i
Pedagogisti sono stati sempre molto simili ai medici dell’antichità che
proponevano terapie personali, buone per i loro tempi, ma oggi del tutto superate
ed improponibili per gli insufficienti effetti. Per consolarci potremmo dire
che il tempo e le nuove scoperte hanno affossato la Pedagogia per forza
maggiore, sostituendola con internet e tutto il resto, ma potremmo anche più
maliziosamente parlare di assenza di nuovi apporti, che magari potrebbero
arrivare anche a sorpresa, ce lo auguriamo!
Gennaro Iasevoli – studi, ricerche ed aggiornamenti metodologici