La responsabilità dei Borboni all’origine del fenomeno mafioso
Come il Colajanni afferma, rimontando alle origini di questo grave stato di cose si arriva a rinvenirle nella azione deleteria esercitata dal mal governo dei Borboni che spense in tutti la confidenza nella giustizia collettiva: circostanza gravissima che condusse alla creazione della Mafia, dei Campieri e dei Compagni d’armi. La giustizia sotto i Borboni era cosa talmente confusa con gli arbitri polizieschi, che il popolo in ogni accusato finì per vedere una vittima della prepotenza baronale o governativa. La polizia e le autorità giudiziarie stavano infatti agli ordini dei feudatari, che per pecunia o per influenza si trovavano bene con gli alti poteri dello stato. Nacque da ciò, che, venuta meno ogni fede nella equità ed imparzialità di chi stava preposto alla cosa pubblica, grandi e piccoli pensarono tutti a provvedere individualmente alla sicurezza della persona e della proprietà. I ricchi, i nobili, i baroni assoldano bande di campieri, che non differenziano gran che dai sicari, dai bravi, di cui circondavansi i signorotti ed i nobili del Cinquecento e del Seicento, e come questi, i campieri sono scelti fra i più celebri ed arditi malfattori della regione. Esautorato di ogni prestigio, il governo dei Borboni, incapace di frenare gli abusi, che questo stato di cose erigeva a sistema, se ne lavò le mani appaltando la sicurezza pubblica alle Compagnie d’Armi, reclutate fra ladri, banditi e liberati dal carcere, i quali arruolandosi acquistavano la impunità dei precedenti misfatti e si preparavano allegramente a commetterne nuovi, sotto l’egida della legge. Campieri e Compagni d’Arme se la intesero presto, e la loro non fu se non una gara a chi più nuoceva, opprimeva i deboli, gli indifesi, le plebi diseredate. (G. Chiesi, La Sicilia illustrata 1892)
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