La Rivoluzione Francese

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  1. La situazione francese all’alba della Rivoluzione

Alla vigilia della Rivoluzione la società francese era organizzata secondo criteri medievali. Cerano i famosi 3 ordini: clero, nobiltà e terzo stato che componevano gli stati generali.

–        Il clero era distinto in due rami. Cera lalto clero composto da figure di origine aristocratica (vescovi, cardinali, abati) che avevano grandi privilegi: le terre, la riscossione delle decime (la decima parte del raccolto dei contadini andava alla chiesa). Cera poi il basso clero, in cui facevano parte uomini di origine umile, contadina, basso-borghese. A loro spettava il minimo dei proventi che si ricavavano dalle decime.

–        La nobiltà francese era in decadenza, non era più il nervo dello stato, ma rimaneva comunque la classe dominante della società per ricchezza e prestigio. Il nobile non aveva doveri ma solo diritti. Cerano delle distinzioni all’interno di questa classe sociale: laristocrazia di corte, parassitaria e passiva; laristocrazia di provincia, più aggressiva, reazionaria, vuole mantenere i suoi privilegi e diventa violenta verso chi vuole toglierli; laristocrazia di toga, che ha acquistato i titoli dai sovrani e svolgono un ruolo amministrativo, è gelosa del proprio ruolo e dei propri privilegi.

–        Il terzo stato è la classe maggiore. È composito, variegato. Infatti, si va dalle classi popolari, urbane e rurali di campagna (braccianti, affittuari, garzoni, operai: il proletariato) fino alla piccola, media, alta borghesia. La parte dinamica del terzo stato era composta dalla medio-alta borghesia (attiva politicamente e culturalmente) composta da banchieri, commercianti, che detenevano una buona parte della vita economica, sociale, burocratica dello stato. Però questa borghesia non era padrona dello stato. Era sul terzo stato che gravava il peso fiscale dello stato, i diritti e privilegi della nobiltà e del clero. Erano sottomessi ai poteri.

Quando re Luigi XVI si decise a convocare gli Stati generali, che non venivano chiamati dal 1614, non si immaginava quello che sarebbe successo. Li aveva convocati per far uscire dalla grave crisi finanziaria in cui la Francia era incappata. Il ministro delle finanze, Necker, pensava che questo poteva essere risolto con grandi riforme importanti, toccando la struttura dello stato. L’idea era quella di rivedere i privilegi della nobiltà e del clero che erano largamente parassitari nell’economia. Il problema finanziario non era l’unico, infatti, il problema più profondo era quello che riguardava la struttura dello stato (corona, leggi, stati generali) che era ormai lontana e inadeguata rispetto ai problemi della società che era cresciuta. Il crollo dello stato (Ancien Regime), dell’assolutismo si è verificato per l’incapacità della corona di attuare delle riforme e di adeguarle alla società. Questa distanza tra lo stato e la società era stata resa più evidente dall’Illuminismo. In quegli anni si era sviluppato l’Illuminismo che parlava anche di politica e difendeva i diritti degli uomini. Questa cultura era stata assorbita dalla medio-alta borghesia, ma anche in certe frange della nobiltà e del basso clero. Questo provoca una critica forte allassolutismo, non per fare subito la rivoluzione, ma in nome delle riforme, dei cambiamenti rendendo lo stato più liberale.

Gli Stati generali, come abbiamo detto, vennero convocati nel maggio del 1789. Però il re, che doveva apparire nelle vesti da mediatore, fu del tutto inetto a questo scopo. Furono allora i deputati del terzo stato a prendere l’iniziativa, proponendo che i rappresentanti dei tre ordini lavorassero in comune e che le deliberazioni fossero prese a maggioranza e non più conteggiando i voti della nobiltà del clero e del terzo stato. E poiché i rappresentanti della nobiltà e del clero si opposero a votare per testa i rappresentanti del terzo stato si proclamarono portavoce della nazione, trasformando gli stati generali in Assemblea Nazionale. Il re, però, si oppose a questo e cacciò dalla sala delle riunioni i rappresentanti del terzo, che si riunirono nella sala della pallacorda, dove venne stipulato il giuramento della Pallacorda. Il re, però, arrendendosi alla determinazione del terzo stato invitò allora il clero e la nobiltà a sedere nell’Assemblea Nazionale. Finisce con questo fatto la monarchia assoluta e quindi anche lAntico Regime.

 

  1. Verso l’Assemblea Costituente: la dinamica rivoluzionaria

Dopo la convocazione degli Stati generali Luigi XVI si mise a difesa dei ceti privilegiati, provocando l’Assemblea Nazionale a nuovi atti di forza. Intanto in Francia era sempre più grave il problema economico, tanto che il popolo di Parigi si convinse che la scarsità delle provviste era dovuto a un complotto aristocratico. Anche i contadini incolparono gli aristocratici della miseria. Mossero allora all’attacco dei castelli dei nobili. Iniziarono quindi tre rivoluzioni separate: quella dell’Assemblea (soprattutto guidata dai deputati del terzo stato), quella della folla parigina e quella dei contadini tutte contro laristocrazia del privilegio. Mentre l’Assemblea mirava, contro la monarchia assoluta e i ceti privilegiati, al potere politico, le masse popolari davano alla loro rivolta un carattere più sociale ed economico. Il giugno del 1789 il re non smise di pensare ad un colpo di forza e ordinò a truppe regie di muovere verso la capitale e intento licenziò Necker. Parigi allora insorse, e gli insorti crearono un comitato formato dai rappresentanti di tutti i quartieri e istituirono la Guardia Nazionale, che aveva il compito di difendere quello che la Rivoluzione aveva conquistato. Per procurarsi le armi, presero dassalto la Bastiglia, che venne presa il 4 luglio 1789: con questo fatto inizia la Rivoluzione Francese. Il 4 agosto vennero aboliti i diritti feudali nobiliari ed ecclesiastici e il 26 agosto venne approvata la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino. Intanto non migliorava la situazione economica: i prezzi continuavano a salire e la disoccupazione galoppava al massimo. Il risentimento popolare prese come bersaglio la corte. Il 5 ottobre il popolo marciò su Versailles, seguito dalla Guardia Nazionale guidata dal generale La Fayette.

 

  1. La Costituzione del 1791

La Costituzione del 1791 viene definita liberal-democratica, perché di liberale c’è la divisone dei poteri e l’idea che lo stato riconosce e difende i diritti dei cittadini e perché di democratico c’è l’idea che lo stato e quindi le leggi si fondano sul popolo, sulla sovranità popolare.

–        Aspetto politico.  Lo stato rimane una monarchia in cui il potere esecutivo è in mano al re e ai suoi ministri di nomina regia e responsabili di fronte al sovrano. Il potere legislativo è dato in mano ad un’Assemblea unicamerale: lAssemblea Legislativa che viene eletta dai cittadini. I cittadini vengono divisi in passivi, cioè quelli che hanno diritti in generale, ma non quelli politici (non possono eleggere), e in attivi, cioè quelli che possono eleggere lAssem-blea e godono di diritti politici. Questo viene definito il base al censo. Nell’Assemblea il re può imporsi solo una volta. Il potere giudiziario è affidato a tribunali elettivi.

–        Aspetto amministrativo. Viene fatta una grande riforma secondo i principi del largo decentramento. Ai tempi dell’assolutismo si concentrava tutto nella corona, adesso invece il potere è distribuito a organi locali. La Francia viene suddivisa in 83 dipartimenti, in distretti e in comuni (o municipi). Questi organismi sono retti da governi locali con assemblee elettive.

–        Aspetto economico. C’è una riforma secondo principi basati sul liberismo economico e si vedono gli aspetti borghesi. Succede che si proclama la libertà di lavoro. Scompaiono le organizzazioni feudali (corporazioni) ma anche le associazioni doperai, vengono tolti i sindacati, viene tolto il diritto di sciopero. Si pone il diritto privato e le basi per uno sviluppo economico di tipo capitalistico. I primi aspetti saranno devastanti. C’è libertà di commercio all’interno e all’esterno. Vengono tolte le dogane interne e i dazi con l’estero. Lo stato è in deficit e ha bisogno di soldi così emette gli assegnati. Sono dei buoni come titoli di stato. I cittadini dovevano versare i soldi e ricevevano questi assegnati. Dopo un certo periodo di tempo, lo stato restituisce i soldi con interessi del 5%. Lo stato prende poi i beni della chiesa e quest’idea è venuta al vescovo Talleyrand.  Ci sarà un disastro. La vendita delle cose della chiesa va a rilento e alla lunga gli assegnati vengono ritirati.

–        Rapporto stato-chiesa.  Nella nuova Costituzione c’è un capitolo riguardante la chiesa: la Costituzione civile del clero. Il clero viene statalizzato e stipendiato dallo stato. I vescovi e i parroci devono fare un giuramento sulla costituzione e vengono eletti dai cittadini e i parroci stessi devono predicare dal pulpito la costituzione. Il giuramento però viene fatto solo da pochi vescovi e parroci. Quei vescovi che non accettano saranno definiti refrattari e molti di questi lasceranno la Francia.

Questa costituzione non riesce a portare ordine e pace nella Francia. LAssemblea nazionale ha fatto il suo compito e si scioglie il 30 settembre 1791. In ottobre prende vita la nuova assemblea. C’è sempre la crisi economica e sociale, c’è un ambiguo atteggiamento del re, non c’è ordine sociale a causa delle forti divisioni politiche che emergono nell’assemblea e nel resto del paese.

 

  1. La fuga del Re. Sviluppi rivoluzionari

In Francia, nonostante la Costituzione, non c’è ordine e pace sociale, perché è devastata dalla crisi economico-finanziaria. C’è disagio sociale (contadini e proletariato urbano) e c’è la questione politica che si complica. Da una parte è presente il Re che formalmente si adegua ai lavori dell’assemblea, ma è intimamente contrario alla nuova Costituzione e cerca l’occasione per abbattere l’Assemblea. Scappa quindi da Parigi il 20 giugno 1791, ma già il 22 giugno 1791 a Varennes (fuga di Varennes) viene riconosciuto e ricondotto a Parigi, dove viene momentaneamente sospeso dal trono per circa due mesi. In questa fuga, Luigi XVI, voleva chiedere aiuto alla Prussia e all’Austria, regni in cui lassolutismo era ancora forte. La Rivoluzione Francese diventa, quindi, un fatto anche europeo, dove i sovrani degli altri stati sono preoccupati che quello che sta accadendo in Francia accada anche nei loro regni. Favorevoli a quello che sta avvenendo sono invece i borghesi. Nel frattempo, i problemi politici ed economici, e la fuga del Re fanno in modo che all’interno dell’Assemblea, ma anche nella Francia stessa, la vita politica si radicalizzi e che si accentuino le divisioni grazie anche alla nascita di schieramenti, di partiti con programmi diversi. Questo è dato anche dal fatto che c’è più libertà di stampa. Si formano dei club in cui si discute quello che sta succedendo.

Dopo la sospensione del Re, il problema su cui discutere è su cosa fare del sovrano. Il problema economico è grave e i diversi schieramenti danno alcune soluzioni. Nell’Assemblea si cominciano a riconoscere tre schieramenti:

–        la destra, conservatrice e moderata, è contraria al nuovo ordine sociale del paese e moderata sostenitrice della monarchia;

–        il centro, liberale e moderato, sostiene la monarchia perché ha bisogno del re per governare e in economia è liberista, è formato dall’alta borghesia;

–        la sinistra, repubblicana e democratica, è sostenuta dal proletariato e non guarda con ostilità i movimenti di piazza. È diffidente verso la corona ed è favorevole all’intervento dello stato in economia, è formato principalmente da borghesi.

In questa fase politica (1791-1792) il centro moderato (sostenuto dalla destra) è quello in maggioranza.

Il centro moderato è rappresentato da due partiti: i foglianti e i girondini (esponente principale è Brissot). Il partito girondino è formato dalla borghesia medio-alta, sono liberisti, monarchici e sono per la legalità della Costituzione. Guidano la Francia dal 1791 al 1792.

Molti foglianti e girondini venivano da altri due partiti che rappresentano la sinistra: i cordiglieri (come Marat, Danton) e i giacobini (come Robespierre). Il partito giacobino è democratico e repubblicano, vuole uccidere il Re ed è formato dalla media e piccola borghesia, cerca l’intervento del popolo.

 

  1. La Francia entra in guerra. La fine della monarchia (vedi anche libro pag. 167-168-169)

La Francia il 20 aprile 1792 dichiara guerra alla Prussia e all’Austria, perché c’è un problema interno. Infatti, un anno prima, nellagosto 1791, la Prussia e l’Austria avevano minacciato la Francia di invaderla se la rivoluzione fosse andata oltre i confini francesi. Questa minaccia sarà poi il pretesto usato dalla Gironda per dichiarare la guerra alla Prussia e all’Austria. La Gironda dichiara la guerra in nome della patria perché tutto il paese deve essere unito cosicché lei possa salire al potere, ma anche per coinvolgere e legare a se il sovrano. Il Re accettando la guerra è come se accettasse anche l’Assemblea. Un’altra ragione di questa guerra è lespansionismo: i francesi attuano una logica espansionistica unita al patriottismo e alla difesa della Rivoluzione. La guerra che combatte la Francia è quindi una guerra rivoluzionaria per difendere e diffondere la Rivoluzione. Il Re accetta la guerra non per fare un piacere alla Gironda ma per farsi invadere dalla Prussia e dall’Austria e risalire quindi al trono. La guerra però andando male favorisce non i girondini, che decadono, ma i giacobini e i cordiglieri che creano il Comune insurrezionale. I giacobini proposero che l’Assemblea venisse sostituita da una Convenzione Nazionale eletta da tutti i cittadini attivi e passivi e che lo stato da monarchico si mutasse in repubblicano.

 

  1. La Convenzione Nazionale

Mentre i prussiani avevano attraversato la frontiera di Parigi, il Comune insurrezionale mobilitò il proletariato per salvare la patria e la rivoluzione dai suoi nemici. A questa forza popolare si dà il nome di Sanculotti. Furono loro ad imporre all’Assemblea Legislativa larresto del re, le elezioni a suffragio universale e l’assalto alle prigioni.

Il 20 settembre 1792, mentre alla Legislativa succedeva la Convenzione, i francesi riportarono una vittoria sui prussiani a Valmy.

Politicamente i deputati erano suddivisi in tre partiti:

–        la Palude (o pianura): è il gruppo più numeroso, sono moderati e conservatori, opportunisti e appoggiano la gironda;

–        la Gironda: è il gruppo di cui fa parte la grande borghesia, sono liberali e moderati, legalitari e contro i movimenti di piazza;

–        la Montagna: è il gruppo formato da giacobini e cordiglieri, sono repubblicani contro il liberismo economico, egualitari e ne fa parte la piccola borghesia e il proletariato.

Inizialmente furono i girondini a guidare la Convenzione e pensarono di stroncare la controrivoluzione e bloccare i sanculotti, il loro Comune e i deputati della Montagna. La Gironda ebbe come alleato la Palude, ma le loro manovre non riuscirono. Infatti, il contrasto tra Gironda e Montagna parve assopito dal voto della Convenzione sulla sorte di Luigi XVI. Dichiarata caduta la monarchia, l’Assemblea decise di trasformarsi in Tribunale per giudicare il re. Luigi XVI venne riconosciuto colpevole di tradimento e condannato a morte. Il 21 gennaio 1793 la testa del re cadeva sotto la ghigliottina.

Intanto gli eserciti francesi passarono di successo in successo: furono occupate la Savoia, Nizza, possessi del re di Sardegna, furono tolte le Fiandre Meridionali all’Austria e invasi i territori renani.

I girondini propugnarono l’estensione della guerra e appoggiati dalla Convenzione ruppero i rapporti con: Inghilterra, Olanda, Spagna e vari Stati italiani. Si ebbe così la prima coalizione contro la Francia nel febbraio-marzo 1793 a cui aderirono tutti gli stati, tranne Danimarca, Svezia, Russia, Venezia e Toscana.

Le forze francesi subirono sconfitte nella primavera del 1793. I girondini non seppero poi fare mano forte sui generali. La Convenzione decise quindi di arruolare molti uomini nell’esercito con la leva obbligatoria. Però ci furono ribellioni violente, come quella accaduta in Vandea in cui contadini, aristocratici e clero refrattario si unirono «per Dio e per il re» contro la repubblica.

A questi problemi, si aggiungevano quelli economici: i prezzi continuavano a salire e il cibo scarseggiava. Lo Stato decide quindi di intervenire nell’economia per calmare i prezzi. Lincapacità totale dei girondini di risolvere i problemi, segnò la loro fine.

Salirono quindi al potere i giacobini, raccolti nello schieramento della Montagna, che ottennero che la Convenzione istituisse un Tribunale rivoluzionario che aveva il compito di controllare tutti i cittadini.

Eliminata la Gironda, la Convezione approvò una nuova Costituzione il 24 giugno 1793. Questa Costituzione è ultrademocratica ed ugualitaria perché scavalca il liberismo e mette lo Stato sopra di tutto. Lo stato garantisce i diritti d’ogni uomo, la sanità, listruzione. Il potere politico era affidato ad unAssem-blea eletta a suffragio universale di tutti i cittadini.

La Costituzione del 1793, anche se approvata, non entrò mai in funzione, perché la Francia sarà guidata da un governo dittatoriale, il Comitato di salute pubblica, con pieni poteri politici e militari.

 

  1. La dittatura giacobina

Come abbiamo detto, la Convenzione viene scavalcata dal Comitato di salute pubblica, nato per guidare lo stato in un momento di crisi: la guerra e la difficile situazione economica. È come una continuazione del Comune insurrezionale e guida in modo dittatoriale la nazione. Inizialmente è il cordigliere Danton a guidare il Comitato. Danton è patriota, democratico, ma indeciso sulla guerra e così viene accantonato. Al suo posto sale il giacobino Robespierre (dal 1793 al 1794) che guida la Francia con il Comitato e il Tribunale rivoluzionario.

Robespierre è un avvocato borghese di provincia, energico e incline alla violenza. È convinto che per guidare la Francia in quel momento occorresse decisone ed energia. Questo si traduce in una politica molto intransigente, repressiva con aspetti di democrazia sociale. Per governare Robespierre si affidò al Tribunale rivoluzionario: tutti coloro che erano considerati pericolosi per la patria e la rivoluzione venivano condannati. Questo periodo è chiamato dagli storici: Terrore. In nome di virtù e uguaglianza colpiva tanto i moderati e i conservatori quanto gli estremisti che venivano anche dal suo partito. Robespierre, poi, con grande energia sosteneva uno sforzo militare (la leva di massa) per la guerra che è vincente. Lo storico Sabbatucci chiama questo governo come una democrazia totalitaria, perché Robespierre attua principi di democrazia e uguaglianza: elimina gli ultimi residui feudali, le terre che erano del clero vengono date ai patrioti e ai cittadini indigenti (poveri), applica misure severe per il calmiere dei prezzi mantenendo un prezzo politico. Fa però tutto questo in modo dittatoriale e repressivo.  Robespierre è quindi l’espressione della volontà generale teorizzata da Rousseau. Un altro aspetto del Terrore fu la politica di scristianizzazione. Gli esponenti della Montagna e della Gironda appartenevano alla media borghesia che nutriva disprezzo per la religione tradizionale. Si cercò allora di sostituire il culto cristiano con quello della Ragione, ma la scristianizzazione era fonte di discordie e unoffesa ai sentimenti del popolo.

Durante il suo governo vennero condannate a morte circa 17000 persone: il 31% erano operai e artigiani, il 28% contadini, il 25% borghesi, il 6% preti, l’8% nobili. Come si vede, le vite maggiori di queste condanne appartengono al popolo.

Contemporaneamente la Francia otteneva successi in campo militare allontanando il pericolo dell’invasione. Proprio questo fatto faceva sentire meno la repressione interna che diventava inutile. Nella Convenzione dominava la paura di essere condannati dal Terrore. Intorno al giungo 1794 Robespierre non allenta la repressione e ciascuno si aspetta di essere vittima di un arresto: tanto tra i moderati, quanto tra gli estremisti. Si viene a creare così unalleanza trasversale anti-giaco-bina contro Robespierre che aveva perso anche i rapporti con i Sanculotti. In breve tempo, si realizza una congiura chiamata Termidoriana. Il 27 luglio Robespierre e i suoi alleati sono arrestati, temporaneamente liberati e il 28 luglio vengono ghigliottinati senza processo e senza insurrezione popolare. I Termidori hanno aderito per salvarsi la pelle e politicamente volevano un ritorno alla legalità, alla divisione dei poteri, alla libertà economica perché è evidente che con la congiura termidoriana la Rivoluzione prende una svolta borghese, moderata e conservatrice che sfocerà con una nuova Costituzione nel 1795.

 

  1. La reazione termidoriana. La repubblica borghese

Lunione degli uomini di termidoro che avevano eliminato Robespierre, giudicava necessario porre termine al Terrore e con una conversione rapida e spregiudicata vollero assumere la figura di moderati. C’è una svolta moderata e conservatrice della repubblica e anche antidemocratica. I termidoriani cercano stabilità e ordine dopo il Terrore. La Convenzione rielaborò gli organi del governo:

–        i membri del Comitato di Salute Pubblica dovevano essere rinnovati per un quarto tutti i mesi;

–        furono limitate le competenze del Comitato di Salute Pubblica alla guerra e alla diplomazia;

–        furono eliminati gli strumenti del Terrore: il Tribunale Rivoluzionario fu soppresso;

–        furono ridotti di numero e di competenza i comitati di vigilanza e ne furono estromessi i sanculotti.

Da queste proposte ci si doveva attendere una campagna contro i giacobini. Ovunque i quadri delle amministrazioni giacobine furono eliminati. La stessa Convenzione, il 12 novembre 1794, impose la chiusura del club giacobino, bollato come rifugio per briganti“. La controffensiva al terrore ebbe come atto più significativo la reintegrazione alla Convenzione dei deputati girondini. Con il loro ritorno aumentava nella Convenzione il numero di quelli che volevano una più radicale reazione al regime giacobino. La Convenzione moderata” deliberò poi il ripristino della libertà religiosa: lo stato restava laico e anche il calendario repubblicano venne conservato.

I termidoriani e la Convenzione dovettero poi affrontare una situazione economica difficile e complessa. Venne ripristinata la libertà di commercio, tolta durante il Terrore.

La situazione rimaneva però complicata e la popolazione di Parigi se la prese con gli accaparratori e con la Convenzione, che fu giudicata loro complice e, tra la fine di marzo e gli inizi di aprile del 1795, insorse assalendo la sala della Convenzione. I tumulti del pratile 1795 ebbero successo e ottennero la scarcerazione de giacobini e l’appoggio del residuo drappello dei deputati della Montagna. Ci volle però l’intervento della Guardia Nazionale per sedare i tumulti con durezza. I sanculotti vennero esclusi dai vari movimenti politici e divennero sudditi silenziosi. Furono poi arrestati i deputati della compagna e i membri del Comitato di Salute Pubblica del 1793. Dopo l’insurrezione di pratile, la Rivoluzione aveva deciso di fare definitivamente a meno delle masse popolari. La Convenzione nel reprimere i tumulti hanno bisogno dell’esercito che diventa sempre più importante e inizia a volere anche un potere politico all’interno della Convenzione. Alla Convenzione, che è padrona del potere in questo momento, non resta altro che fare una nuova Costituzione che sancisca un nuovo ordine politico di tipo moderato, liberale e conservatore, un ordine sociale borghese e un ordine economico liberistico.

  1. Il governo del Direttorio

Verso la primavera del 1795, la Convenzione stimò venuto il momento di dare alla Francia istituzioni stabili e regolari. Tolta la Costituzione del 1793, ne venne approvata un’altra con un referendum popolare che entrò in vigore il 22 agosto 1795. I cardini della nuova Costituzione furono la libertà e la proprietà, ma mantenendo il principio duguaglianza, si ritornò alla distinzione dei cittadini in attivi e passivi, con un censo più elevato per avere il diritto di voto. Il corpo politico attivo si ridusse e la direzione del paese fu attribuita al solo ceto ristretto dei grandi proprietari di beni mobili e immobili. La Costituzione del 1795 precisò la distinzione tra:

–        potere legislativo, affidato a due Camere, di cui l’una, detta Consiglio dei 500, doveva proporre le leggi, e l’altra, detta Consiglio degli Anziani, doveva approvarle o respingerle;

–        potere esecutivo, costituito da un Direttorio di 5 membri, scelti dagli Anziani su una lista proposta dai 500. Si ha quindi un accentramento del potere nelle mani del Direttorio, e un allontanamento dalla democrazia.

Approvata la Costituzione, si indissero le elezioni. Ma i convenzionali temettero che gli elettori li scartassero dalle loro preferenze e designassero come deputati dei moderati di dubbia fede repubblicana, se non dei filo-monarchici dichiarati. Il 22 agosto 1795 la Convenzione emanò un decreto cautelativo in cui si affermava che i membri in attività nella Convenzione potevano essere rieletti e che le assemblee elettorali non potevano scegliere tra loro meno dei due terzi dei deputati per formare il corpo legislativo. A causa di questo decreto il 5 ottobre 1795 scoppiò un tumulto a Parigi che venne soffocato con l’uso dell’esercito. Il risultato delle elezioni rese nota la sfiducia per la classe politica che aveva assicurato la propria perpetuazione con il decreto dei due terzi”. Infatti, il terzo dei deputati, eletto con libera scelta, risultò composto di conservatori filo-monarchici e, tra gli ex convenzionali, le preferenze andarono solo ai più moderati. La concentrazione dei voti su un numero stabilito fece sì che gli eletti non raggiungessero la cifra stabilita e si procedette a riempire i vuoti mediante la cooptazione. In questo modo furono ripescati molti convenzionali e la maggioranza dei corpi legislativi restò ai repubblicani.

Questi designarono il primo Direttorio composto da un girondino, da tre compromessi col Terrore e da un tecnico. Entrato in funzione, il Direttorio fu subito alle prese con i problemi economici e finanziari. La svalutazione e la crisi degli approvvigionamenti portarono tra il 1795 e il 1796 i ceti popolari a una condizione di miseria. A Parigi, si tentò di ridare vita al movimento sanculotto grazie a Gracco Babeuf, che con Filippo Buonarroti, preparò il programma degli Eguali che prevedeva linstaurazione di una dittatura popolare per mezzo di un colpo di stato. La dittatura doveva poi abolire la proprietà privata e ripartire in modo uguale tra la popolazione, le ricchezze della nazione. Il colpo fu accuratamente preparato, ma venne scoperto dal Direttorio che condannò a morte Babeuf e i suoi seguaci.

Durante il governo del Direttorio, la guerra rivoluzionaria continua con una spinta allespansionismo. La guerra l’avevano voluta i girondini e ora che sono ancora al potere la guerra continua. Oltre a volere espandere la rivoluzione, i girondini volevano rafforzare il proprio potere politico. La guerra viene combattuta dall’esercito che è lui che spinge il Direttorio ad accettare e continuare la guerra. Il Direttorio allora accetta per allontanare l’esercito dal potere politico, ma soprattutto, perché ha bisogno dell’esercito per sparare alla gente che scende nelle strade a protestare.

di Luca Colombo

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