LA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE

Le idee di Smith fornirono lo sfondo ideologico e intellettuale per la rivoluzione industriale, la radicale trasformazione della società e del mondo che caratterizzò il XIX secolo. La caratteristica fondamentale del processo di industrializzazione fu l’introduzione dell’energia meccanica (fornita in origine dalla macchina a vapore) in sostituzione di quella umana e animale nella produzione di beni e servizi. I progressi della meccanizzazione e della produzione in Inghilterra e poi in altre parti del mondo, furono accompagnati da numerosi cambiamenti importanti.

La produzione divenne sempre più specializzata e si concentrò in grandi unità: le fabbriche. Gli artigiani e i piccoli negozianti del XVIII secolo non scomparvero, ma vennero relegati ai margini dell’attività economica nelle nazioni guida, specialmente Inghilterra, Stati Uniti e Germania. Cominciò a emergere la moderna classe operaia; i lavoratori delle fabbriche, a differenza degli artigiani tradizionali, non possedevano propri strumenti di lavoro, erano praticamente privi di proprietà e generalmente tendevano a scambiare il proprio lavoro per un salario. L’applicazione dell’energia meccanica alla produzione comportò un grande incremento nella produttività del lavoro, che rese i beni abbondanti.

Lo sviluppo del capitalismo industriale ebbe gravi costi umani. Gli albori della rivoluzione industriale furono marcati dalle spaventose condizioni di vita delle grandi masse operaie, specialmente in Inghilterra. Erano diffusi il lavoro minorile, lunghi orari e ambienti di lavoro pericolosi e malsani. Questa situazione indusse Karl Marx a denunciare con forza il sistema capitalista, in particolare nel Capitale (1867-1894). La sua opera aggredì il fondamento del capitalismo, la proprietà privata dei mezzi di produzione.

La critica di Marx contribuì alla creazione di forti movimenti sindacali, che lottavano per ottenere l’aumento dei salari, la diminuzione dell’orario di lavoro e il miglioramento delle condizioni di lavoro.

Nel tardo XIX secolo si affermò quale forma dominante di organizzazione dell’impresa la moderna società per azioni, che consentiva nello stesso tempo di raccogliere più ampi capitali di rischio e di limitare al valore delle azioni sottoscritte la responsabilità dei soci.

di Elena