La scuola merita legislatori competenti

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La crisi della scuola germina ai più elevati livelli dello Stato.

Le elaborazioni del legislatore degli ultimi dieci anni, che hanno condotto alla legge 107/2015, sono inequivocabili sintomi del disorientamento della nostra classe politica. Il problema educativo, per l’assenza della cultura sistemica, è stato osservato da un errato punto di vista.

Si é operato come se il tempo si fosse fermato agli inizi del secolo scorso: finalizzazione, unitarietà, interdipendenza, sinergia, dinamicità, imprevedibilità sono trascurate.

Il comma 1 della legge 107, conosciuta come “buona scuola”, enuncia la direzione del provvedimento: “Per affermare il ruolo centrale della scuola nella società della conoscenza e innalzare i livelli di istruzione e le competenze delle studentesse e degli studenti”..
“Competenza” è la parola chiave: per essere competenti si deve essere istruiti.
Le competenze sono generali se riferite a situazioni indeterminate e non circoscritte; specifiche se attengono a situazioni delimitate[1,2].
Le competenze generali definiscono l’orientamento del sistema scolastico.
Le competenze specifiche sono sottordinate a quelle generali: c. generali = f(c.specifiche)

Il Consiglio di Classe è il soggetto responsabile della promozione e del potenziamento delle competenze, traguardi perseguiti attraverso il coordinamento didattico, la sostanza del mandato conferitogli.
Tutti gli insegnamenti devono mirare ai traguardi di sistema.

Le scelte del legislatore confliggono col quadro esposto:
1) Il disegno di legge 953/2008, falsariga della buona scuola, propone la soppressione del consiglio di classe, sostituito da un organo per la valutazione collegiale degli alunni.
Un evidente ritorno al passato, alla parcellizzazione e all’indipendenza degli insegnamenti.
2) La legge 107/2015 ha sbagliato a orientare il sistema scolastico: il legislatore non conosce il significato di competenza.
Il paragrafo 7, che elenca gli “obiettivi formativi prioritari”, è un’accozzaglia d’errori: fini e mezzi sono mescolati.
L’istituzione scolastica è scaraventata nell’indeterminatezza, nella confusione, nell’ingovernabilità.

L’accaduto è imputabile all’imperante cultura universitaria; dominio che prospera sul mancato riconoscimento delle carenze esperienziali, in campo educativo, degli accademici.

A margine della questione svetta il silenzio dell’organismo strategico della scuola: sarebbe opportuno prevedere attività d’informazione[3] per i membri del Consiglio di Circolo/d’Istituto.

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1 Cfr. legge 53/2003 art.2 comma 1 lettera a)
2 Dai regolamenti di riordino del 2010:
• Aver acquisito un metodo di studio autonomo e flessibile, che consenta di condurre ricerche e approfondimenti personali e di continuare in modo efficace i successivi studi superiori, naturale prosecuzione dei percorsi liceali, e di potersi aggiornare lungo l’intero arco della propria vita.
• Curare l’esposizione orale e saperla adeguare ai diversi contesti.
• Utilizzare gli strumenti culturali e metodologici acquisiti per porsi con atteggiamento razionale, critico, creativo e responsabile nei confronti della realtà, dei suoi fenomeni e dei suoi problemi, anche ai fini dell’apprendimento permanente.
• Svolgere la propria attività operando in équipe e integrando le proprie competenze con le altre figure professionali.
• Utilizzare modelli appropriati per investigare su fenomeni e interpretare dati sperimentali.
• Cogliere l’importanza dell’orientamento al risultato, del lavoro per obiettivi e della necessità di assumere responsabilità nel rispetto dell’etica e della deontologia professionale.
3 in rete: Coraggio! organizziamo le scuole
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