La scuola rurale del dopoguerra

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Flashback 1

In questi giorni di tempesta per questa istituzione ho sentito tutti parlare ed argomentare in modo raffinato e sofisticato di scuola, di didattica, di alunni ed ho avuto limpressione che tutti sono in grado di insegnare agli altri, tranne gli insegnanti.

Pare che linsegnamento sia un abito che tutti possono indossare e, così vestiti, argomentare di scuola di didattica, di pedagogia, di formazione dei giovani, ecc. ecc..

A seguito di questa considerazione vorrei proporre qualche flashback personale attorno a questo tema perché in questo momento di turbolenza per la scuola, io penso sia un bene attivare, da parte di tutti (perché la scuola è di tutti e tutti lattraversiamo per un periodo più o meno lungo della nostra vita), quei percorsi della memoria per capire quanta strada e quale strada sia stata percorsa per arrivare fin qui.

Questi ricordi possono aiutare a capire e definire con il senno di poi“, spesso, il discrimine tra scelte giuste e scelte meno giuste o sbagliate.

Una seria riflessione sul passato ci aiuterà a gettare la campata del ponte sul futuro.

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La scuola rurale del dopoguerra

Siamo nella prima metà degli anni 50 del secolo scorso.

NellItalia permanevano ancora ferite fisiche, segnali economici e tracce morali lasciate della guerra da poco finita.

Il luogo è un piccolo paese agricolo del profondo Abruzzo posto ai piedi del Gran Sasso.

In un piccolo borgo rurale ununica stanza, di forma pressoché rettangolare con i muri in pietra, il tetto in legno e qualche coppo rotto, la porta dingresso al piano rialzato in doghe sconnesse, il pavimento scomposto in mattoni di argilla, una piccola finestra sul fondo con il vetro tremolante al vento e fermato mediante pezzi di carta inseriti a pressione nellincavo ad u del telaio, sullesterno due piccole ante realizzate con tavole grezze non perfettamente piallate tenute da due telai incernierati al muro.

Questa era lunica aula della mia scuola.

Era unaula perché dotata di una piccola lavagna fissata al muro, di un piccolo tavolo con funzione di cattedra per la maestra e banchi a monoblocco, per due studenti, con sedile e schienale fissi formante un angolo retto, collegati mediante la pedana inferiore alla struttura portante il leggio frontale ribaltabile provvisto, nella parte superiore, del foro per il calamaio dellincavo per contenere lasticella del pennino, la matita e la gomma. Completava larredo una piccola stufa in terracotta a forma di parallelepipedo dalla cui faccia superiore usciva un tubo metallico formante la canna fumaria che prima di bucare il tetto percorreva un tratto di parete per distribuire il calore nella piccola stanza. Attorno alla parte verticale del tubo, ad una certa altezza, era stato fissato un anello in ferro dal quale pendevano verghe metalliche mobili che venivano posizionate in orizzontale, a raggiera, quando era necessario stendervi i nostri abiti bagnati per farli asciugare.

Quanto descritto era laula per una numerosa pluriclasse di scuola rurale che comprendeva alunni dalla prima alla quinta.

Quando la temperatura era normale si andava a scuola scalzi, o con le scarpe a tracolla quando il tempo minacciava  pioggia, portando un libro e due quaderni, uno a righi e laltro a quadretti.

Quando la temperatura si faceva rigida e cominciava il freddo i materiali scolastici di cui sopra venivano integrati con tre, quattro, tronchetti di lagna che a gruppi di tre, quattro studenti a rotazione portavamo in classe per alimentare la stufa e non stare fermi ed al freddo. La legna eventualmente non consumata veniva accatastata, con cura, a fianco della stufa, in un piccolo spazio tra essa e il muro, come riserva per i giorni più freddi o per sopperire alla dimenticanza o allassenza da parte di qualcuno del gruppo di turno.

In aggiunta al caldo della stufa cera, poi, quello animale che proveniva dalla stalla sottostante laula scolastica.

Se veniva sete era necessario uscire dalla stanza e recarsi a bere in una pubblica fontana sita, comunque, a breve distanza dallaula.

Se necessitava di andare al bagno, esternamente allaula era stato fabbricato un unico piccolo gabinetto con il vaso alla turca. Per lo scarico vi erano stati collocati due secchi dacqua da riempirsi, dopo luso, nella vicina fontana di cui sopra.

Per arrivare a scuola dovevo percorrere circa due chilometri a piedi di una mulattiera sassosa e sconnessa attraversando un ruscello il cui ponte era costituito da due tavole accoppiate e traballanti.

Avevo sei anni e frequentavo la prima elementare.

Qui e così è cominciato il mio lungo cammino nel mondo della scuola che sto ancora percorrendo.

Elio Fragassi

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