La società complessa

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Ormai nel ventunesimo secolo il mondo è diventato davvero piccolo, le nazioni sono multietniche come multireligiose. Unevoluzione in questo senso deve essere accompagnata da una crescita dal punto di vista sociale e individuale, infatti se la legge come le usanze etniche e morali non cambiassero risulterebbero obsolete per una popolazione mista. Il nostro Paese ne è lesempio, mentre una volta erano i nostri avi che emigravano in Brasile o comunque allestero, ora in Italia circa il dieci per cento dei cittadini sono originariamente di paesi diversi, per non parlare delle religioni. Sono quasi allordine del giorno gli sbarchi che avvengono in Italia, Francia e Spagna da parte di clandestini che cercano fortuna. Nella nostra penisola penso che lintegrazione di queste persone nella società sia molto buona, certo sarei ipocrita se affermassi che non ci fosse alcun problema, esistono fanatici e xenofobi dappertutto ma in linea generale si è legiferato adeguatamente e ormai culture e religioni diverse convivono abbastanza pacificamente. Jonh Rawis, filosofo americano, sostiene che le divisioni religiose e culturali non rendano possibile ununione sociale, affermazione strana visto che la società americana è multietnica, multireligiosa per antonomasia, anche se credo che rispetto a noi gli americani siano meno tolleranti, anche perché è noto che negli Stati Uniti vi sono molti gruppi di razzisti, come il famoso Kukuz Clan”. Forse in questo periodo la convivenza pacifica fra le diverse religioni è venuta meno per via di estremisti che con atti terroristici hanno gettato fango su centinaia di anni di cultura islamica, anche perché è risaputo che i fanatici religiosi sono una minima parte rispetto allintero popolo musulmano. La strada dellintegrazione è ancora lunga, ma penso che se ci voltassimo indietro non riusciremmo a vedere linizio della corsa, grandi passi sono stati fatti e molti se ne faranno e, a costo di essere definito un ottimista, secondo me la diplomazia e la politica unita al nostro senso civico ci porteranno ad uno stato di completa integrazione. Vi è però una cosa che ho sottovalutato fin ora, un fatto che complica il processo di formazione della società complessa: il problema del mantenimento di unindividualità culturale, cioè il mantenimento dei propri usi e costumi, importante tanto quanto il processo di unione. È proprio per questo che tutto quello che ho scritto rimane un sogno o forse unutopia, ma credo comunque che pensare che lo stato attuale delle cose non sia positivo sia sbagliato, lunione che è presente nei piccoli paesi, come il mio, dove un gruppo di pakistani è arrivato da poco ed è stato accolto addirittura con una festa paesana, può essere estesa a spazi più sempre grandi, fino ad unintegrazione mondiale, in modo anche da terminare conflitti sia in piccola che in larga scala, evolvendo in senso positivo la nostra situazione, perché penso che ogni individuo sia una ricchezza che ci fa crescere. Ecco il motivo per il quale non capisco che gli uomini, così avidi di beni, continuino a diffidare di questi tesori che hanno vicino, senza approfittarne e arricchirsi. Se tutti la pensassero così la società complessa di cui tanto si discute non sarebbe altro che unamichevole convivenza.

Galli Federico

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